India, l'Europa per un nuovo ordine globale

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ANSA

L'India sta emergendo come una potenza globale significativa sia sul piano politico che su quello economico e negli scenari della sicurezza globale. Sul piano politico, l'India sta giocando un ruolo sempre più di primo piano negli organismi internazionali, dalle Nazioni Unite al G20 fino ai forum del “Global South”, dei BRICS e della Shanghai Cooperation Organization. La sua politica estera è oggi caratterizzata da un complesso equilibrio tra le relazioni con le superpotenze tradizionali, come gli Stati Uniti e la Cina, tra l’Occidente e Paesi in via di sviluppo ed economie emergenti. Sul fronte economico, l’India ha visto una crescita costante del PIL, diventando una delle economie in più rapida espansione al mondo. I settori della tecnologia e dei servizi IT, in particolare, hanno contribuito enormemente a questa crescita, posizionando il paese come un hub tecnologico globale.

Tra il 2010 e il 2024, il tasso di crescita del PIL indiano è stato secondo solo a quello della Cina tra i principali paesi e regioni. Nel periodo fino al 2035, il PIL indiano crescerà in media del 6,1% all’anno, una percentuale superiore a quella di qualsiasi altro grande paese o regione, e il suo PIL pro capite sarà superiore del 75% nel 2035 rispetto a oggi. L’influenza globale crescente dell’India è anche supportata dalla sua demografia, essendo il paese più popoloso al mondo, avendo superato la Cina nel giugno del 2023. Nel 2025, la popolazione ha raggiunto 1.470 milioni con un incremento annuale di 12,8 milioni rispetto al 2024. È il Paese che contribuisce maggiormente all’aumento della forza lavoro a livello globale con un incremento di 128 milioni entro 2040. La sua domanda di energia, secondo l’ultimo outlook dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, cresce a volumi pari a quelli della Cina e dei Paesi del Sud Est asiatico messi insieme.

L’India sta emergendo come una potenza tecnologica globale, con un focus su Intelligenza Artificiale, semiconduttori, cloud computing e infrastrutture digitali, trainata da iniziative governative come il passaggio da “Digital India” a “Intelligent India” e collaborazioni internazionali. Il sistema Aadhaar, che rappresenta la digitalizzazione dell’identità anagrafica in India, ha emesso oltre 1,4 miliardi di documenti di identità, coprendo oltre il 90% della popolazione. Se si considera il percorso storico dell’India, si comprende meglio come l’attuale ruolo dell’India di protagonista sulla scena globale rappresenti, almeno dal punto di vista economico, un ritorno piuttosto che una novità storica.

All'inizio del XVIII secolo, come ha dimostrato lo storico dell'economia britannico Angus Maddison, la quota dell'India nell'economia mondiale era del 23%, pari a quella di tutta l'Europa messa insieme. Nel '700 era del 27%, per poi tornare al 23-24% nella prima metà del XIX secolo. Quando i britannici lasciarono l'India, nella mezzanotte tra il 14 e il 15 agosto 1947, il PIL dell’India era sceso a poco più del 3%. L'India era governata a beneficio della Gran Bretagna, la cui ascesa per 200 anni fu finanziata dal suo dominio coloniale in India.

Un percorso analogo si potrebbe tracciare anche per la Cina la quale nel “Secolo dell’Umiliazione” dal 1839 al 1949, ha subito interventi stranieri, guerre e trattati ineguali che causarono perdite territoriali, indennità e frammentazione interna che hanno provocato una caduta della sua percentuale del PIL globale dal 25% della prima metà dell’800 a meno del 5% nel 1949. Fino agli anni ’80 del XX secolo Cina e India hanno mantenuto un tasso di crescita abbastanza analogo. Il differenziale nella crescita del PIL è avvenuto negli ultimi 40 anni, divenendo il PIL cinese più di quattro volte superiore a quello indiano. Ora si registra un’inversione di tendenza nei tassi di crescita rimanendo comunque distante nel tempo il possibile raggiungimento da parte dell’India dell’economia cinese.

L’India aspira a divenire un attore di primo piano in un mondo visto da Delhi in una prospettiva multipolare. L’India è focalizzata in un impegno per un multilateralismo rinnovato e più efficace e teme il disordine, l’imprevedibilità e l’approccio unilaterale che Trump sta introducendo nel sistema internazionale. La prospettiva di un multipolarismo con meno multilateralismo rischia di determinare un futuro più difficile anche nel breve termine, soprattutto per l’India che mira ad un assetto globale basato su un assetto stabile e più prevedibile, condizione necessaria per un Paese obbligato a crescere a ritmi sostenuti nei prossimi decenni per far fronte alle domande di una crescente popolazione con una età media di 29 anni.

In buona parte delle sfide globali l’India svolge per le sue dimensioni politiche, economiche e sociali un ruolo di primo piano: dal cambiamento climatico, alla salute, dalla sicurezza all’innovazione digitale fino alle prospettive di crescita dell’economia mondiale. L’India, aspira a divenire un leader del cosiddetto Global South dove la Cina finora svolge il ruolo di leadership. A partire dal Summit del Global South che ha organizzato nel gennaio del 2023, l’India si propone anch’essa come paese guida e come bridge tra Global South e paesi europei e occidentali. Altri paesi come Brasile, Messico, Sud Africa, ambiscono ugualmente ad un ruolo trainante in particolare nelle regioni di appartenenza. Secondo le stime più recenti, il PIL combinato dei paesi del Global South può variare, ma si stima che contribuisca a circa il 40-45% del PIL mondiale. Per quanto riguarda la popolazione, il Global South comprende circa 6,5 miliardi di persone, che rappresentano oltre l’80% della popolazione globale. Gli interessi condivisi in tale raggruppamento riguardano gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, l’accesso alla finanza internazionale, la sostenibilità degli impegni sul cambiamento climatico e la crescita economica dei paesi meno sviluppati, la riduzione della povertà, una riforma del multilateralismo che promuova maggiore inclusività nelle organizzazioni internazionali.

L’Europa, che attraversa una fase di tensioni e criticità nel rapporto con gli USA , anche a seguito delle recenti posizioni del Presidente Trump sia nel campo della difesa che in materia tariffaria, se vuole ambire a svolgere un ruolo più autonomo sulla scena globale non può non porsi il tema di un nuovo partenariato strategico con molti attori del Global South, a cominciare proprio dall’India con la quale sono in corso negoziati avanzati per la firma di un accordo di libero scambio e di protezione degli investimenti. Con l’India, in particolare, l’Unione Europea dovrebbe innalzare il livello di ambizioni. Da un partenariato commerciale, che è destinato a rafforzarsi notevolmente con la conclusione dell’accordo di libero scambio, ad una partnership strategica che coinvolga gli investimenti sulla sostenibilità, sulla transizione energetica, la ricerca nei settori più innovativi dall’intelligenza artificiale delle tecnologie per le energie rinnovabili, le applicazioni delle scienze della vita e della “smart agriculture”.

In particolare, in questa fase caratterizzata da tensioni nel rapporto tra India e USA derivanti dalle misure tariffarie adottate dal Presidente Trump nei confronti delle esportazioni indiane, si apre un’ulteriore finestra di opportunità per sviluppare un ambizioso partenariato di lungo periodo tra Europa e India. Sarà, in tale prospettiva, determinante assicurare un impulso politico al più alto livello nell’Unione Europea per rendere sempre più strategica la partnership con l’India, che, ben al di là dei rapporti commerciali, possa estendersi alla ricerca sulle “clean technology”, alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, alla mobilità dei talenti, fino ai rami della sicurezza marittima e della cybersecurity. Con l’India, unica tra le maggior tra le economie emergenti ad aver adottato una “road map” per arrivare alla “Net Zero economy” nel 2070, con l’impegno di arrivare a 500 gw di energia solare installata nel 2030, sarà possibile condurre un’azione congiunta per far avanzare il processo negoziale sul cambiamento climatico. Tale prospettiva di collaborazione diventa ancor più necessaria, dopo il ritiro degli Usa dagli accordi di Parigi del 2015, annunciato recentemente dal Presidente Trump.

L’Europa e l’India di fronte alla fine dell'ordine mondiale scaturito dalla seconda guerra mondiale sono obbligate a ridefinire il proprio ruolo e contribuire a definire un nuovo assetto multilaterale. Il Ministro degli Esteri indiano Jaishankhar, nel suo libro “The India way”, nel rappresentare le sfide attuali della politica estera dell’India richiama il dilemma definito "Sindrome di Panipat” che si riferisce all’indecisione e alla mancanza di prontezza e visione strategica quando avvenne, nel XVIII secolo, la sconfitta dell’impero Maratha da parte degli afghani. L’impreparazione dinanzi alla mutevolezza degli scenari globali potrebbe anche oggi rischiare di compromettere un ruolo da protagonista dell’India. In tale prospettiva Jaishankar definisce il passaggio storico della politica estera del periodo di Nehru del non allineamento all’attuale, da lui definita del “multi allineamento”. Per tali ragioni l’India è impegnata a perseguire un’autonomia strategica nel campo della sicurezza e della difesa e, allo stesso tempo, a sviluppare nuovi partenariati per partecipare alla riorganizzazione delle catene del valore favorendo una maggiore interconnessione con l’Europa, con i paesi asiatici e in generale con i Paesi del Global South.

L’Europa si trova in una situazione non dissimile, chiamata, nello scenario globale che viene emergendo, allo stesso tempo a promuovere la sua autonomia strategica e nuove relazioni con l’India e con molte altre realtà emergenti del Global South e a ridefinire anche i suoi rapporti con la Cina. Proprio una partnership strategica tra Europa e India potrebbe riaprire una prospettiva di un suo maggior protagonismo nell’agenda per affrontare le sfide globali per la riforma e il rilancio del multilateralismo divenuta sempre più urgente nell’attuale disordine internazionale.