Il Sinone di Nolan e la guerra vista dal basso

Nell’Odissea, l’ingannatore dell’Eneide diventa il soldato subalterno che combatte e muore per decisioni prese da altri.

Enrico BruniBattaglia delle Idee
RIVRINASCITA_20260807164219611_72ba5e82689e5d36556ba5201d9538f4.jpg

ANSA

Tra le intuizioni più significative dell’Odissea di Christopher Nolan vi è la lettura del personaggio di Sinone. Attraverso questa figura, apparentemente marginale rispetto all’architettura complessiva del mito, il regista opera uno spostamento del baricentro morale della narrazione: dall’epica degli eroi alla vicenda di coloro che hanno dato la vita per quella guerra senza disporre degli strumenti necessari per raccontarla.

Sinone non compare nei poemi omerici. La sua rappresentazione letteraria più nota si trova nel secondo libro dell’Eneide, nel racconto che Enea offre della caduta della città di Troia. Nel poema virgiliano egli è l’ingannatore che, attraverso una raffinata costruzione retorica, permette agli Achei di compiere l’inganno per indurre i Troiani a introdurre il cavallo entro le mura. La sua parola non descrive la realtà, ma la produce, trasformando la menzogna in uno strumento decisivo della conquista. Per questa ragione Sinone diviene, nella successiva tradizione letteraria, una delle incarnazioni esemplari della frode: Dante lo colloca nella decima bolgia dell’Inferno, tra i falsificatori della parola.

Nolan interviene precisamente su questa connotazione. Il Sinone del film non è più l’artefice consapevole dell’inganno, bensì un soldato semplice che ignora la natura effettiva del piano concepito da Odisseo. La sua inconsapevolezza deve renderlo credibile agli occhi dei Troiani: proprio per questo egli viene utilizzato e sacrificato. Sinone non manipola gli altri, ma è circondato da uomini che lo manipolano. Viene infine ucciso senza avere compreso fino in fondo il ruolo assegnatogli. La responsabilità morale si trasferisce così dall’esecutore a coloro che hanno progettato e autorizzato l’operazione.

Tale trasformazione acquista un significato più ampio se letta in relazione alla figura di Antinoo. Nel film, il più celebre dei Proci non rappresenta soltanto l’arroganza di un pretendente al trono, ma è anche il privilegiato che riesce a sottrarsi alla guerra convincendo Sinone a partire al proprio posto, con la falsa promessa di provvedere alla sua famiglia. Nolan introduce così un elemento estraneo alla tradizione omerica, ma essenziale per l’elaborazione politica del personaggio: la possibilità di trasferire il costo della guerra dal corpo del potente a quello del povero.

Antinoo dispone del denaro, del rango e delle relazioni necessarie per sottrarsi alla chiamata alle armi e convertire le proprie risorse economiche nel sacrificio di un altro essere umano. Sinone, al contrario, non può acquistare la propria salvezza, non ha voce in capitolo rispetto alla guerra, non ne stabilisce gli obiettivi e non partecipa alla formulazione delle strategie: combatte, obbedisce e muore. Tra i due personaggi si istituisce pertanto un rapporto politico, quello tra chi può comprare il sacrificio e chi, non possedendo altro, può mettere sul mercato soltanto la propria vita.

La guerra viene così sottratta alla rappresentazione astratta dello scontro tra popoli e ricondotta alla sua concreta articolazione sociale. Essa non distribuisce uniformemente rischi, sofferenze e possibilità di sopravvivenza. Le classi dominanti stabiliscono gli obiettivi, organizzano il conflitto e ne amministrano gli esiti; i gruppi subalterni forniscono invece i corpi sui quali la strategia militare può materialmente esercitarsi. Nolan attualizza il poema sovrapponendogli riferimenti contemporanei espliciti, rendendo visibile un meccanismo storico che continua a caratterizzare le guerre moderne: la separazione tra chi assume le decisioni e chi ne sopporta le conseguenze.

È in questo senso che la categoria gramsciana della subalternità offre uno strumento interpretativo particolarmente fecondo. Nel Quaderno 25, dedicato alla storia dei gruppi sociali subalterni, Gramsci osserva come la loro iniziativa tenda a manifestarsi in forme frammentarie e discontinue, poiché la loro storia rimane subordinata all’iniziativa dei gruppi dominanti. Il subalterno partecipa ai processi storici, ma incontra enormi difficoltà nel costituirsi come soggetto autonomo e nel produrre una narrazione coerente della propria esperienza. La sua presenza è necessaria, ma la sua voce rimane marginale.

In termini gramsciani, Sinone partecipa alla produzione della storia dei gruppi dominanti senza riuscire a trasformarsi in autore della propria storia.

È a questo punto che entra in gioco Odisseo. Il film evita di farlo coincidere integralmente con Antinoo: i due incarnano forme differenti del potere. Antinoo rappresenta il privilegio ereditario e parassitario di un’aristocrazia che considera la propria posizione un diritto naturale. Odisseo, invece, è il comandante legittimo, l’uomo della mētis, dell’intelligenza politica e militare, colui che assume su di sé la responsabilità di condurre i Greci alla vittoria. Tuttavia, entrambi hanno bisogno di uomini come Sinone. Antinoo compra il sacrificio, mentre Odisseo lo organizza, legittimando quello stesso sacrificio in nome di una finalità collettiva e militare. Le loro responsabilità non sono equivalenti, ma entrambe presuppongono che la vita del subalterno possa essere impiegata per il conseguimento di obiettivi stabiliti da altri.

Il successivo incontro nell’Ade conferisce a questa lettura una decisiva articolazione narrativa. Nel canto XI dell’Odissea, Odisseo incontra Elpenore, il compagno morto accidentalmente e rimasto insepolto, che gli domanda di tornare da Circe per assicurargli i dovuti onori funebri. Nolan trasferisce questa funzione su Sinone, ma ne amplia il significato, trasformando l’interlocutore nel subalterno che può finalmente prendere la parola. L’Ade diviene così lo spazio nel quale la narrazione eroica viene temporaneamente sospesa e il comandante è costretto ad ascoltare uno di coloro che la storia ufficiale ha cancellato. L’incontro assume contemporaneamente la forma di un processo morale e di un’interrogazione politica. Sinone obbliga Odisseo a osservare la guerra dal basso: non più dalla prospettiva di chi ha concepito la vittoria, ma da quella di chi ne ha pagato il prezzo.

È forse questa la modernizzazione più significativa operata dal film. Nolan trasforma il punto di vista, introducendo all’interno dell’epica la voce di un soggetto subalterno. Sinone cessa così di essere soltanto un personaggio e assume la funzione di una categoria politica: diventa il volto di coloro che rendono possibile la storia senza riuscire a entrarvi come soggetti, che combattono guerre decise da altri, costruiscono vittorie attribuite ad altri e vengono infine rimossi dalla memoria.

Se hai trovato utile questo articolo, sostieni Rinascita: abbonarsi significa sostenere il pensiero critico e ricevere la rivista cartacea direttamente a casa

Abbonati