Intervista ad Angelo Branduardi tra San Francesco, musica antica e futuro del disco.

Dal Cantico ai talent, il maestro racconta spiritualità, musica antica, gavetta e futuro del disco, tra ricerca popolare, vinili e nuovi progetti con Cazzullo.

Diego ProtaniInterviste
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ANSA

Angelo Branduardi tra il Poverello di Assisi, Papa Francesco, lo studio della musica popolare e l’attuale situazione del mercato discografico. In questa intervista, uno dei grandi cantautori del secondo novecento ad oggi si apre, racconta e si racconta. Dagli inizi su una Fiat 500 a girare l’Italia ad ora dove dopo otto album di musica antica per gli 800 anni dalla morte di San Francesco porta avanti uno spettacolo con Aldo Cazzullo. Ma ha tanto ancora da dire e da dare, tantissima voglia di continuare. Lo dimostrano i tanti progetti futuri. E poco prima dell’intervista ci dice una bellissima cosa che non nego mi ha emozionato: da giovane era un lettore di Rinascita.

Maestro, la prima domanda è quella che ci aspettiamo tutti. Qual è il tuo rapporto con San Francesco D'Assisi?

San Francesco D'Assisi è una persona determinante nella storia, non solo italiana, ma direi nella storia occidentale. Di tutte le cose che sono state dette, alcune come il Francesco Giullare di Dio di Rossellini, secondo me sono sbagliate. Io ho guardato San Francesco come artista, ma sicuramente è il primo poeta della nascente letteratura italiana e Il cantico delle creature è la prima poesia della nascente letteratura italiana. Poi, l'interesse mio è stato completo ma la maggior parte sono i Fioretti, che sono giustamente considerati l'opera più poetica del cristianesimo insieme ai vangeli di San Giovanni.

Possiamo parlare di San Francesco come il primo cantautore della storia della musica?

Sì, certo. Ma molto di più. Tutte le cose che lui ha scritto erano nate per essere cantate, danzate, mimate, recitate. È l'inventore del teatro, quindi è molto di più di un cantautore. Tutte le cose che ti ho detto, il regista, tutte le cose che lui diceva, compreso quando suonava l’Olifante, il corno di ebano e d'argento che gli aveva regalato il sultano Malik al Kamil. Cioè, tutto quello che lui faceva era nato, come ti ho detto, per essere cantato, danzato, mimato e recitato. È l'inventore del teatro moderno e anche del musical.

Si può affermare anche che San Francesco è il collante tra le varie religioni proprio per l'incontro, come hai detto prima con il sultano Malik al Kamil?

Con il sultano, sì. Si può dire anche questo, come no. L'incontro con il sultano è una cosa straordinaria, è un fatto storico incredibile. Lui parla, diventano amici, addirittura il sultano lo lascia andare, lo lascia tornare a casa in Italia, però si fa promettere che tornerà nel momento della morte e gli regala un Olifante. L’Olifante è visibile al museo del Sacro Convento di Assisi. Quando abbiamo fatto la prima data, io Aldo Cazzullo, quest'altro spettacolo che sto facendo su Francesco, l'abbiamo inquadrato, l'abbiamo mostrato. Non è stato possibile suonarlo perché ha una crepa e quindi non può essere mosso, però è stato portato su nella chiesa, è uno strumento meraviglioso. Chissà come suona! Francesco non è un pacifista, è un mediatore di pace, è un uomo di pace che è molto diverso. Un grande mediatore. Ha mediato anche gli scontri fra Perugia ed Assisi, ha risolto i problemi che per anni vedevano contrapposti la nobiltà di Assisi al popolo. Ha fatto molte cose. Era un grande mediatore. Quello che, purtroppo, oggi non abbiamo. Almeno nel momento, mi pare

Da un Francesco all'altro. Papa Francesco. Quanta speranza ha dato al mondo come simbolo di pace?

Sì, papa Francesco è stato determinante, un grande papa. Io non dimenticherò mai la scena incredibile di lui che cammina Piazza San Pietro, via della conciliazione, solo durante il Covid. Un'immagine straordinaria, un'immagine che non dimenticherò mai. È stato un grandissimo papa. La pace è un elemento che contraddistingue anche il Papa di oggi, che promette molto bene secondo me.

Quanto è importante lo studio della musica popolare?

Beh, la musica popolare sono le nostre radici. C'è della musica popolare molto bella. Devo dire soprattutto a Napoli. Cito Roberto De Simone, la nuova compagnia di canto popolare. Una ricerca fantastica. Forse al nord non è stata altrettanto produttiva, non ha prodotto forse grandi cose. Però io ho fatto nove dischi di musica antica. Nell'ultimo disco noi abbiamo scovato a Reggio Emilia, un brano di un Anonimo del Rinascimento che è uguale a Bella Ciao. Uguale. Questa è una grande scoperta. Addirittura si chiama Bella Brunetta e “dice e dove vai bella brunetta e con quel ciocine ciò un bel ciocine ciò e dove vai tu bella brunetta da da da da da da da da addirittura ciò ciò ciò che diventa ciao ciao” è una scoperta di musica popolare molto molto forte.

Hai parlato di dischi di musica antica. In questo momento dove fare dischi è sempre più difficile. Lei maestro va controcorrente ma i risultati le danno ragione. Si sente libero?

Sì al momento sì perché non mi avrebbero fatto fare nove dischi di musica antica ed è in preparazione il decimo. I dischi purtroppo sì non li compra più nessuno. C 'è un po' il ritorno al vinile (ben venga) adesso pare che ci sia anche un leggero ritorno al cd. purtroppo oggi vengono fatti solo singoli che passano in radio e si scaricano. Non è un bel non è un bel ritratto, non è una bella cosa. Sì devo dire che però i risultati finora mi hanno dato ragione.

Noi vediamo che tanti ragazzi vanno (come unica speranza) a fare i talent show, questi concorsi canori in tv. Ma poi qual è il loro futuro?

Difficile dirlo molto spesso, a parte qualche eccezione, questi talent non portano a niente. Il discorso è che una volta c'erano le case discografiche, anche le multinazionali perché no, che prendevano un artista e lo curavano gli davano modo di esprimersi. Lo incoraggiavano, gli davano modo di vivere prima di diventare famoso. Gli coltivavano il talento, va coltivato, serve anche la gavetta. Io ho fatto sette anni lunghi anni di gavetta andando in giro per l’Italia con la 500 carica di strumenti. Tutto questo significa polvere dietro le spalle, significa una grande cosa e comunque allora il discorso nelle case discografiche era molto semplice: facciamo tre dischi nel primo ci perdiamo, nel secondo andiamo a pari e nel terzo ci guadagniamo. Figurati tu oggi se sbagli una cosa ti danno una pedata nel sedere per cui anche coloro che fanno che fanno gli scout molto spesso si illudono e poi non succede niente.

L'ultima domanda quali sono i tuoi progetti futuri oltre come hai detto il prossimo disco di musica antica?

Che però sarà per l'anno prossimo, ma io al momento sto girando e per esempio tra pochi giorni suono a Parigi e poi sono in giro anche con la mia band in Italia in luoghi particolarmente belli, chiese, conventi. Poi sto continuando lo spettacolo di grande successo con Aldo Cazzullo su Francesco per gli 800 anni della sua morte e giriamo molto. Adesso lui andrà in America per i campionati di calcio però alla fine avremmo fatto almeno 50 rappresentazioni con tutto esaurito, sempre testimoni del fatto che c'è anche una ricerca di spiritualità e quindi questo ci fa molto piacere e poi altri progetti ma al momento ne ho però già abbastanza così

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