Il rosso che resta

Una bandiera rossa, un incontro inatteso e il ricordo di Claudio Catania: il comunismo come solidarietà concreta e difesa della dignità umana.

Gianluca CiccarelliBattaglia delle Idee
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ARCHIVIO RINASCITA

È morto Claudio Catania. La bara avvolta in una bandiera rossa. Strani geroglifici fanno mostra di sé su questo manto del colore del sangue. Si dice, ma la voce non è confermata, che il rosso sangue della bandiera appartenesse a qualche uomo, in tempi lontani, morto per una causa misteriosa.

Oramai solo la morte ancora sa indurre gli uomini al silenzio. Non so neanche se quel silenzio sia ancora pensoso, gravido del comune destino, della vita che ci pianta i suoi occhi addosso e chiede: «Che ne è di te? In cosa spendi il tempo a te concesso?». Sorgono ancora queste domande nell’animo degli uomini che seguono un feretro?

Qualcuno vocifera… «Psss, ehi, tu, vieni qui…». Mi volto, ma non vedo nessuno. Sarà il vento che carezza i cipressi in questa estate che sembra non finire mai. «Ehi, tu… sì, sì, proprio tu…». Eccolo. Un piccolo uomo, quasi un nano, nascosto dietro uomini più imponenti di lui. Mi rivolge lo sguardo e mi invita a raggiungerlo. Solo io sembro aver sentito quel richiamo, nessuno gli fa caso, né si gira a cercare l’origine della voce… strano.

Lascio scivolar via la gente che segue la bara all’interno della chiesa e poi mi avvicino… «Buongiorno», dico, allungando la mano per presentarmi… Mi offre ciò che resta di una mano a cui sembrano essere state amputate geometricamente quattro dita… «Non ti ricordi di me…? Certo… eri poco più di un bambino…». Nulla. La memoria non riporta a galla nulla… neanche quel moncone suscita in me un vago ricordo.

«Sono Peppe… l’amico di Claudio… venivamo a trovare tuo padre e tu eri alto così…». Indica forse un metro di altezza… «Mi ricordo di te, sempre così pensieroso sin da ragazzino… e sempre che facevi domande a Claudio, su quei rotoli che si portava dietro… i manifesti del partito, o su quel berretto buffo che ogni tanto metteva, o sul fazzoletto tutto rosso che spesso indossava legato al collo…». I pensieri semplici di un bambino.

Ora qualcosa sguscia fuori dalla memoria… ricordo, credo di ricordare… due facce sorridenti… Claudio… un omone dal volto rotondo e gli occhi furbi e allegri, una voce tonante e, accanto, un omino basso, già calvo all’epoca, anch’egli sorridente… forse per la bella amicizia che li legava, forse solo felici di girare in Lambretta per questa città dolente ad attaccare manifesti per il partito. Mi mostra il moncone. «Se non fosse stato per Claudio… è lui che mi tirò fuori da sotto la sega che si prese le mie dita…». Solo un velo passeggero di tristezza, fatto di una piccola nuvola in un giorno di solleone…

«Sai… lavoravi come un negro, mal pagato e stavi zitto, per paura… di esser cacciato, e la miseria sempre a un passo… eravamo un po’ ignoranti… come si dice… con poca scuola… ma Claudio era fiero delle sue parole, quelle che uscivano franche dalla sua bocca… nessun vantaggio per sé… da Monte delle Capre veniva e a Monte delle Capre è tornato… le parole erano solo per gli altri, parole di forza, di fiera speranza, mai di semplice rassegnazione… mi diceva… “L’individuo dev’essere pienamente realizzato, se no, non ci sarà mai il comunismo in terra… perfino quel comunista di Cristo voleva che l’uomo realizzasse se stesso in terra… e non come la Chiesa, sfacciata, che ti dice che non in questo mondo troverai la pace… bugiardi e servi del Capitale…” così diceva… erano tempi diversi… all’apparenza… ma quanto assomigliano a questi…». Pochi attimi, mille parole.

«Ti do noia?». Affatto.

«Sai, Claudio si arrabbiava quando gli dicevo che i fascisti di qua, i fascisti di là… “Il fascismo è solo un cane da guardia… abbaia e morde… ma è il padrone che lo istiga e lo rende cattivo… è dalla Rivoluzione francese che ci guardano male, i padroni…”. Io capivo poco… da un paese abruzzese abbarbicato su qualche monte vengo… però stando dietro a lui ho imparato, imparato a capire, imparato a rispettare il pensiero… il pensiero forte… è sempre forte il pensiero… non esiste un pensiero che possa dirsi debole… e solo perché non c’è Dio… già solo un pensiero che pensa se stesso mostra tutta la sua forza… e già Gramsci… pensare se stessi e il tutto… è Claudio che me lo ha insegnato… e lui lo ha imparato da solo…

I filosofi sono un problema… abbiamo di tutto oggi nel partito… architetti, economisti, commercialisti, professori universitari, avvocati… mancano gli uomini… Riflettere su se stessi e ciò in cui crediamo, per noi, per noi che eravamo e siamo comunisti, è stato sempre essenziale… inconfrontabile con il fascismo… scusami se mi sfogo… ma io sono in uscita… dal partito, dalla storia e dalla vita tra poco…

Poi con tutta questa truffa dei media… Claudio me lo diceva: “Il mondo va verso quella direzione… va bene… forse servirà pure questo… ma occhio… tutta ’sta robba porta addosso proprio il sigillo del potere… non ce ne serviamo, noi, la serviamo… da un padrone all’altro… ma come… per guidare la macchina devo prendere la patente a 18 anni, e invece con questi telefoni, che posso fare senz’altro più danni… a 9 anni… ma siamo tutti scemi…”. Io non ho figli, ma so che i figli sono fatica… e non dargli un coso più grosso della loro stessa mano… che io non posso neanche bene utilizzare…

Qui manca il coraggio… il coraggio della fatica… di essere sempre gli ultimi… di accettare di non essere alla moda… hai visto quella bandiera là? Rossa come il sangue che si è dovuto veder spargere per avere qualcosa come una vita poco poco degna… non turni di dieci ore in segheria o le donne ad ammazzarsi e poi dover pure curare i figli… non in catena di montaggio avviliti e tornare a casa e c’hai Mike Bongiorno… che schifo… e oggi tutto via…

Oggi… i voti li vogliamo da una classe media di finti individualisti indifferenti a tutto… che s’abbuffano di immagini da mane a sera… drogati e guai a togliergli questa narcosi… si dovessero svegliare e capire che non sanno che farci con la vita… oggi tutti sanno di Pil, Dow Jones, agenzie di rating, profili di rischio, sociologie utilitaristiche, biopolitica… e non un uomo che si carichi due pacchi di pasta e un chilo di salsicce e bussi a casa di un disgraziato… magari per fare due chiacchiere…

Ci deve pensare lo Stato… ecco la metafisica, altro che pensiero debole… ci deve pensare il libero mercato… la nuova e antica Economia, il mistero dei misteri… quando una parola fa la differenza e due sono troppe… e questo è l’unico modo per ricordare Claudio… ricordare le sue parole, non far morire le sue azioni… e questo è l’unico modo in cui vorrei essere ricordato anch’io… perché ho aiutato un uomo a non dar via la sua dignità…».

Le campane suonano e mi volto… qualcuno esce dalla funzione… mi giro per chiedere il suo nome… ma solo il vento carezza il cipresso che mi fa ombra…

È morto Claudio Catania, un comunista.

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