La destra occupa la RAI, l’opposizione abbandona la vigilanza

La maggioranza diserta da due anni la Commissione per evitare il confronto sul presidente Rai. Le dimissioni in massa delle opposizioni denunciano la normalizzazione politica dell’azienda e il rischio di un’informazione sempre meno libera.

Otello MarilliFlusso QuotidianoRAI
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ANSA

Nel giorno della presentazione dei nuovi palinsesti della RAI, l’opposizione ha comunicato le sue dimissioni in massa dalla commissione di vigilanza parlamentare sulla RAI. I perché di questa scelta sono facilmente intuibili, da quasi due anni la maggioranza di destra diserta la commissione rendendone di fatto impossibile il funzionamento. Il motivo di tale comportamento è legato alla nomina del nuovo presidente dell’azienda di viale Mazzini, che nei desiderata del centrodestra avrebbe dovuto essere Simona Agnes legata a FI e che aveva bisogno della ratifica della commissione e quindi dei voti dell’opposizione che avrebbe dovuto votare un presidente non di garanzia ma mera espressione della maggioranza. Due anni in cui la commissione non ha potuto lavorare, quindi, mentre le decisioni riguardanti la più importante azienda dell’informazione del Paese, pubblica, venivano prese altrove.

Ad un anno dalle elezioni politiche il processo di “normalizzazione” e asservimento del servizio pubblico sembra essere compiuto infatti come scrive la presidente Barbara Floridia insieme con i capigruppo dei partiti di opposizione «servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l'ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai». A questo si aggiunge la denuncia dell’USIGRAI sulla censura del video a sostegno del pluralismo nel servizio pubblico e a difesa dell’identità di Rai3. Parafrasando la massima che recitava che “l’informazione è potere”, si può affermare che la disinformazione è controllo. Mala tempora currunt, sed peiora parantur.

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