Il ministro dei ritardi
Il governo presenta l'uscita di Donnarumma come l'inizio di una nuova fase. Ma ritardi, cantieri e disagi non si risolvono con un cambio di vertice: la responsabilità politica resta al ministero.

ANSA
Salvini prova a chiudere la stagione dei treni in ritardo con un cambio al vertice di Ferrovie dello Stato. Stefano Donnarumma lascia dopo il faccia a faccia con il ministro, in una formula raccontata come "avvicendamento condiviso". Al suo posto dovrebbe arrivare Gianpiero Strisciuglio, oggi alla guida di Trenitalia. Il governo parla di fase due, passaggio ordinato, nuova stagione. Il problema è che milioni di italiani non viaggiano sulle formule di Palazzo. Viaggiano sui treni. E sanno benissimo che ritardi, guasti, linee sospese, cantieri e disagi estivi non si cancellano con un cambio di vertice. Sul tavolo ci sono 1.300 cantieri aperti, 270 chilometri di Alta velocità in lavorazione, la corsa ai fondi Pnrr e una rete da 16.800 chilometri che ogni giorno tiene insieme lavoro, studio, turismo e vita quotidiana.
Donnarumma potrà avere avuto contrasti con Salvini, con Giorgetti, con il Mef e con Palazzo Chigi. Potrà avere spinto su scelte industriali non gradite, con strategie considerate troppo autonome. Ma il nodo politico resta uno: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti non può diventare protagonista solo quando c'è da scaricare qualcuno e pensare che questo risolva tutto. Se i treni non funzionano, non basta una passeggiata davanti alle telecamere con il manager in uscita. Serve una politica dei trasporti: investimenti gestiti bene, manutenzione, programmazione e rispetto per chi ogni mattina prende un regionale per andare al lavoro. Il ministro vuole intestarsi l'avvicendamento in Fs come prova di decisionismo. Ma il decisionismo non è trovare uno scalpo quando il sistema non regge. È risolvere i problemi prima che diventino emergenza quotidiana. Perché il punto non è solo chi lascia Ferrovie. È chi resta al ministero.
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