Il mondo senza regole: la crisi dell’ordine internazionale e la dimensione europea
Dalla fine dell’illusione di Francis Fukuyama alle nuove tensioni globali, passando per le scelte unilaterali di Donald Trump: perché il diritto internazionale vacilla e quale ruolo può giocare l’Europa nel caos emergente, sulle orme di Altiero Spinelli

ANSA
Da diverso tempo, ormai, sentiamo dire che siamo entrati in una nuova era e che l’ordine internazionale a cui ci eravamo abituati sta venendo sovvertito. L’osservazione del mondo che ci circonda non fa altro che dare credito a questa tesi, dimostrandoci che la storia non è finita – come sosteneva invece Francis Fukuyama nel 1989 – e che la globalizzazione può essere un mezzo per unire il mondo, ma può anche essere la sua condanna quando permette a distanti conflitti regionali di avere pesanti conseguenze anche su di noi.
Tuttavia, la mancata “fine della storia” non sembra essere da sola la preoccupazione né dei cittadini né dei loro leader: a seguito delle sconsiderate e unilaterali operazioni militari volute da Donald Trump in Iran, tutta l’attenzione è più che altro indirizzata verso il grande assente ingiustificato, ossia il diritto internazionale. Dov’è finito quindi quel sistema di regole che ci eravamo dati e che ci avevano assicurato che avrebbe garantito una cooperazione internazionale più giusta?
Per rispondere a questa domanda bisogna partire da un presupposto fondamentale, ossia che non esiste – ad oggi – un’entità internazionale indipendente che sia in grado di costringere gli stati a conformarsi alle regole del diritto internazionale. Il diritto internazionale si basa infatti sulla premessa che gli stati ad esso soggetti siano intenzionati a metterlo in pratica, anche quando questo va contro il loro miglior interesse; per capire come questo in passato sia stato possibile bisogna quindi guardare alla storia del Novecento, nei primi anni di vita del vecchio sistema che ci stiamo lasciando alle spalle.
Già negli ultimi anni della seconda guerra mondiale le potenze alleate – ormai sicure dell’imminente crollo del regime nazista – fecero grandi sforzi diplomatici con un unico obiettivo: costruire un equilibrio che accontentasse più o meno tutti e trovare delle nuove regole di gioco comuni che potessero scongiurare il ripetersi di conflitti su scala globale. Questo sforzo congiunto portò alla nascita di diverse organizzazioni internazionali – prima tra tutte l’ONU – ma non riuscì ad impedire l’inizio della guerra fredda.
Contro ogni pronostico però la guerra fredda – se analizzata a posteriori con la rassicurante consapevolezza che l’umanità sia stata capace di scongiurare la guerra atomica – ha giocato un ruolo importante nel garantire il diritto internazionale: la nascita di un sistema di due blocchi contrapposti metteva dei contrappesi all’agire – altrimenti indiscriminato – di entrambe le superpotenze e finché nessuna delle due avesse prevalso l’equilibrio si sarebbe mantenuto.
È quindi proprio alla fine della guerra fredda che nasce l’illusione della “fine della storia”, basata sul presupposto – a posteriori errato – che anche dopo la caduta di uno dei due poli il mondo avrebbe continuato “per inerzia” a seguire le vecchie regole del gioco. In un primo periodo questa illusione resse: nonostante gli Stati Uniti si fossero auto-consegnati il distintivo di poliziotti del mondo ed agissero sempre più spesso senza aspettare il mandato dell’ONU, questi comunque continuavano a legittimare il loro operato – seppur in maniera spesso pretestuosa – come fondamentale per l’interesse collettivo della comunità internazionale.
Poi nel 2024 Donald Trump vince le elezioni presidenziali americane e – probabilmente senza volerlo – fa cadere il sipario; questo accade perché il tycoon non si preoccupa più nemmeno di giustificare le sue operazioni militari davanti la comunità internazionale (come invece avrebbero fatto i suoi predecessori) ma mette semplicemente il mondo davanti al fatto compiuto e rompe l’illusione riguardo all’esistenza di regole internazionali condivise che tutti sarebbero ugualmente soggetti a rispettare.
A fronte di ciò, vale la pena di analizzare la situazione da una prospettiva Europea. Ad oggi l’Unione si trova ad uscire – volente o nolente – dalla sua posizione subalterna nei confronti degli Stati Uniti e per la prima volta dopo molto tempo si trova di nuovo libera di agire sullo scacchiere internazionale; anche se formalmente emancipata, si ritrova in realtà assediata da tutte quelle potenze – come Cina, Russia o gli stessi Stati Uniti – che la vogliono disunita per ridurne l’influenza ed il potere contrattuale.
La battaglia per l’Unione è quindi esistenziale: se gli Stati europei non saranno capaci di fare fronte comune almeno sulle battaglie fondamentali non potranno mai diventare il baluardo della democrazia che vorremmo che fossero e dovranno rassegnarsi a brancolare nel buio, in un mondo privo di regole dove l’unica cosa che conta è chi ha la voce più grossa.
Non ci resta che constatare che la strada da fare in questo senso sia ancora lunga ma che – come avrebbe detto Altiero Spinelli – deve essere percorsa e lo sarà.