Il risiko delle banche lo pagano risparmiatori e imprese
Intesa entra nella partita Mps-Mediobanca-Generali con un’Opas da 30,6 miliardi. Ma dietro fusioni e utili record resta lo squilibrio: depositi quasi gratis, credito caro e territori sempre più lontani dalle banche.

ANSA
Intesa Sanpaolo entra con forza nella partita su Mps con un’Opas da 30,6 miliardi, costruita con Unipol. Carlo Messina, dopo il via libera del consiglio, rivendica l’obiettivo di creare valore per Intesa e i suoi azionisti e di dare «stabilità al sistema». Sul tavolo c’è il futuro del Monte, ma anche quello di Mediobanca e degli equilibri attorno a Generali. Messina assicura che il marchio Mediobanca sarà preservato, nega mire sulla compagnia triestina e liquida la mossa di Banco Bpm: «la nostra – dice – è un’offerta. Se qualcuno pagherà di più, vincerà il mercato». È il nuovo capitolo del risiko bancario italiano: fusioni, alleanze, quote incrociate e contromosse ridisegnano il potere finanziario del Paese.
Sembra una partita di Monopoly giocata con soldi veri, ma non propri. Le banche muovono miliardi, le Borse festeggiano, gli azionisti vedono salire il valore; intanto cittadini, famiglie e piccole imprese pagano il conto. I depositi restano remunerati quasi zero, spesso tra lo 0,05 e lo 0,1%, mentre prestiti, fidi e credito alle Pmi viaggiano al 6, 7, 8% e oltre. Il denaro viene raccolto quasi gratis e rivenduto con margini enormi. Il rialzo dei tassi Bce contro l’inflazione ha prodotto utili record, ma non una redistribuzione verso i risparmiatori. Con le casse piene riparte la stagione delle acquisizioni: banche più grandi, redditizie, gradite ai fondi. La concentrazione però ha un prezzo sociale: filiali chiuse, territori desertificati, credito algoritmico e meno fondato sulla conoscenza diretta. Anche il fisco mostra lo squilibrio: profitti straordinari tassati poco e tassa sugli extraprofitti aggirata con accantonamenti. L’articolo 47 ricorda che il credito va controllato. Non per frenare lo sviluppo, ma per impedire che il risparmio dei cittadini diventi carburante del potere finanziario, invece che investimento nel Paese.
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