Il Mediterraneo abbandonato: l’Europa lascia campo libero agli altri

Da Ceuta alla Libia, il vuoto lasciato da Italia e Ue è riempito da Cina, Russia, Turchia e potenze del Golfo, tra energia, sicurezza e migrazioni.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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ANSA

In geopolitica vige una legge non scritta ma sempre valida: non esistono vuoti. Mai. Quando una potenza, globale o regionale, esce di scena, altre sono pronte a prenderne il posto. Vale per il Mediterraneo. Molto si è discusso in questi giorni della crisi di Ceuta. E come troppo spesso accade, una vicenda complessa, drammatica, è stata piegata, svilita, a polemiche di bottega, o a gesti “eclatanti” quanto inutili, come quello del Governo italiano di sospendere per un mese gli accordi di Schengen con la Spagna. Un’arma di distrazione di massa. Buona per qualche titolo di prima pagina ma incapace di cogliere la questione di fondo che c’è dietro gli avvenimenti di questi giorni. La questione-Mediterraneo. Un’area vitale per un paese come l’Italia, ma che l’Italia, e con essa l’Europa, ha progressivamente abbandonato, pur evocando improbabili leadership di guida in Libia, o intese privilegiate con Tunisia, Algeria etc, alimentate dal fantomatico “Piano Mattei”.

Narrazione di comodo. Che confligge con la realtà che la geopolitica fotografa nei dettagli. E la geopolitica ci spiega che nel Mediterraneo sono altri a dare le carte, a essere i veri players di una partita che ha tante e fondamentali poste in gioco: la sicurezza, il controllo delle risorse energetiche, contratti miliardari e non solo in campo petrolifero o del gas, una efficace politica di governo dei flussi migratori. La realtà è che mentre è impegnata, bene o male è oggetto di discussione, sul fronte Est (Ucraina), l’Europa ha completamente abbandonato il fronte Sud, quello del Mediterraneo , del Nord Africa, dell’Africa subsahariana e del Medio Oriente. In questa vastissima regione, a dettar legge sono altri attori, regionali e globali: la Cina (la cui penetrazione economica nel Nord Africa e nell’Africa subsahariana è ormai un dato di fatto) , la Russia (che ha rafforzato la propria influenza in Libia e in Sudan) , la Turchia, l’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar. L’Europa è fuore dai giochi che contano. E se l’Italia ha ancora una se pur blanda voce in capitolo non è grazie al ministero degli Esteri “ombra”: l’Eni. Troppo poco per contare davvero.

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