Kiev sotto attacco: resistenza, sangue e necessità di mediazione
La spirale della guerra impone una posizione che difenda il diritto dell’Ucraina a resistere senza rinunciare alla ricerca di una soluzione concreta e mediata.

ANSA
Con l’avvicendarsi dei soccorsi, il bilancio delle vittime causate dell’attacco delle forze russe su Kiev è in costante aumento, con circa 30 morti e decine di feriti confermati tra i civili. L’incursione, la più sanguinosa effettuata sulla capitale ucraina dall’inizio della guerra, avviene in seguito ai bombardamenti lanciati la scorsa settimana dall’aviazione ucraina su alcuni obiettivi strategici posizionati nelle profondità della Federazione Russa. L’obiettivo? Tentare a tutti i costi di limitare i profitti di Mosca proveniente dall’esportazione energetica - fonte primaria per la spesa militare - e indurre Mosca ai tavoli negoziali.
Il calcolo strategico, componente essenziale per la vittoria sul campo e per la soddisfazione dell’innegabile diritto dell’Ucraina a difendersi, si accompagna tuttavia alla lunga scia di sangue lasciata da un conflitto anacronistico che da quattro anni ha cambiato il volto di un paese, svuotato della sua popolazione e stravolto dalla devastazione delle bombe.
La presa d’atto di un conflitto dai contorni sempre più simili ad una spirale senza fine impongono una riflessione sulla necessità di una posizione capace di sottrarsi a semplificazioni ed estremismi. Una posizione che garantisca il migliore interesse degli ucraini, le vittime più indifese di una guerra osservata dall’esterno, spesso con categorie analitiche ideologiche, spesso risultanti le prime barriere ad una soluzione concreta e mediata del conflitto.
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