In Israele torna la pena di morte, ma così vale solo per i palestinesi

La Knesset ha approvato una legge che reintroduce la pena di morte per chi vuole «mettere fine all’esistenza dello stato d’Israele». Una formulazione che di fatto esclude la possibilità che venga usata per cittadini israeliani.

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

In Israele, il 30 marzo 2026, la Knesset ha approvato una legge che introduce la pena di morte , tramite impiccagione, per i condannati per attacchi mortali classificati come terrorismo. Il provvedimento stabilisce la condanna capitale come esito di riferimento e ne accelera l’esecuzione, riducendo i margini per attenuanti e revisione. La norma si applica in particolare nei territori occupati, dove i procedimenti sono affidati ai tribunali militari, e rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui lo Stato israeliano affronta i reati legati alla sicurezza.

È proprio su questo punto che si concentrano le criticità con il rischio che la legge diventi uno strumento volto esclusivamente a colpire i cittadini palestinesi. Secondo osservatori legali e ricostruzioni riportate dal New York Times, il contenuto della norma rende infatti quasi impossibile che venga utilizzata in casi diversi. Il provvedimento colpisce, infatti, «chiunque causi la morte di un cittadino israeliano con l’intento di mettere fine all’esistenza dello stato d’Israele sarà condannato a morte o all’ergastolo» e permette la condanna a una pena capitale anche in assenza di una decisione unanime da parte dei giudici. Accuse mosse regolarmente ai palestinesi della Cisgiordania occupata, per i quali ora la pena di morte rischia di diventare la sanzione predefinita.

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere, anche se con toni contenuti. L’Unione europea ha espresso «grande preoccupazione» per una legge considerata «discriminatoria». Tramite un portavoce, l’Ue ha ribadito la propria contrarietà alla pena di morte sottolinenando come l’approvazione di un tale provvedimento rappresenti un pericoloso «passo indietro» da parte di Israele. Per ora, però, le critiche restano sul piano politico, senza tradursi in iniziative concrete.