La guerra fredda del pallone travolge la Nazionale
Il legame con Fonbet fa saltare la nomina del nuovo ct. Tra veti politici, maccartismo e dilettantismo, il calcio italiano resta ancora senza guida.

ANSA
Allarme russo. Il caso Pirlo è diventato quel pasticciaccio brutto di via Allegri, a Roma, nella sede della Federazione Italiana Giuoco Calcio. E lo «gliommero», per dirla con Gadda, si chiama Fonbet, bookmaker russo del quale Pirlo, designato commissario tecnico, aveva accettato di fare da testimonial nell’ambito del suo contratto con lo United FC di Dubai, società del miliardario russo Lomakin.
Il matrimonio con il nuovo ct, però, non s’ha più da fare. Appena si è diffusa la notizia del pasticcio nascosto a piè di contratto, si è scatenato l’inferno: da Picierno a Rivera, dai vertici della Federazione a Calenda, fino a tutto l’ambaradan politico atlantista e trasversale. Incluso, in anteprima, lo sprinter Berruto, responsabile Sport del Pd: «Scelta inopportuna».
Un coro che denuncia spie russe, cavalli di Troia putiniani, falsi account e quinte colonne moscovite nascoste tra le crepe di Europa e civiltà, da difendere contro l’insidia del contagio russo. Benché poi la stessa Federazione taccia davanti agli accordi commerciali tra la Lega Serie A e lo sponsor 1XBet, bookmaker con sede tra Cipro e Curaçao, ma di origine russa. Sponsor non olet. Pirlo, o meglio Pirlov, invece sì.
Anche per il tentennante Malagò, che ora potrebbe tornare ai suoi amici del Circolo Aniene: Mancini, già fuggito con disdoro dalla Nazionale, o persino Ranieri. Sullo sfondo premono Conte, fin qui accantonato, Baldini come precario ad interim, Pioli e il giovin Palladino.
Una baraonda di panchine scatenata dalla geopolitica, nonostante del ruolo di Pirlo come testimonial si sapesse per filo e per segno. Esattamente come si sapeva di Al Bano e Pupo sulla Piazza Rossa a cantare.
Non che non esista un problema di regole FIFA ed europee. Ma basterebbe che Pirlo, sciogliendo il contratto con lo United, interrompesse anche il collegamento con Fonbet. Oppure potrebbe rompere direttamente con Fonbet, con cui peraltro Lomakin dichiara di non avere nulla a che fare: circostanza che dimostrerebbe quanto la questione sia facilmente risolvibile.
Pirlo paga la penale e va in Nazionale, ottemperando a tutte le norme sull’embargo antirusso. Come lui stesso dichiara di voler fare, negando ogni proprio filoputinismo.
Anche perché, fino a questo momento, non ha violato alcuna legge marziale, considerato che non siamo in guerra, né in uno stato di eccezione o di sospensione dei diritti.
Il pasticcio si è oltretutto aggravato perché il pacchetto concordato con Malagò prevedeva, insieme a Pirlo, anche Maldini e Leonardo, attestati su una difesa non negoziabile del nuovo commissario tecnico.
Morale: dopo le sonore disfatte di Spalletti e Gattuso, il calcio italiano si ritrova senza ct e con un Malagò screditato, qualunque scelta compia, nonostante si sia appena insediato.
Così, tra astuzie, amichettismo, dilettantismo e guerra fredda del pallone, il calcio italiano viene travolto da un maccartismo farsesco che ormai non risparmia neppure l’acqua minerale. Lo stesso che, a Fiumicino, portò a negare una bottiglietta d’acqua a una turista russa rimasta senza spiccioli, ma intenzionata a pagare con un bancomat russo.
Insomma, una ridicola e un po’ ipocrita tempesta in un bicchiere. D’acqua minerale.
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