Lettera a Pina Picierno sulla natura del Pd

Dario GinefraFlusso Quotidiano
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ANSA

Cara Pina,
leggo le tue prese di posizione di quest'oggi e non posso fare a meno di tornare con la mente a vent’anni fa, quando abbiamo iniziato a condividere l’ambizione di costruire un campo progressista unito e plurale. In virtù di questa lunga consuetudine politica, sento il dovere di risponderti apertamente e con fermezza dalle pagine di Rinascita proprio oggi, nel momento in cui annunci il tuo addio al Partito Democratico. Nelle tue dichiarazioni parli di una crisi d’identità del PD e paventi il rischio di un mutamento genetico che ne annulli la vocazione riformista, ma la tua analisi rischia di scambiare la necessaria evoluzione di una forza politica per una deriva escludente. Il pluralismo non è mai stato una sterile coesistenza di veti incrociati o una sommatoria di correnti immobiliste; l'incontro tra le culture fondative del 2007 non doveva servire a paralizzare l'azione, ma a generare una sintesi capace di governare. Un segretario eletto ha il dovere di dare una direzione: stabilire una linea, dopo il dovuto confronto, non significa annichilire le minoranze, ma assumersi la responsabilità di una proposta leggibile per gli elettori, superando le ambiguità che per troppi anni ci hanno resi indecifrabili. Sollevi una questione reale quando parli del ceto medio e del mondo produttivo, settori che non vanno abbandonati, ma la difesa del riformismo non può tradursi nella conservazione di vecchie ricette. Oggi la transizione ecologica, la difesa del welfare e i diritti sociali sono precondizioni per uno sviluppo sostenibile che conviene al tessuto economico stesso. Non si tratta di cambiare i nostri valori di riferimento, ma di proporre ricette diverse e attuali: il mondo e le destre sono cambiati, e noi dobbiamo saper innovare la nostra proposta per batterli, senza restare cristallizzati nel passato. Prendo atto della tua scelta. Ti formulo i miei migliori auguri per la prosecuzione del tuo cammino politico e personale; da parte nostra, noi proseguiremo con determinazione nel lavoro di questi anni, convinti che la natura del PD resti riformista e di centrosinistra. Per essere alternativi serve una direzione chiara, non un perenne compromesso al ribasso o la continua negazione dei valori che accomunano il campo progressista in Italia e in Europa.

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