Intervista a Vincenzo Marra: «il mio un cinema dell’anima, contiene brandelli di me»
Intervista al regista: tra memoria, terza età e inclusione, un film che supera l’intrattenimento e racconta l’incontro tra mondi diversi con ironia e profondità.

ANSA
Chi ama il cinema italiano non può perdere “Era” l’ultimo film del regista Vincenzo Marra. Un film entusiasmante che è capace di farti piangere e ridere contemporaneamente. La storia di Lina, interpretata da Dalia Frediani, un’ anziana napoletana che rifiuta di andare in un ospizio e che, dopo aver cambiato varie badanti, dovrà accettare la badante dello Sri Lanka. Un film dove l’integrazione e i sentimenti diventano pura poesia. Nel film c’è anche un bravissimo Maurizio Casagrande nella parte del figlio sacerdote. Con questo lungometraggio c’è la conferma che quando vuole il cinema italiano e la commedia sono ancora più vivi che mai. Abbiamo avuto la fortuna di intervistare il regista Vincenzo Marra con cui non abbiamo parlato solo del cinema ma anche di attualità.
Un film sulla terza età, però in maniera differente, comica, che fa ridere, ma fa anche riflettere. Come mai questa scelta?
Ma la scelta nasce da quando ero bambino. Io ero il classico ragazzino che a Napoli venivo portato a casa di mia nonna. All'epoca, siccome non c'erano grandi mezzi di intrattenimento, telefoni, computer, televisione a pagamento, ero molto piccolo e quindi penso di aver incominciato a fare regista proprio su quel divano. L'ho capito adesso. Quando, seduto su quel divano, guardavo Il Mondo e una serie di personaggi a cui mi sono ispirato, che sono rimasti dentro di me per 40 anni. Dopodiché, dopo tanti anni, ho avuto il bisogno mio profondo di far rinascere e rivivere quelle persone. L'ho messo prima su carta e poi sullo schermo.
Invece la scelta degli attori, com'è avvenuta?
Ho fatto un lunghissimo casting, uno dei più complicati in vita mia, anche se tutti i miei film sono stati da questo punto di vista sempre complicatissimi. Ho fatto un film con dei pescatori veri che ho fatto recitare, ho fatto un film cercando tre ragazzini in un quartiere difficile di Napoli. Insomma, non ho mai avuto un percorso semplice da questo punto di vista. Ripartendo dall'origine, ho incontrato senza preclusione anziani con delle caratteristiche e poi dei cingalesi che erano presenti sul territorio e quindi con i miei storici casting director ci siamo messi a cercare veramente in maniera certosina. Da questa ricerca sono nati gli attori meno conosciuti. Poi abbiamo affidato il ruolo dei figli, anche per una scelta più creativa, degli attori più conosciuti, che però hanno tutti sostenuto un provino e tutti hanno abbracciato il progetto in maniera profonda.
Il suo è un cinema di ricerca?
Il mio è un cinema dell'anima. Io penso che la cosa di cui sono più contento, adesso che ho 53 anni e ho fatto tanti film ormai e soprattutto il primo lungometraggio, sono passati 25 anni dal primo lungometraggio, quindi posso dire che sono contento di essere riuscito a lasciare brandelli di me, se così si può dire. Credo che sia un grande privilegio, indipendentemente dai film, dal giudizio degli altri e da quanto poi vengano premiati o ben recensiti o abbiano degli incassi milionari. Penso che solo avere avuto il privilegio di riuscire a fare quello che ho appena detto è una grande vittoria e quindi dentro questa cosa qua c'è la pancia, c'è l'anima, c'è il cuore. Questo per me è sempre stato da spettatore, da quando ero studente di cinema vedevo subito gli attori di pancia e gli attori di testa e io andavo appresso gli attori di pancia, tra i film di testa e i film di cuore, tra gli esercizi di stile e quelli che avevano una necessità dentro. Ho sempre creduto, penso di averli riconosciuti e quindi poi la mia natura è uscita perché c'era una cosa che nasceva da lontano.
In questo film c'è molto teatro, quanto è stato importante il teatro per la tua formazione?
Non sono d'accordo, per me questo è un film, non è che c'è teatro, teatro è un'altra cosa, per me è un film dove dentro la commedia, nella prima parte dove c'è la commedia, ci sono dei riferimenti che sono rimasti dentro di me per tutta la vita, ma diciamo c'è anche, adesso in maniera nobile parlo, non è che voglio scomodare i mostri sacri, ma c'è anche una comicità più vicina a Troisi, una comicità più vicina a qualche zona a Totò, ma sono grandi riferimenti che essendo cresciuto dentro di me con questi riferimenti poi quando fai una cosa di cuore escono, fai tutto un conto, ma sono più spettatore di cinema che non di teatro, adesso ancora di più.
Nel film c'è un rapporto bellissimo tra la protagonista e la Badante, due mondi diversi che poi si abbracciano. Qual è il messaggio che vorresti dare tu come regista?
Questa cosa qua diciamo che dagli esordi, dal primo film, da Tornando a casa è un tema che io ho sempre praticato sugli altri, sull'altro, sugli altri mondi, le persone che sono arrivate nel nostro paese. La prima luce, La volta buona, diciamo parlando dei film che ho fatto, l’inclusione è un tema ricorrente che è dentro di me da tanto tempo e credo che sia sempre un po' quello, cioè di avere la memoria di chi siamo noi, di quella che è stata la nostra storia e la nostra appartenenza. C'è un vecchio detto argentino che dice "i Peruviani derivano dagli Inca e noi discendiamo dal legno delle barche italiane”. Questa roba qua ogni tanto negli ultimi 20-30 anni una parte dei nostri connazionali se l’era scordata oppure fa finta di non ricordarsela e quindi il cinema può servire anche a quello, e lo strumento è stato quello di fare un film che in una zona potesse essere anche molto più accessibile, divertente, con un ritmo molto serrato, molto forte. Però sono temi che io ripeto, ho fatto un film nel 2001 che si chiamava Tornando a casa che aveva più o meno, anche se in maniera completamente diversa come genere, come stile, come approccio lo stesso magma dentro.
Possiamo dire oggi che Napoli è la capitale del cinema se vogliamo?
Ma questo diciamo se me lo chiedi a me è una domanda a cui io non so rispondere, però chiaramente studiosi come te chiaramente hanno più un polso della situazione di quello che succede. Io ho molta speranza per le generazioni che verranno, viviamo in un mondo molto complicato io insegno anche, insegno sceneggiatura, insegno recitazione, insegno cinema di documentari, insegno regia, faccio molti corsi e i ragazzini molto piccoli stanno veramente in difficoltà per delle prospettive del futuro, per le angosce che vivono per le guerre eccetera. Quindi io spero che Napoli continuerà a partorire arte e creatività come ha sempre fatto perché dove c'è un sogno, dove c'è una passione secondo me c'è qualcosa di positivo, questo è l'augurio che faccio per il futuro perché in questi ultimi mesi da parte mia quando faccio questi seminari sento un po' il peso di questi ragazzi e mi piange il cuore. In questo momento difficile globale noi pensavamo che non fosse possibile che succedeva qualcosa come Aschwitz ma l'abbiamo ritrovata in Palestina e quello che sta succedendo in Libano oppure in tutto il Golfo.
Il cinema può svegliare un pochino le coscienze? Un po' come sta facendo Bruce Springsteen con la musica in America?
Ma sicuramente diciamo che il film è quello là che è andato a Venezia “ la voce di Hind Rejab “ che indipendentemente dal valore cinematografico ( perché poi ho sentito anche persone che lo criticavano a livello di cinema, certo diciamo che a livello cinematografico nel senso buono del termine è un film povero,) ma il documento di aver lasciato questa voce di questa bambina in una situazione assurda su cui non puoi non fermarti a riflettere ha dato ancora la potenza del cinema. Poi purtroppo rispetto a quello che succedeva in altri anni, negli anni 70, negli anni 80 è chiaro che purtroppo alcuni non si fermano davanti a niente, figuriamoci rispetto a un film, il problema è che almeno io quello che cerco di fare almeno è avere e nonostante il genere, il tipo di film, il mondo in cui mi trovo, di provare a lasciare qualcosa che per me ha un senso. Io in questo momento sono arci stufo, ma non in questo momento, da tanti anni del concetto di intrattenimento. L'intrattenimento è come una droga. Quindi questa cosa qua ha a che fare con un discorso che prevede un discorso profondo della memoria che si perde sempre, è un discorso che ha a che fare con la storia, è un discorso che ha a che fare anche con la coscienza, però purtroppo e per fortuna le persone da una parte sono tutte uguali perché vogliono, tutti ambiscono a poter stare bene, non avere guai di salute, a che i propri familiari stiano bene, ad avere di più, cose belle, tutti in tutto il mondo, tutti i miliardi di persone che siamo, ma dall'altra parte siamo tutti molto diversi e quindi purtroppo un discorso che ha a che fare col potere diventa un discorso dominante e in una situazione in cui le voci alternative ( sì c'è la rete, c'è Youtube, ci sono questi famosi social che possono portare delle voci più libere) però poi ne siamo realmente certi di questo?
###Allora l'ultima domanda, sembra che a Cannes e a Berlino non verranno presentati film italiani, eppure il cinema italiano non è cosa in crisi, perché comunque abbiamo visto che film di livello ci sono e come, qual è il problema?
Berlino è passato e effettivamente non c'erano film italiani, Cannes dobbiamo aspettare, credo che siano ancora sicuramente, è ancora un po' presto per poterlo dire, ti dico la verità, con la massima umiltà e sincerità possibile non posso parlare degli altri, perché sarei, mi metterei in una posizione che non mi piace, io sicuramente quello che ti ho detto prima lo ribadisco, per me cercare di fare un cinema che rimuove e quindi un cinema di superficie può essere un discorso vincente per pochi, cercare di fare un cinema completamente distaccato dalla realtà delle persone può essere vincente per pochi e a breve, ma se invece questa cosa qua diventa fondamento di tutto, ho la sensazione che facciamo la fine della nazionale di calcio! Speriamo di no! Speriamo, il problema è che purtroppo molti film sono molto spesso staccati dalla gente, dalle persone, anche per come vengono realizzati e quindi se è tutto basato su un'idea di intrattenimento devi fare una cosa che invece poi per esempio il mio piccolo film dimostra secondo me che in un'ora e mezza ci puoi mettere tante cose, ci puoi mettere anche una lacrima, un pensiero, una riflessione, oltre a tante risate!