La destra non è un destino

Le vittorie di Lula in Brasile e della lista studentesca in Serbia indicano una strada alla sinistra: partecipazione, diritti e giustizia sociale.

Enrico RossiFlusso Quotidiano
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ANSA

Dal Brasile e dalla Serbia arrivano due belle notizie. Lula conquista il quarto mandato; la lista sostenuta dagli studenti sconfigge il sistema di potere di Aleksandar Vučić. Vicende diverse, che restituiscono speranza a chi non si rassegna all’avanzata delle destre. In Serbia Vučić, leader nazionalista e populista di un sistema autoritario, ha riconosciuto la sconfitta. Tutto era cominciato con il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, nel novembre 2024: sedici morti. La richiesta di verità e responsabilità è diventata una mobilitazione contro corruzione e occupazione delle istituzioni. Per quasi due anni gli studenti hanno attraversato città e campagne, organizzato assemblee, riacceso la fiducia nel cambiamento. Il loro programma unisce istituzioni indipendenti, appalti trasparenti e lotta alla corruzione a libri scolastici gratuiti, abitazioni accessibili e medicinali meno costosi. Ora dovranno dimostrare di saper tradurre queste promesse in risultati.

In Brasile, Lula, secondo al primo turno, ha ribaltato il risultato, battendo Flávio Bolsonaro con circa il 51,8% dei voti validi. Bolsonaro ha contestato l’esito, riproponendo il copione di Trump: riconoscere la democrazia soltanto quando si vince. Ma il rifiuto della sconfitta non cancella il risultato elettorale.

La vittoria di Lula va letta alla luce delle sue politiche sociali. Ha rilanciato Bolsa Família e la lotta alla fame: nel 2025 il Brasile è tornato fuori dalla “mappa della fame” della FAO. Tra il 2023 e il 2024, 8,6 milioni di persone sono uscite dalla povertà. Ha aumentato il salario minimo in termini reali e reso gratuiti tutti i medicinali inclusi in Farmácia Popular. Anche la difesa dell’Amazzonia ha prodotto risultati: la deforestazione è diminuita del 41,8% tra agosto 2025 e luglio 2026.

Restano disuguaglianze, divisioni e difficoltà. Nessuna vittoria le cancella. Ma da questi Paesi arriva una lezione anche per la sinistra italiana ed europea: la democrazia acquista forza quando si accompagna a lavoro, salari migliori, sanità accessibile, giustizia sociale e tutela dell’ambiente. La rassegnazione si può vincere quando il disagio trova organizzazione, partecipazione e una prospettiva politica concreta. La destra si può battere. Occorre dare alle persone ragioni per credere che la loro vita possa cambiare.

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