Il giorno in cui i volenterosi si scopriranno partigiani della pace

Da Napoleone alla Russia, una parodia attribuita a Dumas racconta il trasformismo di chi scopre la diplomazia soltanto quando rischia in prima persona.

Mirko BettozziBattaglia delle Idee
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ANSA

In pochi conoscono, o ricordano, la parodia letteraria attribuita ad Alexandre Dumas riguardo alla storia dei cronisti che, all’inizio dell’Ottocento, lavoravano presso Le Moniteur universel. Considerando che alcuni dei nostri politici e giornalisti più affermati, se dovessero verificarsi alcuni drammatici scenari, potrebbero comportarsi proprio come ironizzò il celebre scrittore, forse è il caso di rinfrescare la memoria.

Siamo nella primavera del 1815; Napoleone riesce a fuggire dall’isola d’Elba e si imbarca verso la Francia per cacciare Luigi XVIII. È il 9 marzo e Le Moniteur universel riporta la notizia in questo modo: «Il mostro è fuggito dall’esilio». Man mano che Napoleone si avvicina alla costa, sbarca e infine marcia verso Parigi, i titoli del giornale (sempre secondo la parodia) cambiano tono: «L’orco di Corsica è sbarcato a Capo Juan», «La tigre si è mostrata a Gap», «Il tiranno è ora a Lione», «L’usurpatore ha osato avvicinarsi a 60 leghe dalla capitale». Il 21 marzo — in totale gli articoli coprono un arco temporale di 12 giorni, fino cioè all’arrivo di Napoleone nella capitale francese — il giornale, nel dare la notizia, cambia radicalmente il suo approccio descrittivo, trasformando una fuga ingloriosa in un evento grandioso: «Sua Maestà l’Imperatore ha fatto il suo ingresso ieri nel palazzo delle Tuileries in mezzo ai fedeli sudditi».

Il succitato episodio si rivela funzionale a far capire fino a che punto alcune persone possano spingere il proprio camaleontismo quando si tratta di servire il potere. La grottesca vicenda è stata ideata per raccontare il trasformismo e l’opportunismo di certi individui all’interno della redazione di un giornale, ma è perfettamente adattabile in ogni ambito dell’agire umano. La locuzione latina «mutantur tempora, non mutantur vitia», ovvero «i tempi cambiano, i vizi no», lascia presagire che anche oggi, in presenza di analoghe circostanze, si verificherebbero comportamenti simili.

La retorica del pugno duro portata avanti da tigri di carta cade facilmente quando queste intuiscono che gli eventi potrebbero volgere a loro sfavore. C’è da scommettere, quindi, che se la situazione in Europa dovesse precipitare e la Russia decidesse di utilizzare armi di distruzione di massa, molti dei suoi attuali nemici smetterebbero di essere così determinati nel volerla combattere e opterebbero repentinamente per sedersi attorno a un tavolo per trovare soluzioni diplomatiche.

Se sciaguratamente ciò dovesse accadere, chissà quanti volenterosi si riscoprirebbero improvvisamente partigiani della pace; salvo poi tentare di salvare la propria credibilità sostenendo che il cambio di rotta sia stato dettato da impellenti obblighi morali. A gettare nello sconforto è il fatto che storie come questa, capaci di scandagliare con ironia le profondità dell’animo umano, suggeriscono che molti di noi arriveranno a pensare soluzioni alternative al conflitto solo quando ne saranno direttamente coinvolti.

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