Intervista a Marco Cappato, i diritti tra consenso popolare e ostacolo politici

Marco Cappato spiega perché in Italia il diritto al fine vita esiste già ma resta fragile, mentre l’Associazione Luca Coscioni denuncia una legge che rischia di restringerlo nonostante il forte sostegno dei cittadini.

Diego ProtaniInterviste
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ANSA

Il tema del fine vita in Italia è sempre difficile da affrontare. L’associazione Luca Coscioni si batte da decenni e oltre 100 premi Nobel hanno sostenuto le loro campagne. Sul tema del fine vita sono state raccolte ben 1.235.470 firme. Numeri che meritano attenzione. Abbiamo parlato con Marco Cappato Promotore della campagna Eutanasia legale.

Marco Cappato A che punto è la legge sul fine vita? C'è qualche possibilità che passi prima o poi?

Dicevo che in questo momento c'è più il rischio che passi, nel senso che la proposta che il Parlamento sta discutendo è la proposta del governo che se passasse avrebbe l'effetto di cancellare i diritti esistenti. Perché ricordiamoci bene che delle regole ci sono sul fine vita, non è che non ci siano, ed è la sentenza della Corte Costituzionale che ha valore di legge fatta sulla disobbedienza civile con la quale ho aiutato DJ Fabo a andare in Svizzera. Sono stato assolto perché la Corte Costituzionale ha stabilito che un malato a determinate condizioni può accedere al suicidio assistito in Italia. Se il malato è dipendente da trattamenti di sostegno vitale, oltre che affetto da patologie irreversibili e con sofferenze insopportabili, la ASL deve, se è quello che chiede, aiutarlo a autosomministrarsi un farmaco letale. Ricordo che ci sono 14 persone che l'hanno ottenuto finora, quindi non è che lo dico io che è legale. È già legale in tutta Italia. In più ci sono due regioni che hanno stabilito regole per delle procedure per rendere questo diritto meglio attivabile, che sono la Toscana e la Sardegna. Quindi delle regole ci sono. Servirebbe una buona legge per l'eutanasia legale per poter aprire la possibilità di ottenere l'eutanasia anche per mano di un medico, non solo con l'autosomministrazione a sostegno. La legge proposta dal Governo va nella direzione opposta e estromette il Servizio Sanitario Nazionale e restringe il diritto ai soli pazienti attaccati alle macchine, affidando delle decisioni a un Comitato Nazionale di valutazione di nome a governativa. Quindi sarebbe un disastro. Per questo l'Associazione Luca Coscioni è mobilitata per chiedere al Governo il ritiro di quella legge.

C'è un problema di democrazia su questo tema?

La settimana scorsa è uscito un sondaggio del Gazzettino che fanno tutti gli anni, Ipsos, a Nord-Est 80% di favorevoli, ma il dato impressionante è 56% di praticanti assidui alla funzione religiosa, 56% di favorevoli alla legalizzazione dell'eutanasia, 76% degli elettori fratelli d'Italia favorevoli alla legalizzazione dell'eutanasia, 67% degli elettori della Lega Nord. È chiaro che quando i partiti possono permettersi, i vertici dei partiti, di andare frontalmente contro le indicazioni dei loro stessi elettori vuol dire che c'è un problema di democrazia. La realtà è che il tema è nascosto così bene che non pagano il prezzo politico per queste posizioni impopolari tra i loro stessi elettori.

In fondo l'eutanasia non aumenta le morti, riduce le sofferenze….

È evidente che quando ad esempio parliamo, non è l'unico caso, in Olanda dove l'eutanasia è legale, due eutanasie su tre sono malattie terminali di cancro e la maggior parte degli altri casi malattie neurodegenerative allo stesso terminale. È chiaro che sono persone alle quali la pratica dell'eutanasia magari significa risparmiare due o tre mesi di sofferenze insopportabili e intrattabili. Non è che si tratta di morti che avrebbero chissà quando.

Tu hai detto poco fa che anche ormai i cristiani, che comunque sono praticanti, sono favorevoli all'eutanasia. Praticanti assidui della messa. Non è ora che forse la Chiesa fa un passo avanti?

In realtà la Chiesa, le gerarchie ecclesiastiche, qualche passo avanti l'hanno già fatto perché nei tempi di Welby, vent'anni fa, avevano negato il funerale religioso perché aveva interrotto le terapie. Oggi l'interruzione delle terapie è riconosciuta come legittima anche dalla dottrina della Chiesa. La realtà è comunque che c'è una differenza enorme tra la Chiesa come comunità dei credenti e la Chiesa-gerarchia. Io non ho titoli per dire quello che dovrebbe fare la Chiesa-gerarchia. Prendiamo atto però che i loro stessi fedeli la pensano in modo completamente diverso da gerarchie che continuano a dire che l'eutanasia è una forma di abominevole assassina.

C'è un distacco tra la popolazione e la politica su questo tema?

Mi pare che le cifre di cui ho parlato e tutti i sondaggi in materia lo confermino. Non lo dico io, non è nemmeno una mia opinione. Lo dicono tutti i sondaggi sulla materia.

In fondo sei come un tassista che accompagna le persone….

Io non accompagno più nessuno, sono altre persone che lo fanno. Siamo 50 persone associate a delinquere con l'Associazione Soccorso Civile e abbiamo aiutato finora. Sono stati aperti procedimenti giudiziari nei confronti di 13 persone.

L'ultima domanda così ti lascio. Voi più che altro avete un pubblico molto giovane alle vostre iniziative. I giovani rispondono molto a quello che voi proponete, alle vostre proposte ?

È un tema che non conosce l'età. C'è una vera unità intergenerazionale. Perché le persone anziane vivono sulla propria pelle e nelle loro amicizie cosa può significare. Però anche i giovani in famiglia, ormai non c'è più una famiglia italiana dove non ci sia stato un caso di assistenza a una persona con sofferenze insopportabili. Credo che sia un tema che attraversa le generazioni.

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