Israele, il voto oltre il tifo

I palestinesi guardano alle urne israeliane con la speranza di sopravvivere. Battere Netanyahu non risolve tutto, ma può aprire uno spiraglio.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

In un fu Belpaese, l’Italia, dove anche le cose maledettamente serie che accadono nel mondo vengono trattate come a un bar dello sport (senza offesa per quei luoghi), spesso ci si imbatte — è capitato anche a chi scrive — in quelli che fanno i “palestinesi” più dei palestinesi (e gli “israeliani” più degli israeliani).

Per i “palestinesi” più palestinesi dei palestinesi, chissenefrega delle elezioni di oggi in Israele, tanto se pure perdono il criminale Netanyahu e i suoi ministri razzisti e messianici, nulla cambierà per i palestinesi, perché se dovesse vincere il blocco che sostiene Gadi Eisenkot, l’occupazione proseguirà, il genocidio a Gaza pure, e così la violenza legalizzata dei coloni pogromisti in Cisgiordania. Ma se così fosse, c’è da spiegare perché i palestinesi, quelli veri non i loro ultras italiani, sono più interessati — come documenta l’autorevole Palestinian Center for Policy and Survey Research (Psr) di Khalil Shikaki — alle elezioni in Israele che a quelle, peraltro nuovamente rinviate a fine novembre dalla gerontocrazia dell’Anp, nei Territori.

Certo, se Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich saranno sconfitti, non sorgerà il sole dell’avvenire in Israele e in Palestina. Ma sarà comunque una luce, piccola o grande lo si vedrà, al fondo di un lungo tunnel di odio e devastazione. Su Haaretz, Hanin Majadli, giornalista e scrittrice palestinese israeliana di rara sensibilità, ha scritto un articolo dal titolo: Voterò alle elezioni israeliane, anche per i palestinesi che non possono farlo.

Eccone un passo: «Quando i sopravvissuti allo sterminio a Gaza ci esortano a votare, ci chiedono proprio ciò di cui la politica israeliana vuole privarci: che la nostra voce rifletta la responsabilità anche nei loro confronti. Pertanto, se esiste una giustificazione per votare in questo momento, al centro di essa ci sono le vite dei palestinesi. La richiesta che i palestinesi riconoscano il diritto di Israele ad esistere non è accompagnata da un pari riconoscimento del diritto dei palestinesi ad esistere come nazione nella propria patria. Non ci sono più rivendicazioni palestinesi né aspettative per la fine dell’occupazione, solo la speranza che l’esito di queste elezioni permetta loro di sopravvivere». Sarebbe già un primo passo. Piccolo, forse, ma nella giusta direzione.

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