Dividi et impera: Salvini precetta lo sciopero per dividere le lotte

Il rinvio imposto da Salvini colpisce l’incontro tra vertenze sociali e mobilitazione contro la guerra. In gioco i limiti posti al diritto di sciopero.

Enrico RossiFlusso Quotidiano
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ANSA

Salvini ha firmato la precettazione dello sciopero di venerdì nei trasporti. Il provvedimento impone di spostare la protesta, richiamando, su richiesta della Commissione di garanzia, il periodo di tutela degli spostamenti legato alla commemorazione dei defunti. La scelta è politicamente gravissima, perché interviene su una giornata nella quale la protesta contro il carovita e le condizioni di lavoro si unisce alla mobilitazione internazionale contro la guerra e la militarizzazione dei porti. Separare i lavoratori dei trasporti dagli altri significa indebolire proprio questa capacità di lottare insieme e riunire diversi settori della società, tra cui gli studenti, che hanno dato in questo autunno una forte disponibilità alla mobilitazione.

È giusto tutelare i diritti degli utenti, ma è inaccettabile che per chi vive del proprio stipendio la possibilità di protestare sia subordinata a un sistema di vincoli che rischiano di svuotarla. Gli utenti sono gli stessi lavoratori che scioperano, le loro famiglie, le persone che chiedono servizi migliori e salari sufficienti per vivere.

C’è inoltre un fatto che il governo dovrebbe prendere sul serio: nella decisione pubblicata il 13 marzo, il Comitato europeo dei diritti sociali ha rilevato violazioni della Carta sociale europea nella disciplina italiana dello sciopero, anche riguardo alle restrizioni derivanti dai periodi di franchigia. La decisione non annulla automaticamente questa ordinanza, ma pone un problema preciso: quanto può essere compresso un diritto prima che diventi impossibile esercitarlo davvero?

Una democrazia nella quale il conflitto è ammesso soltanto se non produce conseguenze finisce per disarmare la parte più debole della società, chi deve unirsi agli altri per contare e mostrare le proprie ragioni. Il carattere autoritario di questa destra si riconosce anche qui: nella difficoltà ad accettare che una parte della società possa organizzarsi autonomamente e contestarne le scelte. Quando il disagio resta isolato lo si ignora; quando diventa partecipazione collettiva lo si affronta con divieti e sanzioni. A mio avviso, tutte le forze democratiche devono chiedere il ritiro della precettazione, sostenere le ragioni della mobilitazione e pretendere un confronto sulle restrizioni al diritto di sciopero.

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