Intervista a Cisco: «Siamo figli della Resistenza, la musica serve a ricordare da dove veniamo»
Con il doppio album Reduci, Cisco torna a raccontare memoria, resistenza e umanità popolare. Dall’eredità dei Modena City Ramblers ai canti partigiani, passando per trentacinque anni di strada e concerti

ANSA
Stefano Cisco Bellotti cantautore storico dell’Emilia Romagna che ha dato il via in Italia negli anni 90 a quel folk rock che ha in seguito spopolato in ogni dove nella penisola, esce con un doppio Album “Reduci” davvero interessante ed innovativo. Da venti anni porta avanti con coerenza e decisione una meravigliosa carriera solistica, anche se rimane omogeneo nelle idee a quel ragazzo che nel 1992 iniziò a far parte dei Modena City Ramblers. Inevitabilmente è un cantautore più maturo, nei testi e nel linguaggio. Anche se la voce è sempre la stessa e il sound non tradisce mai le attese. Nonostante sia un doppio album non è mai banale, non annoia. Ogni canzone è una storia, ogni traccia ti lascia a riflettere. Soltanto un grande cantautore può permettersi il lusso nel 2026 di sfornare un doppio album e di emozionarti con ognuna delle canzoni presenti nel disco.
Stefano in un momento dove è difficile fare un disco, perchè tu lo fai doppio?
Io fondamentalmente sono un uomo di altri tempi e quindi quando faccio canzoni nuove, progetti nuovi, ragiono ancora come un uomo del 1900 e quindi faccio un disco perché ho delle cose da dire. Non dico che faccio un concept album, ma quasi. Quindi mi metto al lavoro scrivendo canzoni che abbiano un senso, un legame tra loro. C'è un progetto alla base del disco che vado a fare e questo lo faccio anche nel 2026 che, giustamente, i dischi e gli album già singoli, non vengono ascoltati! E io ne faccio uno doppio che ha due anime all'interno, una più classica, resistente, legata ai canti di guerra, ai canti partigiani e uno con delle storie per me emblematiche, storie di vita o racconti di personaggi a me cari. Quindi c'è questo doppio album, questa doppia anima che è raccolta sotto questo titolo, Reduci, che è un po' un titolo autobiografico. Siamo tutti Reduci di un mondo che non c'è più. Facciamo parte di una generazione che ha fatto musica in altri tempi, con altri metodi e con altre mire, proprio appunto anche la questione che ti dicevo prima di come io approccio i dischi e da lì c'è tutto il concetto di questo disco.
È doppia anche la copertina per questa volta?
Bravissimo, bravissimo, mi dimentico spesso di dirlo. È doppia anche la copertina, nel senso che avevo dato compito a un mio amico di fare una copertina di Reduci. Lui, per non saperne leggere e scrivere, come si dice in questi casi, fa una copertina versione maschile e una versione femminile, chiedendomi di scegliere. Però le due cose erano così belle entrambe che gli ho detto, sai cosa faccio? Faccio metà copie con la copertina maschile, metà copie con la copertina femminile. Quindi ci sono CD con la copertina maschile e CD con la copertina femminile, LP con la copertina maschile e LP con la copertina femminile.
In un momento dove la destra guadagna terreno e rovina il mondo, quanto è importante cantare la resistenza? Anche in Italia non sempre la resistenza è apprezzata dalle istituzioni, pensiamo al presidente del Senato Ignazio La Russa…
È importante, è importantissimo perché noi siamo figli di quella storia lì. Siamo tutti figli di un periodo storico importante che ha portato la libertà nel nostro Paese innanzitutto e dopo un ventennio di dittatura e di oscurantismo e di una guerra mondiale che aveva distrutto il Paese, noi siamo figli della resistenza, lo dice la Costituzione stessa. Quindi noi oggigiorno e per tutti i giorni a venire dovremo sempre ricordare questa cosa e sarà sempre più difficile ricordarlo, perché io capisco che è affascinante avere certe teorie di destra, molto più semplicistiche, però non dobbiamo cadere in quei tranelli, non dobbiamo ricadere negli errori del passato. Oggigiorno, più andiamo avanti, più non ci saranno più testimoni a raccontare quello che è stato il fascismo, quello che è stata la guerra, quello che è stata la resistenza e quindi la musica, l'arte in generale deve ricordarlo, deve farsi portavoce di un movimento che ha dato la libertà al Paese e che ha fatto sì che noi oggi, a distanza di più di 80 anni, vivessimo in una Repubblica. Questa cosa è fondamentale e non dovremmo mai perderla l'attenzione riguardo a questi argomenti, dovremmo sempre tenerla lì come una bussola che ci indica la strada, come riferimento, anche in periodi in cui non credo che la destra italiana sia il nuovo fascismo, io ho questa mia idea, credo che sia molto semplicistica, abbiamo della gente abbastanza impresentabile al governo, però non è che temo il ritorno delle camicie nere, assolutamente, ma detto questo va mantenuta l'attenzione su quelle che sono le libertà, su quelle che sono l'accoglienza, su quelle che sono le basi democratiche del nostro Paese e della nostra Costituzione, perché non cambi. Ci hanno provato anche con un referendum a cambiare il pezzetto della Costituzione e non ci sono riusciti, questo vuol dire che il nostro Paese comunque ha degli anticorpi che funzionano molto bene e io di questo sono molto felice!
Comunque tu in 35 anni di carriera dai Modena City Ramblers ad oggi, hai sempre cantato la resistenza, non è una cosa che fai da poco, l'hai sempre fatto.
È uno degli argomenti che mi è sempre stato più a cuore, ma prima ancora che facessi il cantante, quindi sono cresciuto, nato con storie partigiane, con storie della resistenza che erano legate alla mia famiglia, alla zona in cui sono cresciuto io, Carpi e l'Emilia in generale. Quelle storie lì hanno sempre fatto parte del mio immaginario, quando sono entrato per la prima volta a far parte di Modena City Ramblers in una sala prove, mi ricordo ancora il giorno che provammo per la prima volta insieme, io non ero mai stato in un gruppo, quindi avevo tutto da imparare. La prima canzone che abbiamo provato insieme è stata Bella Ciao e io quel giorno ho detto “bene, sono nel posto giusto, al momento giusto con le persone giuste” e quindi da quel momento lì ho sentito che si apriva una nuova strada, anche per le mie idee, per il mio modo di vivere, per il mio modo di pensare e quindi non l'ho mai abbandonato. Ancora oggi ho bisogno di cantare canti di resistenza, ho bisogno di raccontare storie legate alla resistenza, legate alla nostra storia, ma non per farne una bandiera politica per un partito, semplicemente per raccontare quelle che sono le nostre radici e la nostra storia.
Tu ti sei sempre sentito un cantante partigiano, che parteggia?
Sì, sì, fondamentalmente sì, anche se i partigiani sono un'altra cosa, gente che ha rischiato la propria vita, ha messo in gioco la propria vita, la vita dei loro familiari, per scelta davvero con scelte molto più dure di quelle che posso fare io nel cantare e scrivere canzoni. Sono un cantante di parte, come diceva Gramsci, odio chi non parteggia, odio gli indifferenti e quindi di me Gramsci non può pensare che io sia un indifferente che non parteggio.
L'ultima domanda, stai per partire con il tour, però in fondo, se non ci pensiamo, Cisco è sempre in tour, non smette mai.
Sì, io sono sempre in tour, sono sempre in tour. Ci sono dei momenti in cui mi fermo per programmare nuovi progetti, come è stato quest'inverno, sono stato abbastanza fermo con le date ( anche se qualche data l'ho sempre fatta) perché stavo lavorando al disco e quindi adesso che si apre la stagione estiva e partiremo col tour con tante date, saranno tante date da qui a settembre. Poi dopo arriverà un nuovo capitolo magari, adesso vedremo di riflettere su cosa fare per l'autunno e l'inverno prossimo, però saremo sempre sulla strada, perché il nostro lavoro è quello di andare in giro, incontrare gente, suonare le nostre canzoni, confrontarsi con le persone che ti vengono a sentire e vedere le canzoni stesse crescere, il disco stesso crescere. Il disco non è che nasce e muore quando esce, il disco prende vita il giorno in cui esce ed è disponibile per tutta la gente, fa delle canzoni e del disco quello che meglio crede e quindi bisogna dare aria, polmoni alle canzoni e rendere il disco disponibile.
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