Il lavoro non basta più per permettersi una casa
Affitti fuori controllo e salari fermi trasformano anche il lavoro “buono” in povertà. L’Europa prova ora a correggere anni di vincoli sbagliati.

ANSA
Sotto una sorda e cieca coltre di propaganda e distrazioni di massa, la stagnazione e l’ingiustizia economica del nostro paese è arrivata sino a stravolgere anche la soglia del lavoro “buono”, quello il cui reddito è stabilito dai contratti collettivi nazionali. In questi giorni si hanno le prime rinunce da parte degli insegnanti vincitori di posti di lavoro nel nord: il costo della vita supera lo stipendio. Facciamo due conti: secondo gli osservatori di Immobiliare.it e Idealista (Report Mercato Residenziale), il canone medio di locazione di un monolocale in periferia costa mediamente 1400 euro a Milano, 1000 a Bologna, 900 a Venezia Mestre, 750 a Torino e 650 a Genova. Se parliamo di appartamenti con due o tre alloggi, i prezzi schizzano in alto e il salario risulta ancora più basso. Gli insegnanti sono coperti da ccnl, ma la sproporzione tra entrate e costo della vita vale anche per le partite iva che percepiscono un lordo equivalente: le riforme fiscali del Governo Meloni hanno drenato risorse a questa fascia per finanziare gli sgravi destinati a chi, di euro, ne guadagna fino a 80.000 lordi.
La situazione del mercato immobiliare è completamente fuori controllo da diversi anni. Solo adesso arriva la novità rappresentata dall’Affordable Housing Act, che consiste essenzialmente nella rimozione di alcuni vincoli che l’Unione Europea stessa ha sempre imposto alla capacità di intervento diretto dei Comuni per affrontare la crisi abitativa. Vincoli all’intervento contro la proliferazione degli affitti brevi a funzione turistica, posti per tutelare la “libera prestazione di servizi”. Vincoli alla spesa diretta per la costruzione di alloggi destinati all’edilizia sociale, perché poi se no sono “aiuti di stato”. Vincoli che discendono dalla stessa mentalità che fa sì che oggi si inaugurino opere sociali finanziate quota parte dal PNRR, eseguite dai partner privati che raccontano di margini di utile del 20% grazie a questa politica (un ottimo business per investimenti edilizi svolti in 12-24 mesi), e erogati ai cittadini a prezzi di mercato: studentati in testa. Riformare l’Europa significa innanzitutto superare rapidamente le premesse culturali fallite sulle quali è stato costruito questo capolavoro di disuguaglianza
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