Intervista ad Angelo Bolaffi: «Il vero terremoto tedesco è il crollo della CDU»

Per il germanista, il voto in Sassonia-Anhalt non annuncia una nuova Weimar: il problema decisivo è il crollo dei partiti tradizionali, l’assenza di leadership e una Germania incapace di costruire una nuova idea di futuro.

Afd vince in Sassonia ma crolla la Cdu

ANSA

Germania, il nero che avanza. L’avanzata della AfD. Il crollo rovinoso della Cdu del cancelliere Merz. Rinascita ne discute con il professor Angelo Bolaffi. Filosofo della politica e germanista, Bolaffi ha insegnato Filosofia politica all’Università La Sapienza di Roma. Dal 2007 al 2011 è stato direttore dell’Istituto di cultura italiana a Berlino. È membro della Grüne Akademie della Böll Stiftung di Berlino e del direttivo di Villa Vigoni “Centro italo-tedesco per l’eccellenza europea”. È autore di numerosi saggi, editi da Donzelli, tra i quali ricordiamo: Il sogno tedesco. La nuova Germania e la coerenza europea; Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea; Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell'egemonia tedesca.

Dice a Rinascita il professor Bolaffi: «Come giustamente sottolineato dalla ex Cancelliera tedesca Angela Merkel l'esito del voto in Sassonia- Anhalt segna una cesura nella storia della Germania democratica rinata dopo la catastrofe del nazionalsocialismo. Ma non significa semplicisticamente un eterno ritorno in Germania del passato o che il Paese sia alla vigilia di una sorta di Weimar 2.0, ma semmai che la Germania come tutti gli altri Paesi del Vecchio continente e il progetto stesso di unificazione europea siano dinnanzi a sfide decisive e a problemi assolutamente inediti. A cominciare dalla sfida bellica portata dalla Russia di Putin, dal disimpegno e dall'ostilità dell'America di Trump e dalle conseguenze di una rivoluzione tecnologica e geopolitica di dimensioni planetarie».

In Sassonia- Anhalt la Afd è al 44% (+23,2 rispetto alle elezioni del 2021), la Cdu al 17,5% (-19,6). AfD ha ottenuto 39 seggi, tre in meno della maggioranza assoluta, mentre il partito populista di sinistra Bsw, unico partito ad aver aperto a un'eventuale collaborazione, ha superato di poco la soglia di sbarramento del 5%, conquistando 4 seggi. Si tratta del miglior risultato di sempre per i sovranisti in un Land tedesco, che schiude le porte al primo governo di estrema destra nel Paese dal 1945 e incorona il successo del leader locale Ulrich Siegmund. Professor Bolaffi, sarà nero anche il cielo sopra Berlino?

Non esageriamo. Il venti prossimo si voterà a Berlino, e lì avremo risultati molto diversi da quelli della Sassonia-Anhalt, con la probabile affermazione di una coalizione rosso-rosso-verde. Stiamo parlando di una città di 4 milioni di abitanti e non di una regione, la Sassonia-Anhalt, di 2,2 milioni di abitanti.

Per restare alla metafora atmosferica, il cielo sopra Berlino è molto nuvoloso. E lo è non solo e non tanto per il voto in Sassonia-Anhalt che certamente è molto preoccupante e probabilmente lo sarà pure tra due settimane quando si voterà in Pomerania, anche lì una regione dal punto di vista demografico molto limitata. È sempre meglio specificarlo. Tutte le regioni della ex Ddr messe insieme fanno gli abitanti della Baviera. Titolare, come avventatamente hanno fatto diversi giornali italiani, “La destra ha vinto in Germania”, è una grossa cavolata, mi passi il francesismo.

Quello in Sassonia Anhalt è un risultato pessimo, peraltro previsto largamente, non nelle dimensioni registrate nel voto dalla AfD oltre il 40%, ma che ci sarebbe stata una forte avanzata della destra estrema, questo non ha sorpreso. Quello su cui, a mio avviso, andrebbe focalizzata l’attenzione, è l’altro dato che il voto in Sassonia-Anhalt mette drammaticamente in evidenza...

Quale?

Il tonfo della Cdu. Il partito-chiave della rinascita tedesca dopo il secondo dopoguerra, e del progetto europeista, è in grande difficoltà. Il futuro della Germania non si gioca in Sassonia-Anhalt o in Pomerania, o a Magdeburgo. Il futuro della Germania dipende largamente dalla volontà della Cdu di mandare a casa il cancelliere Merz. Questo cancelliere non può reggere.

Perché?

Perché è debole. Perché non ha carisma e non sa che fare. Come non bastasse, insiste su una polemica stupida, un vero e proprio suicidio politico per la Cdu. Dopo la disfatta in Sassonia-Anhalt, Merz ha sostenuto in conferenza stampa “Dobbiamo correggere gli errori fatti negli ultimi vent’anni”. Ma sei fuori di testa?! Dici quello che propaganda la AfD! Merz è politicamente ossessionato da Angela Merkel.

Su di lei puoi dire tutto quello che vuoi, ma non puoi andare contro il tuo stesso partito che ha avuto nella Merkel più che un cancelliere, una guida assoluta. Quello di Merz è un suicidio politico che va oltre la sua persona.

Merz è un pessimo cancelliere, ha commesso una serie impressionante di errori, non ha una idea politica. Il problema è se la Cdu riuscirà a mandarlo a casa. Questo cancelliere porta la Cdu e il governo tedesco alla rovina.

Bisognerebbe fare, e i lettori di Rinascita se lo ricorderanno, come fece nel 1974 Herbert Wehner – che fu capo del gruppo parlamentare della Spd al Bundestag fino al 1983 - quando mandò a casa il governo Brandt, che due anni prima, nel 1972, aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei voti. E mise a capo del governo Helmut Schmidt, un cancelliere di ferro che tenne la Germania fino al 1982 prima dell’avvento di Helmut Kohl. Ce la farà la Cdu? È difficile prevederlo, ma questo è il grande nodo da sciogliere nel futuro della Germania.

Vede, il risultato della Sassonia Anhalt, con la grande avanzata della AfD, è dovuto per metà allo scontro interno alla Cdu locale, che si è spaccata sulla discussione se stare con la AfD o contro di essa. Quella che era per il “con”, ha votato direttamente Alternative für Deutschland. Merz fa bene a dire no con la AfD, giustissimo. Ma se lo sarebbe dovuto ricordare quando ha dato vita al suo governo escludendo i Verdi, un errore politico strategico. E poi non basta dire “facciamo muro contro la AfD”. Togliatti avrebbe detto bisogna fare politica.

Da dove nasce il consenso per l’estrema destra? Cosa rimuovono i vecchi partiti? Che immagine hanno dato di sé i due partiti di governo, la Spd e soprattutto la Cdu? E poi, il fatto che il cancelliere non abbia avuto il coraggio di fare un comizio che fosse uno nella regione, perché il partito locale non lo voleva, beh, questo non può definirsi in altro modo che un suicidio politico.

Non è andata male, tutto sommato, la sinistra nelle sue diverse declinazioni partitiche.

La sinistra ha tenuto quel poco che aveva. Non dimentichiamo che stiamo parlando soprattutto della Spd, il più vecchio partito della sinistra europea, che un tempo prendeva in Germania il 44% dei voti. Gli operai anziani dell’Est votano in gran parte AfD.

Detto questo, va però rimarcato che Verdi, Die Linke ed Spd hanno tenuto sia pur nella loro limitatezza. Se avesse tenuto la Cdu, si sarebbe fatto un governo regionale “anti-AfD”. Ma la Cdu locale temeva proprio questo, perché sarebbe stata costretta a dialogare con la Linke e con i Verdi, e quindi in una parte significativa ha votato per la AfD.

Il problema, insisto su questo, è nella Cdu.

Le elezioni federali in Germania sono in programma nel 2028. In questo arco di tempo da qui alla fine dell’attuale legislatura, ritiene possibile che si possa arginare l’estrema destra solo con una coalizione “antifascista”?

Non funziona. Accusarli di essere fascisti non fa da argine. Questo vale per la Germania come anche per l’Italia. Bisognerebbe fare una politica che dia in primo luogo una speranza al Paese. La Germania vuole essere governata bene. Stiamo parlando della terza potenza economica mondiale. Un Paese che dovrà fare grandi trasformazioni e vuole essere governato. E soprattutto vuole un leader politico carismatico. Ci vorrebbe uno Schröder fine anni ’90. Ci vorrebbe una nuova Angela Merkel. Qualcuno che sappia parlare al Paese e venire ascoltato. Non qualcuno di basso profilo che ripete stancamente faremo riforme, che poi si traduce in più tagli alla spesa pubblica.

Un leader che sappia dare una idea di Paese, una visione di futuro. Se non sei capace di farlo, la gente si aggrappa al passato, soprattutto nelle regioni della ex Ddr, perpetuando peraltro una immagine stereotipata e inesistente di una Germania orientale che non c’è mai stata.

Questi non vorrebbero un nuovo muro di Berlino perché così continuano a prendere i finanziamenti dell’Ovest, al tempo stesso, però, lo vorrebbero perché così vivrebbero a “modo loro”. Insomma, una rivisitazione tedesca, del vecchio adagio del “volere la botte piena e la moglie ubriaca”.

Se si alza lo sguardo all’Europa, di “Sassonia-Anhalt” ve ne sono a iosa.

I partiti popolari, democristiani, europei così come le vecchie socialdemocrazie, per come sono, non hanno una proposta per il futuro. L’Europa, per usare una efficace definizione dell’ex ministro degli Esteri tedesco, Joska Fisher, è un continente “troppo ricco, troppo vecchio e troppo debole”.

Niente a che vedere con gli anni ’20 del fascismo e del comunismo, dove erano tutti giovani per il futuro. Oggi abbiamo a che fare con vecchi spaventati. Hanno paura. Ci sarebbe bisogno di una forza politica e di un leader autorevole, carismatico, che sappia proporre e far vivere una idea, una visione, di futuro che offra speranza e risposte ad una dilagante insicurezza sociale. Per ora non c’è un discorso, o almeno io non lo avverto. Si è sempre sulla difensiva. E così la partita nemmeno la si gioca.

Lei parla di visione, di idee, di capacità di leadership. Ma nel panorama politico tedesco, lei vede una figura che possa avvicinarsi a quelle del passato?

Per il momento direi proprio di no. Non c’è. E questo credo che sia il vero, grande pericolo per la democrazia tedesca. Non perché siamo alla vigilia di una nuova Weimar. Non c’entra niente.

Togliatti quando fece le lezioni sul fascismo nel ’36, fu il primo a dire cerchiamo di capire bene cosa volevano questi qui, non cominciamo a dire che erano reazionari.

Dobbiamo capire cosa c’è dietro. Ma per capirlo, bisogna avere una idea politica forte, purtroppo, le personalità che hanno fatto la storia dell’Europa nel secondo dopoguerra, non ci sono più. Dov’è un De Gasperi, un Mitterand, un Kohl, un Gonzales... dove stanno? I partiti vivacchiano.

Per restare in Germania, adesso si è in attesa del voto a Berlino e in Pomerania. Dopo probabilmente assisteremo a una resa dei conti.

Una visione per il futuro significa anche andare oltre le vecchie impostazioni ideologiche per quanto riguarda i partiti che hanno fatto la storia della Germania post Seconda guerra mondiale?

Assolutamente sì. La Germania sta vivendo oggi, ciò che in passato hanno vissuto la Spagna, l’Italia, la Francia, l’Olanda, dove i vecchi partiti democristiani e socialisti sono scomparsi. In Germania fin qui i partiti hanno retto, in qualche modo, declinando, sia pur lentamente. Oggi siamo al redde rationem.

C’è una nuova visione liberalsociale, di un moderno socialismo democratico o di un cattolicesimo progressivo, capaci di mettere dentro anche le cose nuove, cioè l’intelligenza artificiale, il mutamento climatico, il mutamento industriale, la Volkswagen che deve chiudere e riaprire...Su questo si vota, su questo si vince o si perde. Non sul dibattito ideologico se sono fascisti o no.

Certo, adesso ci saranno manifestazioni a Berlino, Francoforte, Monaco, manifestazioni antifasciste. Ma non basta. Mi lasci aggiungere un’annotazione che so che potrà urtare qualcuno: È molto probabile che il primo governo regionale a direzione “para nazista”, in Sassonia-Anhalt, sarà reso possibile dall’astensione dei "rossobruni” di Sahra Wagenknecht, cioè di colei che fa l’esaltazione del pacifismo, del mollare l’Ucraina, che bisogna discutere con Putin e poi danno il via libera al governo AfD.

Abbiamo parlato della necessità di guardare con una visione nuova al futuro. Ma della memoria storica dei grandi partiti che hanno fatto la Germania post nazista, c’è qualcosa che dovrebbe rimanere in vita?

Direi di sì. Ad esempio, la scelta di Konrad Adenauer di dire no all’”offerta” di Stalin, nella lettera del ’52, riassumibile così: voi tedeschi vi ‘neutralizzate’, non vi armate e noi in cambio vi diamo la riunificazione. Significava, per l’Unione Sovietica, prendersi la Germania e poi, di fatto, governare l’Europa.

Oggi, nel momento in cui non esiste più un Occidente transatlantico, con l’America che va, Trump o non Trump, da un’altra parte; se l’Europa non si attrezza ad essere il nuovo fulcro di un nuovo Occidente liberale e sociale, abbiamo perso. Non c’è più speranza.

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