Italia al vertice anti-antifa: Meloni si accoda al maccartismo in salsa trumpiana

Dopo giorni di imbarazzo, Palazzo Chigi manda Prisco a Washington: pur di non irritare gli USA, il governo si presenta al summit che quasi tutti evitano.

Marco ColomboFlusso QuotidianoTRUMPANTIFASCISMO
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ANSA

Alla fine l’Italia parteciperà al vertice anti-antifa organizzato dagli USA. Dopo giorni di tentennamenti e imbarazzi, il governo ha deciso di mandare un proprio rappresentante al vertice di Rubio sulla lotta al terrorismo rosso. E non sarà, come si ipotizzava nei giorni scorsi, un semplice diplomatico inviato in qualità di osservatore: a Washington andrà Emanuele Prisco, sottosegretario agli Interni in quota Forza Italia. Il cambio di indirizzo, secondo quanto riporta il Manifesto, sarebbe arrivato per espressa volontà della premier, Giorgia Meloni, che ha preteso che al vertice partecipasse un esponente del governo.

Una scelta che mette ancora una volta in evidenza la subalternità dell’esecutivo alla presidenza statunitense. Marco Rubio, segretario di stato e organizzatore del summit, è l’ultimo appiglio che rimane a Meloni per limitare i danni e provare a ricucire con l’amministrazione USA. Declinare il suo invito, insomma, avrebbe potuto essere letto come uno sgarbo con il rischio di una nuova interruzione del rapporto con Washington. Così, per tentare di salvare il legame con la casa Bianca, rischiamo di perdere la faccia partecipando a un vertice da cui tutti provano a prendere le distanze. Non è un caso che, ad oggi, dei 60 paesi invitati solo due abbiano già confermato la propria presenza e indicato i propri rappresentanti: l’Italia e l’Argentina di Milei.

D’altra parte, il nuovo maccartismo americano in salsa trumpiana preoccupa e non poco le democrazie occidentali. Dopo il bando delle organizzazioni antifa, inseriti nel 2025 tra le «organizzazioni terroristiche interne», nelle ultime settimane Trump è tornato a mettere in guardia dal «ritorno del comunismo»: «rappresenta la più grande minaccia per il nostro Paese – ha detto in un discorso – persino più grave della Prima Guerra Mondiale, della Seconda Guerra Mondiale, di Pearl Harbor o dell'11 settembre». Una nuova ossessione alimentata dalle vittorie di candidati socialisti alle primarie di mid Term che agitano sempre più il fronte repubblicano, ma anche i democratici più moderati che si scoprono incapaci di arginare un fenomeno che rischia di spostare a sinistra il partito.

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