Intervista a Tony Bungaro: «Fuoco Sacro un disco autentico, mi ha alleggerito l'anima»

Tra Chico Buarque, Omar Sosa e il ricordo del 23 maggio, il cantautore racconta un album nato dal cuore, tra pace, radici e incontri autentici.

Diego ProtaniIntervisteMUSICA
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ANSA

Fuoco Sacro è il nuovo album di inediti di Tony Bungaro, cantautore tra i migliori nel panorama mondiale se viene considerato il suo lavoro per quello che merita di essere: musica d’autore. La conferma è che non si sarebbero scomodati Chico Buarque de Hollanda oppure Omar Sosa per una collaborazione. Bungaro negli anni ha dimostrato cosa vuol dire far emozionare generazioni intere. E lo ha fatto creando canzoni indimenticabili, magie, pezzi di storia della musica italiana. D'altronde Tony Bungaro è uno che riempie i teatri. E chi viene a teatro e paga il biglietto non è lì per caso. Ma per volontà. Questo disco ti riporta indietro nel tempo, quando i dischi si facevano con il cuore e non erano prodotti commerciali. Ci trovi sperimentazione, incroci tra culture apparentemente lontane ma mai così vicine, musica popolare, poesia. In un momento storico difficile e pieno di incertezze Fuoco Sacro è la migliore medicina possibile: Ti fa capire quanto è emozionante l’unione tra popoli, tra culture diverse, è un disco di pace, un disco che ti fa stare bene. Se oggi i Tg ed i media ci parlano solo di morte e guerra tra popoli, Tony Bungaro va controcorrente e ci mostra la bellezza della vita, di quanto è bello vedere tante culture miscelarsi insieme come nei suoi duetti.

Fuoco Sacro può essere il tuo disco più autentico?

Beh, forse sì, io amo tutti i dischi che ho fatto. Questo qui è quello dove io ho veramente scavato fino in fondo e ho alleggerito la mia anima, ho alleggerito e approfondito tanti aspetti del linguaggio, della musica e poi è un disco anche ambizioso perché poi quando l'ho pensato io ancora non avevo le canzoni, avevo un sentire, proprio questo... sono partito dal titolo, avevo questo Fuoco Sacro che è dentro da ormai da sempre, da quando sono nato e sentivo che la mia anima era pronta per questo tipo di disco e se l'avessi poi realizzato mi sono buttato con grande consapevolezza anche di quello che stava per accadere.

Poi sono arrivate le canzoni, ho fatto una mappa di artisti che io amo... una mappa non di artisti che vengono a fare il duetto, ma una condivisione, e si avverte poi nel disco. Con le canzoni che avrei scritto e ho messo questi nomi che io amo, che sento in casa quando mi sveglio la mattina, quando leggo, quando vivo i miei momenti più sereni dentro casa, Chico Buarque, Paolo Fresù, Omar Sosa. Sono un partito da Sakamoto e chiaramente ho scelto Jaques Morelenbaum, che è stato il violoncellista di Sakamoto di Sting di Caetano Veloso e la moglie Paola che è stata la voce anche di Sakamoto in due dischi storici, uno in particolare Casa, un disco fatto in Brasile. Ho riunito tutto, poi ho pensato a Paolo Buonvino che è un rappresentante del nostro cinema internazionale ed è un compitore straordinario e gli ho affidato tra l'altro l'ultima traccia che è Guardastelle, che è una mia canzone che gli devo molto e l'ho voluta così rimettere con una persona un po' più cinematografica. Tutto questo è avvenuto maniera naturale, gli artisti sono venuti senza prendere un centesimo, gli è piaciuto il progetto, questo mi ha dato una forza immensa perché non è un'operazione a tavolino, scritta così, come spesso succede e poi si avverte che nel disco c'è una distanza tra te e l'artista che hai scelto.

Invece qui c'è un coinvolgimento emotivo da parte di tutti e credo che tu questo l'abbia avvertito nel disco, c'è una fusione artistica, spirituale, di appartenenza. Quando poi l'ho risentito alla fine, quando dovevo più che dare un giudizio ma dovevo guardare a distanza questo disco, mi sono riconosciuto, anzi è andato meglio del previsto.

Nel disco c'è una bellissima ballata che è La lontananza (con Jovanotti), quanto è importante la musica popolare per te?

Io sono Brindisino, sono Salentino. Perché poi lì che parte che la lontananza, non era prevista e a proposito di lontananza, mi mancava andare due o tre giorni in Puglia. Mi prendo questi tre giorni e vado nel mio piccolo trullo tra Carovigno e Ostini. Ho bisogno proprio di ossigenarmi, di respirare l'aria perché mi manca e chiaramente questa cosa qui dà, come si dice, sempre una forza perché questi odori, questi profumi, questa provenienza dalla mia terra. Nel disco ci sono due testi che canto in Brindisino, ma in quasi tutti i dischi ho sempre cantato la mia terra. Che poi il Brindisino è il linguaggio di Modugno, perché lui era di Polignano in provincia di Brindisi ed è quella la musica “ la donna riccia”, “lo pisci spada”, è un po' un proseguimento di questa bellissima cultura, di questo bel linguaggio.

23 maggio non è solo una canzone, forse il gioiello dell'album, me ne vuoi parlare?

Il 23 maggio è il giorno del mio compleanno, sono nato il 23 maggio e chiaramente non era prevista questa canzone. Però credo che era tutto scritto per questo piccolo miracolo perché io il 23 maggio 1992 volevo festeggiare i miei 28 anni e chiaramente ci fu la strage di Capaci, questo non possiamo dimenticarcelo e anzi non abbiamo proprio il diritto di dimenticarcelo perché io ogni anno puntualmente festeggiavo il mio compleanno e ritornavo con la memoria al 1992. A distanza di anni, tre anni fa, ero in un concerto in Salento e nel pubblico c'era Matilde Montinaro, che assiste al mio concerto. Mi viene presentata da Raffaele Casarano che è un jazzista salentino che suona poi il sax in questo pezzo e nasce un'empatia fortissima. C'è proprio una sorellanza, una fratellanza, direi anche un patto di sangue perché poi siamo diventati amici con Matilde e mi racconta «io sono la sorella di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone, uomo di fiducia di Falcone, era forse l'unico uomo al fianco di fiducia a Falcone», si chiamava Antonio come mi chiamo Antonio io, salentino pure lui e vengo emotivamente catturato da questa storia di questo ragazzo.

Matilde mi ha raccontato tanto del Fratello e mi chiede di scrivere una canzone. Io le dico «guarda io non me la sento di scrivere una canzone su una cosa così importante, se il Dio della creatività mi manda le note giuste magari faccio una composizione e poi non voglio essere protagonista di questa cosa, vorrei guardarla dal di fuori e ricordarla con grande rispetto». A un certo punto ero in studio con Max che ha arrangiato tutti gli archi del disco e a un certo punto mi arriva questa melodia: ho fermato tutto, insieme abbiamo costruito “23 maggio”, l'ho portata a Matilde come succede il proseguimento di queste cose… ho chiesto a Matilde di registrare, di scrivere una lettera ad Antonio dal punto di vista della sorella, della famiglia, di quello che è arrivato, proprio cosa è successo nella famiglia dopo quel terribile attentato e lei ha scritto una lettera, io l'ho fatta registrare, ma il miracolo è che lei a un certo punto nell'emozione più totale mi ha detto io ho un'intervista di mio fratello, se la vuoi sentire prendi qualcosa. Ho preso la parte più importante sulla paura, sulla vigliaccheria, sul fatto che bisogna sempre avere fedeltà, coraggio e in qualche maniera l'ho fatta incontrare sul 23 maggio, lui che apre con queste parole potenti sulla paura e la sorella che gli scrive questa lettera e gliela decanta. Per questo poi diventa un gioiello e dal vivo è uno dei momenti più emozionanti perché io non suono, nessun musicista suona, proiettiamo un video che mi ha regalato Matilde Montinaro, un video con tutto un montaggio di fotografie, di immagini del 1992 della strage di Capaci, nei concerti è un momento veramente commovente.

Il 23 maggio sei stato a Parigi quest'anno, che emozioni ti ha dato stare nel Tempio dei Cantautori?

Spettacolare, calpestare quel palco dove c'era stato Jacques Brel, Juliette Gréco, Edith Piaf, Brassens… per me era incredibile, tra l'altro il teatro era pieno, è stato un concerto bellissimo e ho avvertito che alla Francia può piacere la mia musica, perché poi abbiamo venduto i dischi, ci sono stati dei contatti e speriamo un giorno di uscire anche con fuoco sacro in Francia . Sarebbe veramente un bel sogno, è comunque un'esperienza indimenticabile, perché è un'esperienza molto potente ed era un desiderio che avevo da tanti anni, poi stranamente la vita mi ha fatto questo grande regalo, manco me l'aspettavo, me l'ha fatto proprio il giorno del mio compleanno, carsicamente forse l'ho desiderato così tanto che me lo sono meritato, ma diciamo che quando tu le cose te le sudi, come è giusto che sia arrivano in un momento dove tu sei pronto.

Com'è stato collaborare con il Chico Buarque de Hollanda?

Bellissimo, è arrivato un'ora di anticipo, già ti dico questo, Chico Buarque ha 82 anni, è arrivato un'ora di anticipo in studio, è stato magia, io sono arrivato a Rio de Janeiro… non ci credevo ancora, finché non lo toccavo, perché poi Chico Buarque è un uomo molto discreto, è difficile che si metta a fare qualcosa al di fuori del suo mondo, chiaramente ci siamo scelti, perché io poi gli mandai questo pezzo, Todo sentimento, è stata fatta questa traduzione, aggiustando un po', cambiando un po' le regole emotive anche degli arrangiamenti, lui è rimasto ammagliato, gli è piaciuto, mi ha detto “vieni a Rio" e io e Max De Tomassi che mi segue in tutte le mie vicende brasiliane, poi io in Brasile ho avuto anche il privilegio così di lavorare, di duettare con i Ivan Lins in un disco dove siamo stati anche candidati al Latin Grammy, in un disco omaggiando le canzoni di Ivan Lins che è uno dei più grandi autori, lui ha scritto per Barbara Streisand, per Caetano Veloso, diciamo che quel mondo lì nel tempo l'ho coltivato, ma la stessa sorella di Chico Miucha, c'è stato un momento bello, naturale. Poi Chico parla anche un po' italiano, questo mi ha avvantaggiato per potermi esprimere meglio, poi questa canzone l'abbiamo dedicata ad Ornella Vanoni, perché poi quando è venuta a mancare ci siamo scritti perché la Vanoni adorava Cico Buarque

Ci sono tanti duetti, ora si chiamano featuring, a differenza dai featuring di oggi, i duetti che hai fatto non sono di plastica, sono vite vissute…

Sì, assolutamente, ci sono tanti strati di vita, immagina ad esempio Omar Sosa che è uno dei più grandi pianisti cubani, ma a livello mondiale, con lui è successo che abbiamo registrato in Puglia a Conversano era lì perché era in tour… siamo stati insieme, poi a distanza di tempo, l'altra estate eravamo lì a sentire Honolulu che è in Brindisino, nel mio trulletto mangiando il nostro buon cibo pugliese. È stato un disco faticoso perché fatto in tanti studi di registrazione, viaggi, però sentivo che viaggiava un'energia più forte di me, non sono duetti, c'è proprio una serie di incontri di come dici tu, incontri di vita con persone che hanno lasciato e continuano a lasciare impronte importanti nella musica. Questo per me è fondamentale. Cioè non era un disco incollato, ho scritto più di 30 canzoni, magari alcune anche più belle, ma non erano giuste per il viaggio che volevo fare e le ho proprio buttate. Ho scelto quelle dieci che dovevano percorrere quella mappa.

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