La destra insegue Vannacci, il centrosinistra ritrovi il ceto medio

Scuola e migranti nel mirino della propaganda. Per costruire un’alternativa di governo servono diritti sociali, servizi pubblici e una proposta credibile.

Dario GinefraIl PuntoVANNACCI
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ANSA

L’accelerazione impressa dalla parabola politica di Roberto Vannacci e dal suo manifesto identitario sta producendo una visibile torsione nell'asse della maggioranza di governo. La rincorsa a un elettorato sempre più esasperato porta la destra istituzionale a inseguire narrazioni massimaliste, dove la dialettica democratica cede il passo all'ostentazione simbolica. Lo si è visto chiaramente nella messa in scena teatrale delle donne in burqa comparse sul palco del raduno di Pontida e lo si percepisce negli annunci formulati dal palco romano dei giovani di partito, dove il tema della scuola e dell'integrazione è stato declinato attraverso posizioni perentorie sul divieto di velo, i tetti di presenza nelle aule e un'idea strettamente identitaria delle radici culturali dell'istruzione. In questo modo, il perimetro del discorso pubblico si sposta progressivamente verso un radicalismo che sfiora il sovranismo escludente.

Questa deriva trova il suo terreno più critico proprio nella gestione del fenomeno migratorio. I fallimenti accumulati negli ultimi quattro anni, sommati ai limiti strutturali di un quadro normativo ormai obsoleto come la legge Bossi-Fini — nata per gestire il fenomeno in chiave prevalentemente emergenziale e punitiva anziché sistematica —, dimostrano l'inefficacia delle politiche finora adottate. Tuttavia, l'incapacità di governare i flussi reali non può trovare scorciatoie in provvedimenti che colpiscono indiscriminatamente la scuola e i minori. Colpire o discriminare le giovani generazioni che frequentano i nostri istituti scolastici, e che attraverso lo studio e la socialità dimostrano nei fatti di aver abbracciato un percorso di piena integrazione culturale e civile, rappresenta un cortocircuito logico ed etico. Tali proposte rispondono unicamente alla necessità contingente di "strizzare l'occhio" a quell'elettorato scontento che, deluso dai risultati dell'esecutivo, minaccia di spostarsi verso le posizioni più radicali incarnate dal "generale".

In questo scenario, la tenuta esecutiva appare paradossalmente garantita non da una solida coesione programmatica o da straordinari successi riformatori, ma dalla meccanica di Palazzo e dai saldi d'aula. Con l’iter della nuova legge elettorale approdato all'esame di Montecitorio, si consolida l'impressione di una maggioranza intenta a blindare la propria continuità attraverso regole di ingaggio modellate sui propri equilibri interni, piuttosto che sul rispetto della rappresentatività democratica.

È proprio entro questo strappo che si apre per l'opposizione e per l'intero campo del centro-sinistra un'occasione storica e irripetibile. L’esaurimento della spinta propulsiva della destra, incapace di offrire risposte concrete al progressivo impoverimento del Paese, richiede tuttavia un cambio di passo teorico e strategico. Per costruire un'alternativa di governo maggioritaria non basta la semplice somma algebrica delle proteste; occorre delineare una proposta politica netta e rassicurante, capace di parlare sia ai ceti fragili sia a quella classe media demoralizzata che in questi anni ha smarrito ogni punto di riferimento.

Come osservava Alexis de Tocqueville ne La democrazia in America, la tenuta delle istituzioni libere dipende dalla capacità della società di preservare un solido tessuto intermedio e associativo, argine indispensabile all'individualismo e alla deriva verso forme di dispotismo morbido, dove il potere politico tende a sopraffare la complessità sociale. Il ceto medio italiano, impoverito da un'inflazione strisciante e dal degrado dei servizi pubblici primari, si trova oggi disorientato da una destra che, dopo aver sbandierato radici e valori tradizionali, ha finito per sacrificare il pragmatismo sull'altare di una propaganda sempre più ideologizzata.

Il centro-sinistra è chiamato a compiere un’operazione d'intelligente sintesi progressista e moderata. Convincere la parte di elettorato cattolico e riformista che ha concesso credito al centrodestra significa dimostrare che la tutela dei diritti sociali, la riforma seria del diritto d'asilo e dell'immigrazione, l'investimento sulla scuola e sulla sanità pubblica e la difesa dell'equilibrio economico non sono istanze di parte, ma i pilastri di un nuovo patto di cittadinanza.

Si tratta di recuperare la lezione fondamentale di Norberto Bobbio in Destra e sinistra, quando ricordava che il vero discrimine politico risiede nell'atteggiamento verso l'uguaglianza e nella capacità di ricucire le fratture della società senza creare nuovi margini di esclusione. Di fronte alle derive radicali della destra, la risposta non può essere un contro-estremismo speculare, bensì il rigore delle soluzioni, la serietà istituzionale e la capacità di visione. Solo offrendo un approdo solido, inclusivo e governabile, il ceto progressista potrà trasformare questa fase di crisi identitaria della maggioranza in un progetto di reale rinascita per il Paese.

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Vannacci e la destra: la sfida del centrosinistra - Rinascita