Il superamento delle politiche giovanili e l’introduzione della Valutazione di Impatto Generazionale

Deleghe, assessorati e ministeri non bastano: ogni scelta pubblica incide sul futuro dei giovani. Per questo serve la Valutazione di Impatto Generazionale.

Andrea BattagliaApprofondimentiGIOVANI
Il superamento delle politiche giovanili e l’introduzione della Valutazione di Impatto Generazionale

ANSA

Parlare di politiche giovanili è la moda del momento, anche perché siamo vicini ad appuntamenti elettorali molto importanti. Primo fra tutti, il voto per le prossime elezioni politiche del 2027.

La locuzione politiche giovanili e il suo inserimento nel contesto istituzionale non rappresentano una novità. Basti pensare che l’attuale Presidente del Consiglio era stata indicata dall’allora Presidente del Consiglio, Berlusconi, quale Ministro per le politiche giovanili. E questo accadeva nel 2008: se dal 2008 ad oggi ancora parliamo di politiche giovanili significa che quella operazione politica, lungi dal rappresentare una svolta reale per i giovani, fu soprattutto un’ottima mossa di marketing e comunicazione. Serviva solo per dare una parvenza di vicinanza della politica ai giovani.

Per come già anticipato, da allora poco o nulla è cambiato. Gli enti di ogni livello si limitano a creare assessorati alle politiche giovanili o a conferire deleghe sul tema. Ma è evidente che questo approccio non sia più sufficiente, specie se, come purtroppo spesso accade, si trasforma in una delega di comodo, invece di pensarla come una responsabilità condivisa e trasversale.

A mio giudizio, la realtà è molto più complessa di quanto pare e le politiche giovanili non possono essere trattate come un compartimento stagno ultroneo rispetto al resto della politica. Credo fermamente che non esista decisione pubblica che non sia, più o meno direttamente, incidente sul presente e sul futuro dei giovani. Nel momento in cui si sceglie di finanziare o meno una linea ferroviaria, si incide sulla possibilità o meno che avrà un giovane di andare all'università o di accettare o meno un lavoro. Se si trascura la sanità territoriale, le famiglie – figli compresi – sono costrette a scappare dalla propria terra per curarsi. Se aumentano i costi della mobilità e cambiano le opportunità di studio, lavoro e socialità, tutto questo incide direttamente sulla vita dei giovani.

Quando un’amministrazione istituisce una delega alle politiche giovanili, lasciando invariata la propria “schiena”, rischia di creare un braccio in più che dopo un po’ di tempo diventa solo un problema per il movimento del corpo stesso. Il rischio è quello di confinare i bisogni dei giovani ad interventi marginali e non strutturali come l’emanazione di bandi, la creazione di consulte giovanili o di forum temporanei che non sono in grado di impattare realmente sulle decisioni che contano come casa, lavoro, welfare, urbanistica, trasporti.

Io ritengo che, per poter superare questa logica meramente simbolica, sia necessario un cambiamento di prospettiva profondo: serve introdurre a tutti i livelli l’obbligo della Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) di ogni scelta, legislativa ed amministrativa.

Se questo diventasse vincolante, come la copertura di bilancio o la valutazione di impatto ambientale, nessuna legge, delibera, regolamento o altro atto amministrativo potrebbe essere approvato senza chiarire ex ante quali siano i costi, i benefici e le opportunità di quell’atto per i giovani nei prossimi cinque, dieci o vent’anni. La VIG obbligherebbe i rappresentanti delle istituzioni a comportarsi da veri statisti, andando cioè oltre il criterio di governo basato sul consenso immediato e consentirebbe di misurare gli effetti delle decisioni sul divario tra generazioni, rendendo la tutela del futuro un criterio fondamentale della legittimità dell’azione pubblica.

Questo è cruciale, specie in Calabria, laddove la fuga dei giovani non si ferma con convegni sui giovani, ma con interventi su infrastrutture, con maggiori e migliori servizi sanitari, con residenze universitarie accessibili ed un mercato del lavoro in grado di dare opportunità concrete e non solo precariato.

La scelta se restare o meno in Italia o in Calabria si costruisce ogni giorno, nell’insieme di tutte le scelte concrete di chi amministra e chi legifera. Per questo non basta un assessorato. Per questo non basta un ministero.

Ogni settore della politica investe i giovani. I giovani non hanno bisogno di essere celebrati come risorsa del futuro ma esclusi dalle scelte del presente. Chiedono che il presente venga governato pensando a quanto riceveranno domani.

In conclusione, una strada nuova e sistemata, un ospedale funzionante, trasporti efficienti non sono decisioni neutre per le nuove generazioni. Ogni scelta politica è una scelta sul futuro dei giovani di oggi.

Per questo, tutto è politica giovanile.

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