Il terrorismo ebraico dei coloni israeliani
Oltre 200 israeliani, tra generali, ex ministri e capi dei servizi, denunciano la «pulizia etnica» dei coloni in Cisgiordania con il sostegno del governo

Archivio Rinascita
«La vera minaccia è il terrorismo ebraico». Chiaro e tondo. Non è il titolo di una fanzine pro-Pal, ma di uno dei giornali più accreditati al mondo: il New York Times. Quel titolo è un possente j’accuse, supportato da un mega reportage dalla Cisgiordania — pubblicato il 31 agosto — di Azam Ahmed, Natan Odenheimer e Ronen Bergman.
La forza di quella denuncia sta anche nelle affermazioni di un numero crescente di generali, funzionari dei servizi segreti e primi ministri israeliani che hanno combattuto per Israele e che oggi accusano i coloni della Cisgiordania di condurre una pulizia etnica col sostegno del governo. Tra loro ci sono eroi di guerra come il generale maggiore Eyal Ben-Reuven, che ha guidato le forze di terra israeliane nella guerra del 2006 contro Hezbollah. «Quello che fanno qui i coloni è la vera minaccia per Israele. Mi preoccupa più dell’Iran, di Gaza o del Libano».
«In parole povere, è pulizia etnica», gli fa eco Ephraim Sneh, generale di brigata in pensione ed ex ministro della Sanità, riferendosi agli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania. Ancora più duro è Asaf Agmon, generale dell’Aeronautica in pensione, che si è spinto oltre, paragonando la situazione a quanto subito dagli antenati di molti israeliani durante la Shoah — non per la scala della violenza, precisa, ma per lo sforzo di cancellare la presenza palestinese da gran parte della Cisgiordania. «Quando una società si comporta così — avverte Agmon — quella società è condannata».
Sul filo della memoria è anche la riflessione di Moshe Ya’alon, ex capo di Stato maggiore dell’esercito e ministro della Difesa sotto Netanyahu fino al 2016. «Cos’è la supremazia ebraica?» ha detto di recente Ya’alon, considerato a lungo un falco della sicurezza, sul sito di notizie israeliano Ynet. «Ottant’anni dopo l’Olocausto, il Mein Kampf al contrario. La razza dei signori siamo noi».
A giugno, più di 200 israeliani — tra i quali figurano due ex ministri, oltre tre dozzine di generali dell’esercito e dell’Aeronautica in pensione, gli ex capi dei servizi segreti esteri e interni del Paese, oltre a rabbini, un premio Nobel e uno dei romanzieri più celebrati d’Israele — hanno firmato una lettera in cui chiedono la fine del «terrorismo ebraico» e della «pulizia etnica in Cisgiordania».
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