Il governo attacca Lepore. Poi il Viminale lo mette sotto scorta
Dopo la morte di Abderrahim Fakir, il sindaco chiede verità e giustizia. Meloni e Piantedosi lo attaccano, sui social arrivano minacce: ora è sotto scorta.

ANSA
Spesso i sindaci sono definiti la prima linea dello Stato, il primo interfaccia tra i cittadini e le istituzioni: è vero, soprattutto nei centri piccoli o piccolissimi. Anche nelle grandi città, però, questo assunto è valido: cambiano i “volumi” delle responsabilità che si hanno, per per certi aspetti la complessità dei problemi da affrontare, ma la prima linea delle istituzioni sono loro. Per questo la scelta del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, di convocare i suoi concittadini ad un presidio per chiedere verità e giustizia a seguito del dramma della morte di Abderrahim Fakir risponde è stata corretta: non lasciare che la piazza fosse appannaggio di rancore e frustrazione, ispirata alla vendetta invece che alla giustizia, che fosse rappresentazione di un sentimento minoritario e non un momento di riflessione collettiva e di condivisione di una intera comunità di un momento di dolore che necessita di risposte certe, di verità e giustizia, è il compito di chi rappresenta la città.
Ciò che stupisce (e per certi aspetti sgomenta) è il cortocircuito istituzionale che ha visto il governo con in testa la premier Meloni e il ministro degli interni Piantedosi attaccare Lepore per aver svolto il suo ruolo. L’esito di questa ennesima sgrammaticatura istituzionale è stato di contribuire, di fatto, ad esasperare il clima, così che sui social e non solo sono apparse inquietanti minacce al sindaco di Bologna e alla sua famiglia, prontamente denunciate, che hanno indotto il Viminale a porre sotto scorta il primo cittadino. A distanza di una settimana dai fatti del “Pilastro”, quindi, la richiesta di verità e giustizia che non è una pronuncia di condanna, ma dovrebbe essere trasversale a tutte le forze politiche, come ricordato dal cardinale Zuppi, sta venendo trasformata nell’ennesimo derby, come nella vicenda della condanna del gioielliere Roggero; e chi, come Matteo Lepore, prova invece a uscire fuori dalla logica delle tifoserie per permettere a tutta una comunità di poter andare avanti insieme, viene messo sotto scorta. In questo clima le politiche del prossimo anno rischiano di diventare più che incandescenti.
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