Iran, l’ultimatum di Trump: «Arrendetevi entro sera o sarà l’inferno»

Marco ColomboFlusso Quotidiano
RIVRINASCITA_2026040711493642_a2dbdfd2e8efe7c6b077a79853413c84.jpg

ANSA

È il giorno più lungo del conflitto in Iran. Dopo le minacce di Trump, che ha annunciato di attendere fino alle 20 di stasera prima di «distruggere tutto», sono arrivate le dichiarazioni di Israele che ha avvisato i civili di prepararsi a un attacco si larga scala alle infrastrutture. E mentre si avvicina sempre più la deadline imposta dagli Usa, l’Iran non sembra intenzionato ad accettare il cessate il fuoco e si prepara a quella che potrebbe essere la notte più difficile dall’inizio del conflitto.

Il regime ha spronato i giovani a «formare catene umane intorno alle infrastrutture energetiche» sperando che la presenza massiccia di civili possa in qualche modo rallentare l’azione congiunta di Usa e Israele. Un’ipotesi già di fatto scartata dal presidente Trump che non sembra preoccuparsi in alcun modo di potenziali effetti collaterali di una nuova offensiva. «Non mi preoccupa commettere crimini di guerra» ha detto ieri il presidente americano ai giornalisti, ribadendo che se il regime iraniano non accetta la resa è pronto a «scatenare l’inferno» in tutto il paese. Allo stesso modo non sembra preoccuparsi della possibilità di colpire civili il grande alleato degli Usa in questa guerra: Israele ha diffuso una serie di avvisi ai cittadini invitandoli a non spostarsi all’interno del paese con nessun mezzo.