Intervista a Lucia Calamaro: «un Paese senza ricerca è destinato all'estinzione»

Da Antartica ai tagli a cultura e università: la regista denuncia un modello che impoverisce il futuro e abbandona le nuove generazioni.

Diego ProtaniIntervisteCINEMA
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ANSA

Un film necessario. In un momento dove è più conveniente per tanti punti di vista uscire con una commedia Lucia Calamaro va controcorrente e dirige un film che ha come tema i tagli sulla sperimentazione e la ricerca. Un film che fa pensare, che spiazza. Non è un caso che nel triennio 2026-2028 il governo taglia 118 milioni di euro alla ricerca pubblica. C’è una volontà politica su questo provvedimento. Ma l’opera della Calamaro non è un grido di allarme ma una presa di posizione su quello che sta accadendo alla ricerca ma come dice lei stessa nell’intervista anche nelle varie arti dello spettacolo . “Antartica – Quasi una fiaba” è arredato da un cast stellare come Barbara Ronchi (già vincitrice di un David di Donatello), Silvio Orlando e Valentina Bellè. L’opera prima di Lucia Calamaro è stata presentata a Bari al Bif&st Festival nella sezione Rosso di Sera ed è in sala dal 7 maggio per Vision Distribution

Come nasce l'esigenza di un film che ha come base i tagli sulla ricerca scientifica in Italia?

Per me, che lavoro nell'ambito della cultura e che ho fatto l'università, ho fatto il dottorato, ho studiato, per me è proprio un nodo dolente di questo paese il fatto che non ci sia proprio attenzione alla creazione di generazioni, al sostegno alle nuove generazioni e quindi al sostegno alla ricerca. Per me è inaudito, non lo capisco, essendomi formata in Francia, in cui invece c'è un'attenzione a ogni piccolo germoglio di talento o di vocazione o di genialità o comunque di ossessione. Tutto questo è estremamente sostenuto dove c'è uno Stato potente che ne paga le conseguenze, però sostiene tantissimo i propri talenti, sia scientifici che artistici che culturali. Per me questo è un suicidio, è un paese che si sta suicidando e conta solo sullo sforzo personale e sul piacere, il piacere che hanno le persone di fare ricerca, di fare arte. Si autocondanna una vita a 800 Euro da borsisti e sappiamo tutti che oggi con 800 Euro non fai niente, pur di trovare quella molecola perché la ricerca, la sorpresa, l'entusiasmo che abita la maggior parte delle persone, scienziate che io conosco e ne frequento parecchie, scienziate a basso budget perché non c'è mai budget per fare quello che fanno, fanno tutto rubando ore alla loro vita e alla loro esistenza perché sono appassionati e la passione andrebbe premiata. E' per me proprio un nodo centrale, un imperativo categorico Kantiano il fatto di sottolineare il fatto che questo paese deve aiutare i suoi talenti, proprio mi ci arrabbio.

Vale anche nel mondo della cultura, nel cinema ci sono stati tanti film che abbiamo visto in questi giorni di operatori che protestavano.

Il cinema protesta, bisogna dire che almeno il cinema ha una voce e riesce a protestare, ma vogliamo dire che succede in teatro? vogliamo dire che succede nell'editoria? vogliamo dire che succede ai poeti, che non c'è assolutamente, gente che ha scritto le più belle poesie del mondo che si ritrova a chiedere la pensione minima, a fare l'elemosina. Il cinema è l'epifania e grazie a Dio che c'è perché c'è un sindacato, c'è tanta gente che lavora nel cinema, ma in generale la condizione dell'artista in Italia o del creatore culturale se vogliamo, anche del tecnico culturale, non sono considerate professioni a tutto tondo e questo è scandaloso perché è in questi luoghi tra scienza e cultura che nasce l'immaginario di un paese, di una nazione. Come si fa allora a non innaffiarlo? È incredibile!

Questa sua denuncia é anche una denuncia di pericolo democratico, mancando la ricerca scientifica, gli investimenti sulla scuola, gli ospedali e anche la cultura?

Più che pericolo democratico è pericolo simbolico. Un paese che non è fiero di sé, che non spinge, che non inietta vitamine dentro le giovani generazioni. Rimaniamo giovani fino a 45 anni è una cosa assurda perché devi rimanere giovane per avere quei piccoli budget per fare le cose. Un paese che non inietta potenzialità dentro le generazioni a venire è un paese avviato all'estinzione. Il pericolo è che le nostre eccellenze, che siamo abituati, siamo veramente un paese di mandolinari e di canzonette e di improvvisatori geniali. Però siamo stati obbligati a diventare un paese di mandolinari, canzonette e improvvisatori perché non c'è stato dietro, c'è poco stato, stato con la S maiuscola. E quindi anche quando Mattarella benevolmente dice che bisogna trovare un accordo, non basta però, siamo tutti d'accordo che bisogna trovare un accordo. Cosa si fa? Certo, serve la proposta. Eh, non basta dire fate pace, un po' non basta, fate pace e parlatevi, va bene, però magari dei punti, che qualcuno metta giù i punti, e veramente non solo per il cinema, perché lo trovo anche sbagliato che sia l'unica categoria, è la categoria che combatte perché è l'industria più grossa, l'industria culturale, ma tutto quello che è cultura, appunto, è danneggiato. Vogliamo parlare della danza contemporanea? Che hanno ammazzato tutto il budget l'anno scorso? Hanno tolto tutti i festival di danza contemporanea, tutti i finanziamenti. Ovviamente non si sono levate varie voci, ma è successo. Vuol dire che qualcuno che vuole fare danza contemporanea dall'Italia se ne deve andare. Va bene, continuiamo così.

Quanto manca anche l'assenza dei centri sociali e la guerra che stanno facendo ai centri sociali per creare cultura?

È gravissimo, è gravissimo. Guarda, prendi questo esempio, è fondamentale perché non ci sono luoghi di aggregazione. Io sono cresciuta tra il Villaggio Globale e il Rialto Sant'Ambrogio, cioè tutte le mie prime prove le ho potute fare in due centri sociali, grazie al fatto che c'erano persone che ti davano una stanza con una chiave pulita, in cui tu potevi provare ore e ore, provare e sbagliare, provare e sbagliare. E lo stesso è per i gruppi musicali underground. Hanno chiuso tutto e non si capisce perché, perché poi non è un luogo di spaccio, di violenza, di droga o di abuso. La strada è molto più pericolosa a questo livello. I centri sociali sono sempre stati un luogo di aggregazione, di cultura, di incontro e di scambio. Quindi c'è tutta una generazione romana, ma anche milanese, che è cresciuta lì dentro. Oggi i ragazzi dove vanno? I giovani talenti dove vanno? Non c'è Stato e non c'è luogo di aggregazione.

Forse perché gli artisti fanno paura alla destra?

Sicuramente la destra sta sbagliando proprio punto di vista. In questo senso si mette dal lato dei proprietari di questi spazi e non sa stare dal lato del proprietario. Come ben sappiamo, è sempre il più forte con il più forte. Quindi è difficile essere d'accordo con le posizioni che ha preso culturalmente la destra rispetto a tutti questi spazi. Siamo chiaramente contrari, io sono chiaramente contraria. Furiosa, se vuoi, della chiusura a Rialto-Santa Ambroggio. È chiuso da 15 anni. Non ci hanno fatto niente, non l'hanno neanche messo nel PNRR per le ristrutturazioni, se lo sono dimenticato. E questa non è stata la destra, mi spiace dirlo però.
Gli errori destra-sinistra sono tanti, le comunelle destra-sinistra sono tante e sicuramente la destra sbaglia in modo clamoroso ma non si può dire che la sinistra non abbia sbagliato.

Finalmente una voce libera. È difficile avere una voce libera oggi in Italia?

No, non è vero, non credo che sia difficile. Credo che non ci siano più. Credo che ci sia anche nel nostro Habitat una volontà di comunella e di accomodamento e di interessi personali. Se vuoi, più che voce libera, una sintomatica vigliaccheria prodomo Mea perché deve convenire a me. La domanda che si fanno la maggior parte delle persone è a me che me ne viene in tasca. La questione pubblica è stata abbandonata per minimo profitto individuale, forse anche un cappuccino gratis, neanche grandi ambizioni. Qualcuno si deve rioccupare anche della trasmissione, delle generazioni successive ed è qui che si impunta il film. Bisogna toglierle di mezzo, in qualche modo la figura di Silvio Orlando è sacrificata, è sacrificabile perché ha già vissuto.

Bisogna che una certa generazione si tolga di mezzo, smetta di voler essere semplicemente protagonista e si sdrai a terra e faccia da ponte alle altre. Non ha senso voler rimanere attaccate alla sedia e non credo che sia l'impossibilità di avere una voce libera. Non mi convenga, ma se la domanda mi conviene o non mi conviene è la domanda sbagliata.

Allora, si può essere culturalmente dei partigiani nell'Italia di oggi?

È una bella domanda, è una bella domanda. Sì, serve un focolaio di accensione, serve un focolaio che prenda all'iniziativa. C'è qualcosa di molto sgradevole nella cultura, secondo me, è che non si riesce a fare comunità. Pensiamo che l'ego è talmente dilatato che ognuno pensasse, ed è una cosa molto triste che ogni artista non sia generoso verso gli altri artisti, e ci sia solo il pensiero per il proprio sviluppo, il proprio progetto, il proprio futuro. Quindi per ricreare questo luogo immaginario, che dici tu, dei partigiani della cultura, servirebbe un atto di umiltà. Non credo che ci sia, tra quelli che possono, quindi i più famosi, i più affermati, i più arrivati, non mi sembra che ci sia tanto questo interesse per gli altri

L'ultima domanda è un po' provocatoria. Quanto potrebbero essere, oggi, attuali, le cantine romane, quelle da dove uscivano Meme Perlini e tutti gli altri del cinema e del teatro sperimentale?

Simone Carella! Cordelli, ma mi mandi proprio a colazione! Dobbiamo riaprire le cantine. Forse se ogni cittadino privato ha una cantina in più e l'ha a me stessa a disposizione, cantina, garage, box, quello che è, anche casa di nonna, vanno assolutamente riaperte. Abbiamo fatto dei nomi e quelle erano volontà di singole persone, che avevano la Repubblica in testa. Erano persone, Simone Carella era un uomo che voleva mettere gli altri insieme. C'erano delle volontà individuali di accorpamento. Oggi mancano dei visionari dell'organizzazione culturale, perché più che artisti erano grandi dinamizzazioni culturali. Il Festival di Castel Porziano oggi non sarebbe più possibile.

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