Ilva, usare i fondi del Ponte per far rinascere Taranto

Bonificare il sito, mantenere la proprietà pubblica e affiancare all’acciaio un polo ferroviario: una proposta per tenere insieme lavoro e salute.

Antonio RosatiApprofondimenti
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ANSA

La storia dello stabilimento industriale dell’Ilva di Taranto è tormentata e senza fine.

Paradigma del lavoro possibile ma inquinante e quindi oscuro.

Per anni si sono contrapposti interessi legittimi, costituzionali, in conflitto fra loro.

Da una parte il diritto al lavoro, con difesa purchessia dei livelli occupazionali, dall’altra il diritto dei cittadini (bambini) di vivere in una città salubre e priva di veleni.

Due forze parallele che non si sono mai incontrate. Sono trascorsi molti anni, tra discussioni, morti, dolori, paure e tensioni.

Le responsabilità sono molte, diffuse, complesse e aspre. Recentemente la Corte d’appello civile di Milano ha emesso il decreto che dispone il blocco e lo spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento.

I giudici milanesi hanno rigettato l’istanza di sospensione presentata dai legali dell’azienda, stabilendo che la tutela della salute pubblica e dei cittadini prevale sulle ragioni dell’attività di impresa e del profitto economico.

La Corte di Cassazione, ultima istanza, si riunirà il 20 ottobre, per discutere il ricorso straordinario presentato dai legali della struttura commissariale.

Cosa deciderà la Corte di Cassazione è difficile ipotizzarlo.

Credo che confermerà il giudizio dei magistrati di Milano, per più ragioni.

In primis l’assenza di un vero progetto industriale che preveda la bonifica integrale del sito, e per la mancanza di una reale e credibile offerta di acquisto con relativi investimenti.

Se questo accadrà ci troveremo di fronte ad una crisi gigantesca, con perdita del lavoro tra diretti e indiretti di migliaia di persone, circa 20.000. La più grande crisi degli ultimi quarant’anni, con conseguenze imprevedibili.

Il governo si muove in ordine sparso, le forze sindacali comprensibilmente spaventate, la città di Taranto sospesa.

Mi permetto qui di avanzare un’idea, una ipotesi industriale.

Lo stabilimento dovrebbe rimanere in mano pubblica, con manager scelti tra i migliori in Italia, andare avanti con la bonifica integrale. Ricordo che l’area interessata è immensa, circa 1.500 ettari.

Si potrebbe pensare a due funzioni:

  1. Confermare la produzione di acciaio in condizioni migliorate e rigenerate.
  2. Realizzare un polo di costruzione di treni di alta velocità e metropolitane.

In Italia fummo i primi a realizzare treni ad alta velocità (Pendolino).

Coinvolgendo i nostri prestigiosi poli tecnici, un progetto “Olivetti” padre inventore della computeristica italiana, per coinvolgerli nella produzione e ricerca. In Italia produciamo treni ad alta velocità e metropolitane che sono a tecnologia giapponese e tedesca.

Certamente serviranno, per le due missioni, ingenti capitali e rilevanti intelligenze.

Il ponte di Messina, opera altamente discutibile, a mio avviso non prioritaria, ha in dote 13,5 MLD.

Si potrebbe pensare ad una sospensione del ponte e destinare quelle risorse per procedere celermente alla bonifica integrale. Contestualmente far nascere un polo della mobilità che si nutre di acciaio, con altissima e qualificata progettazione.

Il mercato della mobilità è in grande crescita in tutto il mondo, in particolare nelle grandi aree urbane.

Questa enorme tendenza è confermata da molti studi recenti.

Certamente possono esserci altre idee, l’importante è non restare fermi come i fatti dimostrano.

Da perdere abbiamo paure e catene, iniziando a scrivere un’altra storia di fiducia e speranza.

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