La salsa cilena

Dai poteri di polizia all’esercito alla tentazione di «legge e ordine»: l’opposizione deve difendere i diritti e affrontare le fratture sociali.

Franco AstengoFlusso QuotidianoSICUREZZA
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ANSA

Giudicando attendibili le notizie comparse oggi sulla stampa, il Presidente della Repubblica ha saputo sventare una pericolosissima operazione di rottura costituzionale tentata dal governo di destra. Approfittando di una situazione giudicata emergenziale, infatti, era stato pensato di trasferire i poteri di polizia all’esercito: qualcuno l’ha definito un provvedimento in «salsa cilena» e non si può dargli torto. Un allargamento dei poteri di polizia affidati a un soggetto autonomo, dipendente da una gerarchia ben precisa come l’esercito, sarebbe stato realizzato con lo scopo evidente di una limitazione complessiva dei diritti fondamentali dei cittadini previsti dal titolo I della Costituzione Repubblicana.

Non si giunse a tanto nemmeno nei giorni della repressione di luglio ’60 e neppure in precedenza quando i conflitti operai erano occasione frequente di scontri sanguinosi con la polizia e i carabinieri. Messi di fronte a un fenomeno di rivolta che nessuno, tanto meno il governo, sembra capace di analizzare e di contenere, si ritiene più facile estendere la repressione all’insieme delle forme di conflitto possibile all’interno di un’evidente crisi della democrazia sia nelle sue forme «governanti» sia nelle sue forme «rappresentative».

Una rivolta che, invece, è frutto della logica dell’«individualismo competitivo». Una logica che ormai anima la società moderna derivante dalla logica individualista che è nata con l’appigliarsi ai modelli di consumo sbandierati da pubblicità e mezzi di comunicazione di massa da parte di settori sicuramente disagiati e facilmente influenzabili da strumenti capaci di sollecitare e interpretare fenomeni «di gregge». Tra pochi mesi ci troveremo dentro a una campagna elettorale nel cui quadro generale la destra tenterà di usare la situazione in atto per provocare un moto di chiusura da «legge e ordine»: non a caso si sentono rievocare la «maggioranza silenziosa» di Degli Occhi o la «marcia dei quarantamila» di Arisio.

Sarà necessaria una contrapposizione netta verso questa impostazione. Una contrapposizione di cui si percepiscono ben pochi segnali: una contrapposizione che dovrà avere al centro la capacità di leggere l’acutizzarsi delle contraddizioni sociali intese anche come esca della frammentazione del conflitto. Soprattutto però servirà proporre una risposta politica in termini di alternativa nel modello di vita, consumo, priorità della lotta alle disuguaglianze a tutti i livelli, tutela gelosa dei diritti individuali e collettivi garantiti dalla Costituzione. Un’opposizione complessiva non tanto e non solo alle opzioni politiche di questo governo ma alla filosofia generale della repressione dell’individuo e dei soggetti collettivi.

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