Intercettazioni e legge elettorale: il baratto politico della destra
Norme penali e regole del voto ridotte a moneta di scambio nella maggioranza: così il compromesso diventa mercimonio e il Parlamento un mercato.

ANSA
Nella destra siamo ormai al baratto politico. A raccontarlo, con la disinvoltura di chi si è abituato a tutto, sono persino giornalisti filogovernativi. Fratelli d’Italia e Forza Italia starebbero negoziando su due questioni senza alcun rapporto: intercettazioni e legge elettorale.
Lo scambio sarebbe semplice: FdI arretra sulle intercettazioni, FI non ostacola la riforma elettorale. Tu mi concedi le preferenze, io rinuncio a una norma penale. Due materie delicate, che incidono sui diritti e sulla qualità della democrazia, ridotte a fiches nella trattativa interna alla maggioranza.
Questo non è compromesso politico. Il compromesso nasce dal confronto sullo stesso problema: ciascuno rinuncia a qualcosa per raggiungere una soluzione comune, possibilmente nell’interesse generale. Qui accade l’opposto. Non si valuta se una norma sia giusta, efficace o rispettosa delle garanzie; la si tratta come proprietà del partito, da scambiare con un vantaggio del tutto estraneo.
La politica diventa mercimonio, il Parlamento un mercato delle vacche e le leggi moneta di scambio. Il confronto tra idee e interessi legittimi cede il posto a una contrattazione di favori: non conta quale scelta serva al Paese, ma quale utilità procuri a questo o quel partito.
È una vergogna da denunciare con forza, perché non offende soltanto il Parlamento: inganna i cittadini, ai quali si racconta che le leggi siano approvate nell’interesse generale mentre vengono barattate nei rapporti di potere della destra.
Di fronte a questa degradazione serve una reazione politica e morale netta delle opposizioni, a cominciare dalla sinistra. Non si può assistere in silenzio alla trasformazione delle istituzioni e delle leggi della Repubblica in merce da contrattare nel mercato interno della maggioranza.
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