Intervista a Peter Marcias: Grazia Deledda e la sfida della libertà contro il suo tempo

Peter Marcias racconta in “Quasi Grazia” una Deledda ribelle, moderna e ostacolata: una scrittrice ancora oggi capace di parlare al presente.

Diego ProtaniIntervisteCINEMA
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ANSA

Il cinema italiano d’autore vive una grande crisi per i tagli. Ma non per le idee. E’ nei cinema il film del regista di Oristano Peter Marcias “Quasi Grazia” su una delle figure fondamentali del novecento mondiale come Grazia Deledda. Una donna forte, una donna ostacolata, una donna che nel suo modo di vivere e di scrivere si ribella al fascismo con una naturalezza disarmante. Una scrittrice che non sono riusciti ad incastrare in qualche corrente letterario, nonostante qualcosa del Verismo nei suoi romanzi si nota con facilità. Non è un caso che David Herbert Lawrence dichiarò: «Nessuno, dopo il Verga, ha una così profonda percezione della terra d'origine e del dramma umano legato ad essa».

Questo film, con tre grandi attrici come Irene Maiorini, Laura Morante e Ivana Monti che interpretano la Deledda nelle varie fasi della vita, invita lo spettatore alla riflessione e lo rapisce per la bellezza dei dialoghi. Sembra davvero di leggere un libro con immagini e suoni.

Grazia Deledda è stata l’unica italiana a vincere il Nobel per la letteratura. Meritava un riconoscimento cinematografico. Come mai la scelta di questo film?

Intanto, in questi anni ho portato al cinema tante figure al cinema o in tv. I ritratti che ho fatto, svariate figure femminili, sono grandi personaggi emiliani, tra cui Piero Degli Esposti, Nilde Iotti, Liliana Cavani, e avevo proprio l'esigenza di tornare nella mia terra. Intanto è stata complice una intervista che ha fatto tanti anni fa, Michela Murgia, per il mio film su Nilde Iotti, e lei mi aveva sul tavolo un libro, un'edizione antica di un romanzo di Grazia Deledda, con un autografo, dunque un'edizione originale, e mi ha lasciato così colpito. Ho detto, ma che bello questa cosa qua e le dico “Dovremmo farci un film sulla Deledda" e lei mi ha detto “ma guarda, devi correre, è un personaggio importantissimo, come tu saprai”. Io conosco Grazia Deledda, non ho letto tutto da piccolo, ho approfondito un po' in età adulta, perché a noi a scuola non ce l'hanno voluto fatto studiare, io sono del 77, non l'abbiamo studiata neanche in Sardegna… se ne è sempre parlato poco, devo dirti la verità, si è sempre parlato del suo premio Nobel, dei suoi romanzi, che erano incentrati sulla Sardegna, che raccontava, però non ci hanno mai fatto approfondire, poi Michela giustamente ha fatto con Marcello Fois, un altro complice, un romanzo in forma teatrale, che è Quasi Grazia, l'omonimo romanzo, è un romanzo peraltro scritto in forma teatrale, dove Michela Murgia e Marcello Fois all'epoca si erano accordati per fare questo lavoro, questo romanzo io quando l'ho letto per me è stato un faro, perché da quello poi sono riuscito poi a risalire, a studiare la Deledda e a fare tutto quello che poi vedi adesso sullo schermo, dunque complice Michela, complice Marcello Fois, un romanzo che in tre momenti racconta una vita intera, perché a teatro hanno tre stanze emotive. Io l'ho fatto diventare un film, perché ovviamente l'adattamento deve essere cinematografico, deve respirare, deve avere tanto di diverso, però non ti nascondo che la linea guida è stata quel romanzo, ed è un romanzo fortissimo, ripeto in forma teatrale, dei dialoghi pazzeschi. I tre momenti sono, lei bambina che ha conflitto con la madre, il momento del Nobel e poi la malattia.

Ho notato una cosa, la differenza dell'accento tra la prima e la seconda parte.

Sì, ma nel romanzo in forma teatrale c'è lei che va via da Nuoro , è molto specifico e lì c'era la Grazia giovane, la Grazia trentenne che se ne va nel 1900 e arriva a Roma. Io ho fatto un ragionamento inverso, ho detto voglio raccontare la Grazia appena arrivata, da sei, sette anni a Roma, dunque ho fatto un ragionamento con l'attrice Irene Maiorino, sono tre le Grazie, con Irene Maiorino perché da pochi anni lei sta a Roma e viene la madre a farle visita in un modo un po' inconsueto, è una visita inaspettata, è la visita della sua terra, ma è una visita più introspettiva che vera.

E lì ho lavorato con Irene Maiorino che è un'attrice napoletana peraltro, che si è avvicinata, intanto la lingua sarda, ma si è avvicinata anche all'accento, alla cadenza, al modo di parlare. Invece le altre protagoniste secondo me era una Grazia più del mondo, una Grazia che con Marcello Fois più volte poi se abbiamo detto, la Deledda è diventata un patrimonio dell'umanità, dunque abbiamo fatto un lavoro diverso, abbiamo detto la prima era una Grazia appena andata via dalla Sardegna e poteva avere un po' di Sardegna nella parlata, le altre no, perché poi grazie dagli unici repertori che ci sono lei ha vissuto praticamente 40 anni a Roma, aveva perso un po' sia l'accento, tornava pochissimo nella sua terra, dunque abbiamo preferito non lavorare con le altre due attrici che sono Laura Morante nell'episodio del Nobel e l'Ivana Monti che è una grandissima attrice di teatro Nel terzo episodio che è l'episodio che racconta una grazia che sta andando via, è abbastanza avanti in età, che si trova a parlare con il medico che le comunica la recidiva.

Cosa hai provato a lavorare con un'attrice come Laura Morante?

Ti rispondo che sono un accanito cinefilo, dunque un grande stimatore di Laura Morante e dunque quando si è manifestata questa ipotesi ho subito chiesto di parlarle. Lei conosceva poco la Sardegna, però la conosceva indirettamente perché suo fratello, che non c'è più, ha vissuto in Sardegna, soprattutto in quelle zone.

Dunque lei conosceva i racconti di quella Nuoro di tanti anni fa, non tantissimi, però aveva una familiarità con la cosa. Non che l'abbia convinta, perché lei arrivava da altre due figure molto importanti, ha interpretato la Sibila Leramo nel film di Placido tanti anni fa e poi Alda Merini nel film di Faenza, un film che è uscito qualche anno fa in tv. Dunque c'era anche la preoccupazione di fare tutte le scrittici, però poi lei ha preso coscienza perché il testo di Marcello l'ha molto aiutata.

Dunque diciamo che ci siamo venuti incontro, abbiamo lavorato molto sul personaggio. È stata una piacevole sorpresa perché Laura ha fatto tantissimi personaggi in questi anni, è una grandissima interprete del cinema italiano. Io l'ho voluta portare in una dimensione più regionale, perché poi la Deledda era considerata la scrittrice sarda.

Marcello dice sempre che era una scrittrice straniera per l'epoca, ma era una scrittrice sarda con la S maiuscola, non era considerata l'attrice italiana. La Morante, ma anche le altre, hanno lavorato molto sul rapporto con la madre, perché poi sostanzialmente è un film che tocca le corde del rapporto madre-figli, qui in questo caso figlie-figlia, però è un film che racconta, che parlava del rapporto madre-figlia, che è madre naturale, ma anche madre terra. Però lei è entrata subito in questa dimensione, perché anche lei è rimasta molto colpita dal testo di Marcello Fois.

Dunque è stata veramente una bella esperienza, devo confermarti, perché poi alla fine c'era un cast di primordine, da Roberto De Francesco, Citran e tanti altri.

Qual è l'attualità di Grazia Deledda?

Secondo me l'attualità è che lei ha lasciato un grande messaggio di libertà, per questo ci consegna la contemporaneità di quel personaggio. È stata una donna libera, è andata via da una terra che come sappiamo tutti in quegli anni era molto ostica, rispetto alla penisola era ancora più ostica, la Sardegna ovviamente era più arretrata, era un'isola molto più arretrata rispetto al resto d'Italia. Lei si è fatta largo in una Nuoro bigotta, ancora più chiusa con le donne. Lei ha avuto la fortuna che ha avuto una famiglia dalla sua parte. Nel film la madre è molto severa, molto attenta a tutto quanto, però io credo che abbia avuto una famiglia molto vicina. Era una famiglia borghese il padre era un intellettuale nuorese, è stato sindaco. Dunque lei ha avuto un po' di possibilità in più, è stata autodidatta, studiava tanto, leggeva. È andata a Roma all'improvviso, si è innamorata di un sardo che poi l'ha portata con sé a Roma, ha esaudito il suo desiderio.

Ecco, una donna solo con passi avanti e pochissimi passi indietro, questo mi sento di dirlo, per quello che ha lasciato il segno. Una donna proprio avanti. Poi se ci pensi, una donna che ha vissuto in pieno fascismo, è riuscita a vincere il Nobel, aveva contro la gran parte degli intellettuali dell'epoca, uno dei primi, Pirandello, che se ci pensi è quello che l'ha ostacolata di più. Dunque, quello che ti dico, ha lasciato veramente un segno, non si è lasciata intimidire dagli uomini. È stata molto fiera, per quello è un messaggio di libertà, di vitalità e di riflesso contemporaneo.

In questi anni c’è un rapporto molto stretto tra nuova letteratura Sarda e cinema. Non è un caso che finiscono sugli schermi dei romanzi di Sergio Atzeni, ad esempio, ora qualcosa di Michela Murgia, poi grazie a te la Deledda. Qual è l'importanza di questa nuova letteratura Sarda che dalla letteratura passa ad altre arti come il cinema?

Pure io sono abbastanza sorpreso, perché poi sono un fan di tutti questi film che mi hai citato, da Bellas Mariposas, di Salvatore Mereu, a Assandira che è sempre di Salvatore. Poi anche quello della Murgia che è stato fatto da poco, Tre Ciotole ma anche tanti altri. Insomma, è una regione che negli anni ha sfornato, ma da sempre grandi romanzi e grandi intellettuali che hanno scritto. C'è stata una letteratura noir molto molto importante con Giorgio Todde, con Marcello Fois, con tanti altri. Io credo che l'attenzione che gli scrittori locali riservano all'isola sia qualcosa di speciale, perché a volte ti dà come l'impressione di stare in un luogo a se stante. Non voglio dire che i Sardi non fanno parte dell'Italia, questo no, però voglio dire che c'è un'attenzione tutta sulla Sardegna che poi gli rendono unica e facilmente applicabile alle altre arti, tra cui il cinema, il teatro, la musica. Ci sono degli eventi eccezionali che vengono poi amplificati rispetto ad altre regioni.
Vedo che c'è veramente tantissimo fermento.

Ora l'avete proiettato in Sardegna, ma adesso gira nei cinema anche nel resto d’ Italia. Cosa vi ha aspettate da questo film?

In Sardegna questa settimana abbiamo fatto tante presentazioni, è andato molto bene. Tanti Sardi si sono beccati al cinema, abbiamo avuto quasi 2.500 presenze di spettatori che stavano in fila a vedere questa nuova opera su Grazia Deledda. Però ho visto che c'era molta attenzione. Io mi aspetto che venga riconosciuta la contemporaneità di questa donna. Non è una cosa nuova che la Deledda è stata bistrattata, è ancora poco studiata, ci sono soprattutto tanti omaggi che vengono fatti, però ancora non viene raccontata bene quanto è importante anche per le nuove generazioni questa figura. Dunque mi auguro che venga riscoperta un po' di più dai giovani e che soprattutto ai giovani venga voglia di correre in libreria, comprarsi un libro della Deledda, leggerlo e custodirlo nella propria biblioteca personale. Credo che sia veramente la cosa più bella che possa capitare, far riscoprire o amare di più un autore, in questo caso una donna di una fierezza e di una contemporaneità, ripeto, disarmanti. Dunque, questo è quello che mi auguro.

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