Improvvisazioni sullo Stretto, gli usa tra attacchi e dietrofront
Nei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno lanciato un operazione militare per liberare Hormuz, oggi è già stata sospesa per proseguire i negoziati

ANSA
Domenica 4 maggio gli Stati Uniti annunciavano Project Freedom, un’iniziativa militare unilaterale volta a liberare le navi vittime del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Lunedì 5 maggio gli ineffabili esponenti del governo americano Pete Hegseth e Marco Rubio hanno lodato l’iniziativa evocando l’importanza dello sforzo messo in campo. Martedì 6 maggio alle 2.30 del mattino ora europea il presidente Trump dichiara la sua sospensione: «Sulla base della richiesta del Pakistan e di altri Paesi, del tremendo successo militare che abbiamo avuto durante la campagna contro l'Iran e del fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti dell'Iran, abbiamo concordato che (…) Project Freedom sarà sospeso per un breve periodo di tempo per vedere se l'accordo può essere finalizzato e firmato». In sostanza: i paesi alleati americani hanno pregato gli Stati Uniti di fermarsi per non pregiudicare la via della diplomazia.
La storia di questo progetto, considerata nella sua estensione temporale, ricorda la celebre filastrocca italiana: “questa è la storia di vacca Vittoria, muore la vacca finisce la storia”: un altro episodio nella serie tv nella quale il presidente Trump crede di vivere, un nuovo livello sbloccato nel videogioco a cui crede di giocare. Sono le parole deI capitano Raman Kapoor, indiano, affidate alla radio nazionale statunitense, dal nord del Golfo Persico dove è bloccato con altri 23 membri d’equipaggio, a riportarci alla realtà: «Siamo diventati vittime collaterali di questa guerra e siamo intrappolati in una zona di guerra». Parliamo di circa 20.000 lavoratori dello shipping commerciale internazionale, la maggior parte indiani, filippini e pakistani, che oggi denunciano scarsità di viveri e di carburante e temono per le proprie vite. La verità è che la natura velleitaria delle operazioni militari americane rischiano di aggravare la situazione: solo la diplomazia potrà salvarli.
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