Il sostegno di Trump affonda Netanyahu
L’endorsement americano lega il premier alla prospettiva di un’altra guerra e rafforza un’opposizione che guarda anche al sostegno della Lista Araba Unita.

ANSA
Lo segnalano i sondaggi e lo conferma la crescente mobilitazione di attivisti di opposizione: l’endorsement di Donald Trump a favore dell’amico Bibi non paga elettoralmente. Annota in proposito Esther Solomon, tra i più accreditati analisti politici israeliani: «L’appoggio di Trump era accompagnato da una minaccia: se gli israeliani non avessero votato per Netanyahu, il presidente “non sarebbe stato propenso” a “portare a termine il lavoro” con l’Iran. Non solo Netanyahu ha legittimato un atto di ingerenza senza precedenti negli affari interni di Israele, ma, per ottenere quel sostegno, ha legato Israele a un imminente conflitto con l’Iran, esplicitamente motivato da ragioni politiche. “Vi garantisco più guerra, ma votate per me” è certamente un messaggio originale per una campagna elettorale. Volontariamente o meno, offre anche un chiaro vantaggio all’opposizione: una demagogia così grottesca e manipolatoria mette apertamente in mostra i difetti più dannosi e ripugnanti di Netanyahu».
L’abbraccio del tycoon ha contribuito ancor di più a fare del voto del 27 ottobre un referendum sulla persona. Su Benjamin Netanyahu. E questo tende a rinsaldare il variegato fronte dell’opposizione. Per gli «anti-Bibi» Netanyahu significa corruzione, avversione verso le istituzioni democratiche, il sostegno senza limiti alla destra messianica, il rifiuto ad assumersi la responsabilità del disastro senza precedenti del 7 ottobre. E nessuna retorica presidenziale, per quanto altisonante, riuscirà a farle cambiare idea.
Anzi, questa idea si rafforza e fa sì che quello che fino a qualche settimana fa sembrava impossibile, ora appare una prospettiva realistica: il sostegno della Lista Araba Unita al fronte ebraico-israeliano anti-Netanyahu. In questa direzione vanno le recenti aperture di Yair Golan, leader dei Democratici, e, sia pure in maniera più sfumata, dello stesso Gadi Eisenkot, il più accreditato competitor di Netanyahu. Sì, Donald Trump potrebbe aver dato una mano per l’uscita di scena del premier più longevo, ed esiziale, nella storia di Israele. L’eterogenesi dei fini.
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