Intervista a Maurizio De Giovanni, tra Napoli, politica e il suo ultimo romanzo
Un viaggio a 360 gradi nel mondo dello scrittore partenopeo che parte dal suo ultimo libro, Il tempo dell’orologiaio, per arrivare alla politica e al tifo per il Napoli

ANSA
Maurizio de Giovanni è uno degli scrittori contemporanei più importanti del panorama europeo. I suoi romanzi sono tradotti in inglese, tedesco, spagnolo, francese. Le sue saghe sono diventate famosissime fiction televisive con degli ascolti davvero incredibili. Ora è in libreria con il nuovo romanzo Il tempo dell’orologiaio, seconda parte de L’orologiaio di Brest edito da Feltrinelli. Con lui abbiamo parlato della sua nuova opera, della sua carriera, di politica e anche di sport. Un viaggio a 360 gradi nel mondo di Maurizio De Giovanni.
Maurizio, Il tempo dell'orologiaio è il tuo ultimo libro e anche la chiusura di una saga, come mai questo cambiamento?
Non è una saga, sono due romanzi, in realtà doveva essere un romanzo unico, poi dopo alla fine si è aperta la possibilità del secondo romanzo. Molte cose succedono durante la scrittura e alla fine si aprano delle prospettive ulteriori, io ho voluto seguire la storia, aprendo queste prospettive ulteriori e lasciando libera la possibilità di questo secondo romanzo. E ho fatto bene, perché a me è piaciuto molto scrivere questa evoluzione della storia di quei personaggi che si muovono tra gli anni Ottanta, tra la metà degli anni novanta e il tempo attuale, con cui la mia generazione ha fatto pochi conti. Io credo che ci sia molta apertura ancora della generazione nostra tra gli anni Ottanta e quelli che corrono adesso. Ci sono due prospettive ideologiche molto diverse, due situazioni molto diverse e ho voluto seguire il racconto.
Sei passato da Napoli all'Europa stavolta, hai fatto un viaggio un po' “rosselliniano”?
Sì, ma lasciando sempre Napoli come centro. Questo secondo romanzo, per esempio, si svolge prevalentemente in questa città e quindi rianalizza anche un po' la sua evoluzione, come questa città sia stata e sia un crocevia anche di passaggi internazionali e pur sempre una grande capitale del centro del Mediterraneo. Non ha perso la sua centralità.
Napoli negli anni Ottanta e il Napoli di oggi com'è cambiata?
Napoli è cambiata moltissimo.Nel post terremoto Napoli ha avuto un'evoluzione economica e urbanistica molto particolare, con un arrivo di fondi che sono stati anche un alimento per la criminalità organizzata fortissimo. Forse nessuna città dai primi anni Ottanta a oggi è cambiata così come la mia città, però adesso ha avuto una ripresa straordinaria soprattutto negli ultimi 10-15 anni con un afflusso turistico importantissimo. Oggi Napoli è assolutamente una città europea, per molto tempo invece non lo è stata perché è stata dominata dai clan. Ma l'evoluzione che ha avuto nell'ultimo decennio, è stata per Napoli un rinnovamento importantissimo.
Qual è la differenza del Maurizio De Giovanni scrittore e del Maurizio De Giovanni che poi si ritrova i suoi libri diventare sceneggiature di film o fiction?
Sono linguaggi narrativi molto diversi. Io sono romanziere, quindi continuo a scrivere pensando ai romanzi e considerando i romanzi conclusivi. Poi per fortuna vengono anche visti come una base per altri tipi di narrazione, ma non è la mia narrazione, nel senso che poi naturalmente intervengono registi, sceneggiatori, scenografi e attori che ne fanno un altro tipo di narrazione. Io per mia fortuna continuo ad essere romanziere e a scrivere romanzi.
Tu rimani un faro per i giovani. Abbiamo visto le foto delle presentazioni e chi va a vedere il film, molti sono ragazzi e ragazze, cosa ne pensi?
Sono contento di continuare a scrivere le mie cose anche in maniera profondamente ampia. Io non lo scrivo rivolgendomi a una fascia di lettori, scrivo un po' per tutti. Quindi il fatto che siano universalmente ben accolte le mie storie mi rende molto felice.
Abbiamo visto che negli ultimi tempi ti sei impegnato in maniera attiva nel Partito Democratico, però dicendo immediatamente che non ti candidi, quindi il tuo ruolo è più da supporto, da intellettuale organico come c'era una volta nel vecchio PCI?
Io sono molto felice di lavorare per il territorio, e ringrazio Piero De Luca e la segreteria regionale che mi hanno dato questa opportunità. Non c'è mai stato da parte mia l'idea di uno scrittore come una persona astratta dalla possibilità di curare il territorio. Il microfono è una grande opportunità, a qualsiasi titolo te lo diano. È attraverso il microfono che si può e si deve utilizzare la visibilità che si ha per migliorare, secondo le tue idee, quello che c'è attorno a te.
Però in questi anni il Partito Democratico in Campania è cambiato molto, c'è una bella aria portata da nuovi dirigenti, è stato un aiuto?
Io credo che ci sia stato un cambio generazionale nel Partito Democratico come in tutta la politica. Riconosco in molti personaggi che aderiscono al Partito Democratico un'idea ampia che corrisponde alla mia idea di sostegno alle fasce di popolazione disagiate, che sono ampie. La campania come tutte le regioni del sud è piena di gravi disuguaglianze, ma allo stesso tempo ha anche grandi prospettive e possibilità e su quelle bisogna lavorare per renderle concrete.
Conosciamo il tuo amore per lo sport: Maurizio De Giovanni è più napoletano o più tifoso del Napoli?
Non credo che ci sia distinzione fra questi due aspetti. Credo che Napoli sia l'unica grande metropoli con una squadra sola. Il Napoli calcio è profondamente identitario per la città, quindi essere tifosi di Napoli significa essere tifosi del Napoli e viceversa. Poi uno può essere d'accordo o meno con certe scelte che prende la società. Ma nel momento in cui le scelte sono state fatte, chiunque indossi la maglia azzurra merita il nostro sostegno incondizionato.
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