Intervista a Mark Ruffalo: «Il cinema, il mio cuore e la Palestina»

A Roma l’autore ha presentato a centinaia di studenti Tutto quello che resta di te, un film sulla storia della Palestina di cui è stato produttore esecutivo

Mario SestiInterviste
RIVRINASCITA_202604281022084_3e29219903ae5e0a2d7ff07e4d7073fe.jpg

ANSA

«In quale tipo di mondo volete vivere?» ha chiesto Mark Ruffalo, a Roma, di fronte a centinaia di studenti, in un cinema. Si tratta di uno degli attori più interessanti e amati del cinema americano, capace di passare dall’interpretare Hulk, uno dei personaggi più popolari della Marvel, a duettare con Emma Stone, in Povere Creature di Yorgos Lanthimos, uno dei film d’autore di maggior originalità e brillantezza delle ultime stagioni. Non è una domanda qualsiasi, evidentemente. Soprattutto perché Ruffalo, era al cinema Adriano di Roma per presentare non un film che ha interpretato come attore ma un film che, come produttore esecutivo, a contribuito a far nascere, diretto e interpretato da una cineasta americano-palestinese, Cherien Dabis, "Tutto ciò che mi rimane di te": il film segue il destino di una famiglia cacciata da Jaffa a causa dell’arrivo delle truppe che imporrano la nascita di Israele, negli anni ‘40, fino all’intifada degli anni 80, durante la quale un ragazzo della famiglia protagonista viene ucciso da proiettili di guardie israeliane, rendendo ancor più doloroso il destino di esodo e sottomissione dei genitori.

«Il cinema può fare qualcosa che la politica non è in grado di fare - ha detto Mark Ruffalo leggendo agli studenti che avevano visto il film una lettera dell’autrice del film - può fargli sentire la vita di un'altra persona, può colmare la distanza fra una famiglia palestinese del 1948 ed uno studente o una studentessa seduti in un cinema a Roma nel 2026. Le storie che raccontiamo e le storie che ci rifiutiamo di lasciar scomparire creano il mondo che poi ereditiamo. Conta il fatto che siate venuti qui oggi a vedere questo film che parla di persone le cui vite possono sembrare molto diverse dalle vostre, conta che rimaniate aperti così come avete dimostrato oggi: il mondo ne ha disperatamente bisogno».

E dopo aver finito di leggere la lettera della regista che era negli USA, Ruffalo ha chiesto agli studenti di esprimersi, di domandare, di chiedere cosa significa quel film e cosa significa il fatto che lui abbia aiutato a farlo nascere. Ne uscito fuori un dialogo di più di un’ora. Tranne le prime due domande, che sono mie - sono stato invitato a condurre il dibattito dopo il film da Loredana Commonara che cura Cinema e Scuola, un programma promosso e finanziato dal Ministero della Cultura – tutte le altre sono di studenti delle scuole superiori di Roma, Lazio e Abbruzzo. Quella che segue è una trascrizione di domande e risposte.

Come prima domanda vorrei farne una che iniziasse sdrammatizzando le sensazioni toccanti e drammatiche che questo film ti lascia. Accetteresti l’idea di interpretare in un film il tuo personaggio più noto, Hulk, che arriva in Palestina alla fine degli anni 40 per impedire che succeda tutto questo?

Chi può dirlo. Mai dire mai [risate]

Quando abbiamo parlato del film, qualche giorno fa, abbiamo condiviso quest'idea, che ci sono tre parole chiave che stanno nel cuore profondo di questo film e queste tre parole sono ‘umanità’, ‘pace’, ‘famiglia’. Mi piacerebbe che raccontassi in che modo il film lavora su queste tre parole

Ogni buona storia deve avere un conflitto e non c'è conflitto maggiore di quello di perdere i propri diritti come essere umano. Chiunque sia presente qui o comunque sia qui in Italia qui con voi è in grado di godere di enormi diritti, di fare ciò che vuole e invece guardando questo film cominciate a capire quello che è un mondo in cui alle persone non è consentita questa libertà. Le persone non si possono muovere come vorrebbero non possono fare quello che vogliono non possono andarsene e non possono neanche invitare a far venire altre persone a visitarle. E quando non ti viene data l'opportunità di rimpadronirti dei tuoi diritti, di riguadagnarli attraverso il voto, attraverso un movimento politico, allora a quel punto non ti resta che la violenza. Per cercare di riprenderli o conservarli. È qui che interviene la passione, combattendo per la ragione stessa per la quale siete vivi. Ma la famiglia, la vostra famiglia è ciò che vi mantiene, fa sì che rimaniate umani perché voi amate le persone che vi stanno a cuore e così la famiglia diventa un rifugio, diventa qualcosa che è a guardia della vostra umanità.. Come si può superare tutto questo in una maniera che sia diversa dal ricorso alla violenza, come si va oltre le ingiustizie senza utilizzare la violenza e la storia, questa storia, ce lo dice in maniera molto chiara condividendo il nostro cuore in maniera letterale e in maniera simbolica. In realtà, soltanto raccontando storie, come in questo film, come fa un artista, soltanto in questo, modo cercando di infrangere con un cazzotto una bugia per mandarla in frantumi, mandarla in pezzi, per andare verso il mondo partendo da questo piccolo luogo devastato che è la Palestina. È lì che risiede il nostro vero potere, grazie alle storie

Ciao Mark io sono un grande appassionato della Marvel. A proposito di potere. Tu sei un essere umano come tutti noi, vero? Però la gente ti conosce perché sei famoso per i film con il tuo personaggio Hulk. Ma qual è il superpotere che tu hai o che vorresti avere e perché?

Beh, diciamo che tutti questi supereroi della Marvel hanno in comune il fatto che sono un po' degli outsider, sono degli emarginati e che tutti vogliono fare qualcosa che vada oltre quella piccola vita e che ne valga la pena. E questo è un qualcosa con la quale io mi identifico, che penso di avere in comune con loro. Ma per rispondere alla domanda, il potere di Scarlet Witch, che può assumere la forma di qualsiasi cosa, è una dote che potrebbe senza dubbio interessarmi

Posso chiederle dei consigli per qualcuno che voglia fare il suo mestiere di attore?

Io ho frequentavo una scuola di recitazione, l’ho frequentata per circa sei anni ed è stato un percorso che mi ha dato tantissimo: ho guardato tantissime opere di ogni tipo, ho letto tantissimo, ho letto tantissimi drammi teatrali e sono andato molto a teatro, ho visto moltissimi film, ho recitato in teatro. Credo che voi dobbiate trovare ciò che vi piace, ciò che amate e poi metterci tutti voi stessi, fare di tutto per riuscire ad ottenerlo. Io mi sono impegnato quotidianamente, ma ho impiegato tantissimo tempo. Fino a 28 anni facevo il barista perché cercavo di guadagnarmi da vivere prima di potermi guadagnare da vivere come attore però ce l'ho messa tutta esattamente perché la mia vita era impostata in quella direzione, volevo fare quello e credo che questo sia il suggerimento che posso dare a voi: lo dovete pensare, lo dovete sognare, dovete fare qualsiasi cosa possibile per arrivare a riuscirci. Imparando il mestiere con ogni mezzo. Come? La mia insegnante diceva o lo prendi a prestito o lo compri o lo rubi

Il film è stato girato in aree molto calde e anche pericolose. Può raccontarci come era l’atmosfera sul set e come sono andate le riprese?

Non ero presente sul set, sono intervenuto nella produzione in un momento successivo quando avevano iniziato a girare il film a Gaza e avevano ingaggiato tutta la troupe lì sul posto. Ma dopo gli eventi del 7 ottobre non hanno più potuto continuare a girare lì, nella casa, perché era troppo pericoloso. Perciò sono stati costretti a lasciare Gaza e a trasferirsi in Egitto per portare a termine il film ma la produzione si è assicurata che tutti i componenti della troupe di Gaza, che purtroppo non potevano lasciare i territori e andare in Egitto, venissero pagati comunque per poter continuare a sopravvivere anche dopo aver dovuto rinunciare al film. Cherien ha scritto la sceneggiatura ha recitato nel film, lo ha diretto lo ha prodotto e quando è stata costretta a lasciare casa per andare in Egitto ha dovuto ricostruire tutto il set, rimettere in piedi un'intera troupe e quindi mettere su un altro budget per poterlo finanziare, cosa che praticamente ha fatto completamente da sola. È ciò che intendevo dire prima con il motto: ‘o lo compri, o lo prendi a prestito, o lo rubi. Quando pensi che qualcosa debba assolutamente essere fatta, devi riuscire a farla, in un modo o nell’altro

Può raccontarci più specificamente le difficoltà di fare un film come questo, in quell’area?

Beh, c’erano luoghi in cui era praticamente impossibile girare perché la troupe veniva derubate delle macchine da prese, sparivano altri oggetti e attrezzi. Inoltre molti dei luoghi in cui Cherien avrebbe dovuto girare, non esistono più perché sono stati completamente distrutti e questo è parallelo con il mondo in cui viviamo adesso. All’inizio, altra difficoltà, hanno dovuto mentire circa il tipo di film che stavano realizzando per poter essere autorizzati a farlo e a entrare a casa sul set.

Lei è anche un padre, ha una famiglia. Cosa ha provato come genitore e come uomo a realizzare questo film?

Per quanto io conoscessi la situazione di Gaza, per il fatto di essere da 15 anni al fianco di coloro che combattono per la propria libertà e per il popolo palestinese, conoscevo questa storia ma non ne conoscevo i dettagli: non la conoscevo in profondità, non conoscevo la sua quotidianità Non conoscevo la storia, quella con la ‘S’ maiuscola, che viene raccontata in questo film: ciò che viene detto in un film può veramente modificare quello che noi sappiamo, può modificare il nostro atteggiamento. Questa è una storia che avendo dei figli, e quindi sapendo cosa può significare perderli, può toccarti in maniera profonda e molto reale. Anche per questo, partecipare alla produzione di questo film ha significato qualcosa che ho vissuto in maniera molto concreta

Lei ha di fronte quasi mille studenti che vedono un film come questo cui lei ha lavorato come produttore esecutivo. Ha mai fatto qualcosa del genere anche in America?

Non siamo stati in grado di organizzare nulla di simile perché negli Stati Uniti c'è una specie di censura in merito a questa questione. Alcuni genitori non vogliono che i propri figli vedano un film come questo. Anche per questi è stato molto difficile trovare una distribuzione, non è stato possibile con nessuno dei distributori di rilievo importanti, abbiamo messo in piedi una distribuzione che ci siamo fatti da soli. Diciamo che qui la verità non fa paura così come invece succede negli Stati Uniti, anche se con questo non voglio assolutamente dire che ci sia una qualche forma di censura ufficiale. Ma per queste ragioni, la vostra presenza, qui, è un trionfo è qualcosa che io apprezzo molto, e so che anche popolo palestinese lo apprezza. Del resto, come reagireste voi se vostro padre venisse umiliato dia militari israeliani davanti ai vostri occhi come accade al ragazzino così come accade nel film. Come vi sentireste a vivere in un mondo in cui non c'è una via, un modo politico per porre fine a quell'umiliazione. E se questa fosse la vostra storia e non vi fosse consentito raccontarla agli altri?

Grazie per essere venuto qui prima di tutto. La mia domanda è, secondo te, cosa potremmo fare noi studenti, per migliorare anche di poco la situazione?

Questo è il vostro mondo, non c'è mai stata prima di questa generazione una che sapesse così tante cose del mondo. Potrebbe essere quella che decida di vivere in un bellissimo mondo, in pace, perché questo è alla nostra portata, davvero. Ci vuole un po' di immaginazione, ci vuole partecipazione. Quindi partecipate. Partecipate a un mondo che possa essere diverso

Cosa ne pensa della situazione oggi in America?

Il 65% degli americani è contrario alle politiche di Trump, la maggioranza degli americani è contro di lui Sta portando il mondo verso la guerra, la guerra globale, una guerra mondiale, una guerra illegale e le persone lo sanno

Da quando sono piccola amo il cinema e voglio ringraziarla per questo film perché questo film è capace di dare speranza: in questo periodo mi sono successe cose brutte come sono successe cose brutte al mondo e ci voleva proprio questo film per farmi vedere il mondo con occhi diversi

Grazie, significa veramente tantissimo ciò che hai detto. Il mio cuore ti appartiene. Il cuore di Mark Raffalo.

Se questo articolo ti è utile, abbonati per sostenere Rinascita e ricevere la rivista cartacea.

Abbonati