Il sovranismo fanatico di Donald Trump

ANSA
Allo studio ovale ci si mette in cerchio intorno a Trump e si prega. Il Presidente degli Stati Uniti si propone di abbattere la teocrazia islamica ma ha in mente un modello di teocrazia evangelica: così diversi, così uguali. Non dobbiamo sbagliare analisi: derubricare scene del genere a mero folklore significa non cogliere uno degli aspetti caratteristici del sovranismo “maturo”: il fanatismo religioso.
La tentazione di ridurre questo sfoggio di pelosa e artefatta religiosità a mera strumentalità per coprire ben altro è fondata: questa nuova ondata di guerre voluta dai sovranisti di tutto l’Occidente ha a che fare con il petrolio e con la supremazia economica e geopolitica. Eppure anche questo non è tutto. Oggi, come in altre epoche, il fanatismo religioso si salda a rivendicazioni di potenza perché è in grado di fornire a queste una patina di valore spirituale necessaria a sentirsi dalla parte del giusto e del vero; perché può rafforzare le premesse nazionalistiche del sovranismo offrendo un orpello a identità fragili sul piano storico, culturale ed esistenziale; perché può rappresentare una via d’uscita da una complessità diventata insopportabile anche sul piano cognitivo.
Il fanatismo religioso non è l’elemento che fonda il sovranismo, ma certamente lo accompagna: ognuno ha i suoi interessi geopolitici ma gli attori più guerrafondai si ispirano esplicitamente a versioni integraliste delle religioni di riferimento: Trump all’evangelismo carismatico, Putin all’ortodossia cristiana, Netanyahu all’ortodossia reazionaria ebraica, gli Ayatollah iraniani all’estremismo islamico.
Questo fatto culturale va compreso precisamente in rapporto al tema della fragilità delle identità culturali demolite dalla dissoluzione di senso e di valori portata avanti dal neoliberismo. E c’è un fatto nuovo, che rende il fanatismo di oggi particolarmente odioso in rapporto a identità particolarmente fragili: il sistema mediale in cui vivono le opinioni pubbliche, non solo occidentali, (i nostri social, i consumi “on demand” di prodotti culturali) genera “bolle” costituite da persone che consumano le stesse cose, condividono gli stessi gusti, si danno ragione tra di loro, si fanno eco.
Il diverso sta diventando destabilizzante perché la nostra comfort zone sta diventando più esigente, anche a causa di un ecosistema mediale che premia l’omogeneità, l’identità, la spersonalizzazione e l’annullamento del diverso, in ultima analisi la solitudine. E siccome il sistema mediale non piove dal cielo, ma è la realizzazione culturale più fine dei magnati del mondo, non stupisce che, da alcuni decenni, la destra del mondo persegua la propria visione identitaria, reazionaria e nazionalista attraverso una manipolazione sistematica del sistema mediale che è possibile se e solo se si dispone di volumi di risorse immense. Il sonno della ragione genera mostri; grande disponibilità di denaro e una bella spolverata di fanatismo religioso, ed ecco che la storia torna a ripetersi, in tragedia e in farsa.