Il governo dell’armistizio: la maggioranza resta unita solo per sopravvivere
Intercettazioni, riconoscimento facciale e legge elettorale dividono il centrodestra. Meloni tenta un patto di fine legislatura per evitare nuovi strappi.

ANSA
Il governo, sulla carta, in Parlamento avrebbe ancora i numeri. Nella realtà, però, ogni provvedimento si trasforma in una resa dei conti interna che fa traballare la maggioranza. Intercettazioni, riconoscimento facciale, preferenze: su tutti i temi il centrodestra procede ormai tra scontri e mediazioni dell'ultimo minuto.
Fratelli d'Italia prova a imporre la propria linea, mentre gli alleati piantano bandiere per evitare una batosta alle prossime elezioni. Forza Italia è diventata il fronte più delicato. Antonio Tajani, rivendica lealtà all'esecutivo e alla coalizione, ma rifiuta qualsiasi tipo di subalternità. Gli azzurri frenano la maggioranza sulle norme più invasive, cercano uno spazio liberale e moderato e ricordano alla premier, Giorgia Meloni, che governare insieme non significa obbedire.
A Palazzo Chigi si temono nuovi incidenti parlamentari e si prepara un patto di fine legislatura. Più che un patto, un armistizio: lavorare su un tema prioritario per ciascun partito, con qualche concessione e l'impegno a smettere di sabotarsi almeno fino al voto. Un modo, insomma, per dare il contentino a tutti evitando ulteriori strappi che possano da un lato incrinare la tenuta del governo dall'altro far perdere consensi in vista del voto.
Il collante della maggioranza sembra essere ormai solamente la convenienza di arrivare insieme alla fine della legislatura. Nel frattempo, ogni "alleato" tratta il prossimo provvedimento come un anticipo di campagna elettorale. Il governo resta in piedi, ma spende tempo ed energie per sopravvivere a sé stesso. E l'Italia aspetta. Fino a quando?
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