La guerra sporca delle big tech: così spostano e modificano il dibattito pubblico
Nella sua teoria della “finestra”, Overton, sociologo e attivista, descrive come presentare costantemente posizioni molto radicali nel dibattito pubblico renda ragionevoli e moderate posizioni prima considerate estreme.

ANSA
La teoria della Finestra di Overton è un concetto sociologico che rappresenta ciò di cui è ammesso discutere nel dibattito pubblico. La finestra rappresenta i temi che possono essere oggetto del dibattito e può allargarsi e restringersi in base alle sensibilità della società in un determinato momento storico, anche attraverso l’intervento dei singoli individui, soprattutto coloro che controllano i mass media. Questo lo hanno ben chiaro Sam Altman, Elon Musk, Peter Thiel e gli altri esponenti più famosi della Silicon Valley che rientrano perfettamente in questo identikit.
Ciò si può intuire in primis dalle affermazioni che gli stessi pronunciano regolarmente durante eventi, interviste e podcast, dove spaziano tra le teorie del transumanesimo, l’indebolimento dello Stato di diritto e la visione di una nuova società filo-occidentale e incentrata sulla sorveglianza dei nuovi sistemi tecnologici. Un esempio lampante, dove tutti questi elementi convergono, è la seguente dichiarazione di Peter Thiel: «E se non dovessi supplicare, implorare e convincere persone che, tanto per cominciare, non sarebbero mai state d’accordo con te? E se invece potessi cambiare il mondo unilateralmente?»
Al di là delle singole affermazioni, sicuramente preoccupanti e svalutanti per i diritti democratici faticosamente conquistati, i singoli tecnocrati solitamente non si espongono in prima persona all’interno del dibattito pubblico, preferendo farlo tramite attori terzi facilmente controllabili: società e aziende di comunicazione, acquisite da holding e fondi — direttamente collegabili ai diversi leader tech — che svolgono un ampio lavoro di comunicazione volto a modellare il dibattito pubblico, avallare richieste e accordi, fino ad arrivare alla vera e propria sponsorizzazione.
L’obiettivo consiste in ciò che Overton avrebbe definito il principio dell’effetto a “tenaglia”: l’immissione nel dibattito pubblico di posizioni radicali ed estreme, per le quali ad oggi sarebbe assurdo pretendere il consenso della maggioranza dei cittadini, agisce come una tenaglia che allarga la finestra e permette anche a posizioni leggermente meno estreme, ma pur sempre pericolose ed antidemocratiche, di entrarvi e di essere accettate come temi sui quali si può discutere.
Un esempio di cronaca recente in merito è sicuramente quello di un post datato 29 giugno della pagina Instagram Welcome To Favelas, nata come pagina di meme da più di un milione di follower, la quale un paio di anni fa ostentò pubblicamente di aver chiuso un accordo con “i rappresentanti europei di Elon Musk”: in questo post è evidente come si strumentalizzi vigliaccamente la tragedia del triplice omicidio commesso da un cittadino bengalese, da due giorni latitante al momento della pubblicazione del post, ai danni della sua stessa famiglia per sostenere che «se solo ci fossero meno normative sulla privacy dei cittadini si potrebbero implementare sistemi di sorveglianza digitali come Palantir». Il problema è che le norme sulla privacy dei cittadini esistono per un motivo, ossia proprio per impedire che in uno stato di diritto i dati in merito alle attività e alle abitudini dei cittadini siano nelle mani di una compagnia privata come Palantir (la quale, tra l’altro, è una creatura del sopracitato Peter Thiel), impedendo che questa possa strumentalizzarli per influenzarli.
L’esempio dell’effetto a tenaglia di Overton è lampante: nei commenti del post, infatti, anche molti seguaci della pagina redarguiscono gli autori asserendo che non si possa risolvere il problema della sicurezza al prezzo della privacy e della libertà di tutti i cittadini, ma l’obiettivo però non era mai stato quello di convincerli — almeno non in quel momento. Tuttavia, da adesso in poi nella mente di coloro che hanno letto il post l’idea che Palantir (o un’altra società privata) possa conoscere tutto della vita dei cittadini di un’intera nazione come l’Italia non sembrerà più un’assurdità uscita direttamente da “1984” di George Orwell quanto invece un’opinione della quale vale la pena discutere e sulla quale si può ragionare.
Urge quindi stimolare una riflessione sulla sicurezza e sulla sua gestione da parte delle forze politiche italiane, europee e, soprattutto, democratiche, che hanno e avranno il compito di agire per limitare e definire i poteri e le ingerenze di queste nuove società private. Non si tratta di una battaglia intestabile a una singola forza politica, bensì della difesa e salvaguardia dei dati dei propri cittadini; per fare ciò però c’è bisogno di collaborazione, lavoro e, in modo particolare, rispetto per la democrazia e lo Stato di diritto.
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