La destra ha finito la spinta: si riapre la partita del Paese
La crisi della destra che «persegue un assetto neo autoritario» apre nuovi spazi di iniziativa a difesa della Democrazia. Ma senza accozzaglie di potere e con un'idea chiara in testa: «la democrazia o è speranza di miglioramento della vita o non ha senso»

ANSA
La crisi della destra italiana ha caratteristiche più profonde di quanto ci si immagini. L’assetto che si è data dopo le elezioni politiche del 2022 non funziona più: si aprono scenari incerti. Il progetto con l’ambizione, addirittura, di mettere in discussione gli equilibri e la qualità della democrazia emancipativa sancita nel Dopoguerra pare annaspare. Così come la leader di destra che lo aveva interpretato, sulla base di un consenso popolare. Il radicamento sociale e politico della destra rimane; proprio per questo è importante indagare le dinamiche di quanto sta accadendo e i motivi delle nuove difficoltà, che definirei strategiche, del campo a noi alternativo.
Pesa ancora oggi la scomparsa di un leader indiscusso come Silvio Berlusconi. Dal 1993 è stato l’inventore e il punto di riferimento del centrodestra italiano. Ha inventato “contenitori” diversi ma rispondendo sempre alla cultura del maggioritario e svolgendo il ruolo di collante e garante complessivo della proposta di Governo della destra. Giorgia Meloni non ha mai voluto o potuto svolgere questo ruolo di sintesi. Piuttosto, ha sempre tentato di far prevalere contenuti di destra. Come elemento di saldatura con il resto dell’alleanza, ha utilizzato il potere e la promozione trasversale di persone per lei affidabili. Non solo “manuale Cencelli”, piuttosto valorizzazione della militanza e fedeltà, a scapito della competenza. Un sistema che funziona quando si ha il vento nelle vele, ma dannoso quando le difficoltà aumentano. Tant’è che, dopo la sconfitta del Sì al recente referendum sulla giustizia, il Governo si sta sfaldando. L’obiettivo di quel referendum era politico: chiedere il sostegno popolare a un processo di riforme per cambiare la Costituzione, interesse comune dell’asse FdI e Lega.
Divisi su tutto, sempre in competizione, ma uniti nel perseguire un assetto neo-autoritario dello Stato, dalla legge sull’autonomia al premierato. Questo progetto non è passato. Per loro il colpo è stato micidiale. Fallito (almeno per ora) l’obiettivo cosa rimane, dopo quattro anni, del loro bilancio di Governo? Poco o niente: calo strutturale del PIL, aumento della pressione fiscale, isolamento internazionale, divaricazione delle disuguaglianze, calo ininterrotto della produzione industriale, destrutturazione di un apparato produttivo che non è in grado di innovarsi.
La destra è passata dall’essere una pluralità di soggetti diversi, ma convinti nello stare insieme, ad una collaborazione costretta e sempre pronta ad esplodere. Infine, per quanto riguarda la politica estera, dopo le elezioni presidenziali negli USA, il sostegno in certi casi grottesco a Donald Trump ha svelato il vero e costante obiettivo di questa destra: logorare l’Europa. Con leggerezza e furbizia, si è pensato di poter sostituire la politica estera di un grande Paese con le fughe a Mar-a-Lago e con posizionamenti compiacenti, ma fuori dal mondo, come proporre il Nobel per la Pace al Presidente degli Stati Uniti, a poche ore dai bombardamenti in Iran.
È tornata l’Italietta di sempre che si era vantata di aver conquistato un ruolo strategico, come ponte verso la nuova amministrazione USA. Piuttosto, ridotta a dare un contributo maligno nel boicottaggio dell’Unione Europea: la Presidente Meloni ha detto alla Camera dei Deputati che serve un’Europa che faccia meno cose. L’isolamento europeo è totale, i giri di valzer con il cancelliere Merz sono durati poche ore. Ora, dopo le posizioni assunte da Trump contro il governo, l’Italia si trova in una terra di nessuno. La diffidenza ci circonda; qui nelle relazioni europee e dall’altra parte dell’oceano. Non è un caso. Con la cultura MAGA gli spazi per compromessi non esistono. Questa destra non c’entra nulla con i conservatori e i liberali che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno contribuito a ricostruire le democrazie e l’equilibrio internazionale. Semmai si propone di distruggerlo quell’edificio. È triste, ma va detto che è proprio questo l’elemento profondo e culturale di condivisione con Trump (mai dichiarato) che ha affascinato la nostra premier.
Ora si riapre un grande spazio di iniziativa per le forze progressiste e democratiche. Non va occupato per dispute politiciste, piuttosto per indicare una via nuova e possibile per la democrazia. Abbiamo compreso che la subalternità ai processi di globalizzazione, negli anni che ci stanno alle spalle, ha compromesso il nostro radicamento sociale e il senso stesso dell’agire democratico. Ma guai a pensare che la soluzione sia stare genericamente un po’ più a sinistra, o accentuare il radicalismo, o aggiungere qualche moderato, e magicamente l’alleanza è fatta. Sarebbe un’accozzaglia di potere forse utile a chi ne fa parte, non ai cittadini e all’Italia. La sfida è un’altra. Gli italiani ci hanno seguito per difendere la Costituzione, ora si aspettano da noi un progetto per attuarla. Il tema dunque è impegnativo. Come, oggi, nel tempo della rivoluzione digitale, della AI che interviene nelle sfere della produzione della ricchezza, del lavoro, delle relazioni sociali, si attuano e garantiscono i diritti e i valori di dignità che danno un senso e una sostanza alla democrazia?
Il capitalismo nel Dopoguerra, anche memore dei disastri del passato e sotto la pressione di lotte sociali e culturali ha accettato compromessi che hanno garantito benessere, stabilità e libertà. Il tecno-capitalismo no. Non ha questa esigenza e intende imporre un modello di relazioni e di società basato sulla forza, la concentrazione del potere e della ricchezza, l’esclusione sociale. Ma la democrazia o è speranza di miglioramento della vita o non ha senso. Questa consapevolezza dovrebbe spingere il campo delle forze democratiche a compiere un salto in avanti. Come nei videogiochi, la vittoria al referendum ci ha proiettato in una nuova fase del game. È un grande risultato, ma è fondamentale capire ora obiettivi e scelte per giocarsi la partita.