La caduta di Orbán è solo l'inizio, ora la sinistra lavori a un alternativa
La sconfitta in Ungheria segna il tramonto di un modello politico europeo. Ma tra guerre, corruzione e populismi, senza una risposta delle sinistre il rischio è un ritorno ancora più radicale

ANSA
La sconfitta di Orbán in Ungheria è la sconfitta di un modello politico e istituzionale, di un punto di riferimento ventennale che ha ispirato le destre estreme e sovraniste in tutta Europa e in tutto l’Occidente a dispetto della pur contenuta importanza geopolitica dell’Ungheria.
La sua Ungheria ha rappresentato un’indubbia spina nel fianco per un’Europa già di suo fragile, divisa e priva di una barra chiara di navigazione e di saldatura continentale. Priva di una politica estera efficace tanto nei confronti del suo storico alleato occidentale, gli Stati Uniti, sia nei confronti della Russia. Un’Europa incapace, ancora oggi, di darsi una sua autonoma capacità di deterrenza militare, una difesa comune e di influenzare la creazione di nuovi equilibri all’interno della Nato.
Orbán ha risolto, nel tempo, il problema della collocazione dell’Ungheria in modo spiccio e diretto appoggiandosi alle democrature che hanno fatto un patto anti-europeo, ottenendo una “grazia” da Trump sui dazi commerciali, e dalla Russia i rubinetti aperti per il gas. Ha pagato, tuttavia, il prezzo del blocco dei finanziamenti europei per oltre 20 miliardi che, alla lunga si sono rivelati più importanti delle altre due facilitazioni portando l’economia ungherese alla recessione nel contesto di una moderata ma apprezzabile crescita degli altri stati europei della ex cortina di ferro. Orban è caduto sulla giustizia sociale, sulla corruzione, sulla repressione delle spinte libertarie in materia di diritti civili travolto da una partecipazione record al voto, soprattutto dei giovani, oltre il 77%.
Sotto questo aspetto si può cogliere un parallelismo con la situazione della destra sovranista al governo in Italia dove il referendum sulla giustizia ha espresso una tendenza verso domanda di “giustizia” a tutto tondo, sia giuridica nel merito dei quesiti referendari e del rispetto della Costituzione contro il rischio di abusi e squilibri nei confronti del potere politico, sia di “giustizia” sociale perché c’è un tema di giustizia che preme sulla vota concreta delle persone che sta diventando intollerabile.
Accanto a questo è emerso in modo dirompente il tema della corruzione che riguarda sia Orban, sia la destra italiana ma persino la destra americana che ora è al potere con Trump.
Le guerre e la paura per le conseguenze che stanno determinando sul tenore di vita dei popoli europei e occidentali, l’arroganza e in taluni casi la violenza delle destre sovraniste al potere sembra stiano facendo cadere il velo del populismo di questi anni. Ciò non significa che, in assenza di una risposta efficace delle sinistre in Europa e dei democratici in America, questi fallimenti non possano trasformarsi e riproporsi attraverso nuovi protagonisti ancor più radicali come dimostra l’ingresso sulla scena in Italia del partito di Vannacci.
In Ungheria ha vinto Magyar un uomo di destra moderata che viene dal partito di Orban ma ha saputo allontanarsene con lungimiranza al momento opportuno. Troverà un’Ungheria saldamente incardinata nelle decisioni precedenti e la torsione verso l’Europa non sarà semplice ne immediata. Molto dipenderà dal sostegno e dall’aiuto che l’Europa saprà dargli. Perché l’Ungheria è un ponte strategico nel rapporto tra ovest ed est Europa.
Se il nuovo quadro politico uscito dalle elezioni verrà considerato come un’occasione per riproporre una situazione di accerchiamento e isolamento della Russia sarà un errore. Il nuovo scenario può invece determinare le condizioni di un dialogo che apra nuovi spiragli per soluzioni di pace in Ucraina.
In queste ore abbiamo assistito ad un nuovo delirio di Trump: l’invettiva contro il Papa. L’uomo che ha chiesto, sostenuto da Meloni di essere insignito del Nobel per la Pace ha voluto ridicolizzare il Papa americano. Gli Stati Uniti sono sul carrello di un fantino che ha rotto l’andatura, come nel trotto. Nessuno può prevedere cosa accadrà, soprattutto dopo novembre, quando le elezioni di medio termine renderanno probabilmente Trump un’anatra zoppa. L’Europa e la sinistra debbono prepararsi. Il tramonto dell’epoca sovranista può far sorgere albe peggiori se non avanzerà una nuova idea di governo mondiale e se non si tornerà a gestire i conflitti sulla base del diritto internazionale. La soglia verbale sul possibile uso dell’arma atomica è stato varcato e può essere non solo un limite verbale