Il voto alle Nazioni Unite sull'embargo a Cuba: l'Italia ha scelto di non scegliere.

All’Onu l’Italia non condanna l’embargo statunitense: una scelta che ignora la crisi dell’isola, l’aiuto cubano durante il Covid e i medici in Calabria.

Francesco RizzaApprofondimentiCUBA
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ANSA

Dicesi autorevolezza la stima che si conquista quando alle parole seguono fatti concreti, anche se impopolari. Si chiama, invece, subalternità quel modo di porsi volto a garantire posizioni di comodo, evitando di contraddire o disturbare i potenti di turno. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, nei giorni scorsi, una risoluzione sulla richiesta di Cuba di condannare il più che sessantennale blocco economico, finanziario, commerciale ed energetico imposto dagli Stati Uniti contro l'isola. Washington, soprattutto nei confronti dei Paesi alleati, aveva esercitato la massima pressione affinché la richiesta cubana venisse respinta. La proposta dell'Avana ha ottenuto 136 voti favorevoli, 9 contrari e 60 astensioni, compresa quella italiana: davvero un pessimo metodo per il Governo Meloni, se il suo intento è quello di difendere la propria dignità e le proprie posizioni di fronte ai frequenti attacchi di Donald Trump.

Fra alti e bassi, la storia dell'embargo, che ha sfiorato lo scoppio della Terza guerra mondiale, si perde talmente nel passato che molti non la ricordano più. Presidente di Cuba dal 1940 al 1944 e poi dal 1952 al 1959, Fulgencio Batista aveva imposto sull'isola una dittatura corrotta e oppressiva, finalizzata a tutelare gli interessi dell'oligarchia dominante. A quel regime si opposero con forza lavoratori, intellettuali e comunisti nel tentativo di ripristinare la democrazia. Come reazione alla dittatura, la guerriglia guidata da Fidel Castro riuscì a conquistare il potere. Nella notte di Capodanno del 1959 Batista fu costretto alla fuga e, l'8 gennaio, Castro entrò trionfalmente all'Avana, avviando le riforme che avrebbero portato alla nascita di una repubblica socialista. Gli Stati Uniti reagirono bloccando gli investimenti sull'isola. Di conseguenza, Cuba si avvicinò sempre più all'Unione Sovietica, fino alla rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti nel 1961. Nel febbraio del 1962 entrò ufficialmente in vigore l'embargo statunitense, che non è mai stato revocato e che oggi viene ulteriormente inasprito dal progetto, dichiarato dall'amministrazione Trump, di favorire un cambio di governo sull'isola attraverso una crescente pressione economica e politica, giustificata ancora una volta con la necessità di "esportare la democrazia".

Oggi le sanzioni unilaterali di Washington colpiscono prevalentemente la popolazione civile, impedendo a milioni di cubani di accedere a medicinali, cibo ed energia. La situazione è estremamente drammatica. In questo scenario, il voto favorevole alla richiesta di condanna avanzata da Cuba assume un valore non solo politico, ma anche ideale, in difesa dei principi di umanità e di civiltà. Al di là del poco dignitoso equilibrismo italiano, che difficilmente basterà a migliorare i rapporti italo-americani, l'astensione del Governo assume una particolare gravità anche per il momento in cui arriva. La leadership cubana è infatti impegnata nell'attuazione di ben 176 riforme economiche e sociali, approvate per rinnovare il modello socialista e sostenere la popolazione in una fase di enorme difficoltà. Oltre a differenziarsi ancora una volta da Francia e Spagna, che hanno votato a favore della mozione cubana, la scelta del Governo italiano appare ancora più grave perché tradisce l'amicizia con Cuba, che durante la pandemia di COVID-19 sostenne il nostro Paese inviando propri medici e che ancora oggi, grazie a un accordo di cooperazione, contribuisce al funzionamento della sanità calabrese. Senza il lavoro dei medici e degli infermieri cubani, numerosi ospedali pubblici della Calabria sarebbero costretti a chiudere, aggravando ulteriormente una situazione sanitaria già fortemente critica.

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