Il vecchio idillio è finito: Trump prepara il dopo-Netanyahu

Dietro i sorrisi dello Studio Ovale crescono irritazione e diffidenza. Washington guarda a Eisenkot e Bennett, mentre negli Usa crolla il consenso per Bibi.

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Archivio Rinascita

Ben Samuels, corrispondente da Washington di Haaretz, è giornalista capace e dalle ottime entrature. Lo conferma il suo articolo che racconta, nei dettagli, scena e retroscena dell’incontro nello Studio Ovale tra Donald Ttrump e Benjamin Netanyahu. A sintetizzarlo con efficacia è il titolo della sua corrispondenza: L'irritazione di Trump, la disperazione di Netanyahu: i sorrisi della Casa Bianca nascondono crescenti divisioni” Il vecchio idillio è finito, ma, rimarca Samuels, «entrambi i leader sanno che nessuno dei due andrà da nessuna parte prima delle rispettive elezioni. Trump ha bisogno che Netanyahu non distolga l’attenzione dalla sua agenda; Netanyahu ha disperatamente bisogno che Trump sia dalla sua parte».

D’altro canto, i sondaggi pubblicati martedì, giorno dell’incontro, hanno mostrato quanto sia crollata la popolarità di Netanyahu in tutto lo spettro politico statunitense. Il 49% degli americani, tra cui il 74% degli elettori di Kamala Harris e il 23% degli elettori di Trump – ritiene che dovrebbe essere arrestato mentre si trova sul suolo statunitense, secondo un sondaggio condotto da The Economist/YouGov. Quasi la metà sostiene che abbia danneggiato le relazioni tra Stati Uniti e Israele o commesso crimini di guerra, mentre il 54% ha un’opinione sfavorevole di lui. “Bibi l’americano” sa bene che Trump e i suoi più stretti collaboratori sul Medio Oriente – in primis, il suo influente consigliere-genero Jared Kushner – stanno puntando su altri “cavalli” per le elezioni in Israele del 27 ottobre. Due su tutti: l’ex capo di stato maggiore delle Idf, Gadi Eisenkot, e il giovane e ambizioso ex primo ministro Naftali Bennett. Uomini di centrodestra, ritenuti più affidabili e “potabili” dei vari Ben-Gvir, Smotrich e dello stesso Netanyahu ultima versione.

Dal suo tour a Washington, il primo ministro più longevo nella storia d’Israele torna a mani semivuote: qualche sorriso, stiracchiato, e le solite photo opportunity. Il tycoon non l’ha scaricato ma non è più la sua carta vincente.

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