Il futuro scende in piazza

ANSA
Le piazze che in questi mesi si sono riempite di ragazze e ragazzi ci parlano di una generazione che non accetta di essere spettatrice del proprio futuro. Dalla Palestina al rifiuto della guerra, dalla precarietà al diritto alla casa, emergono domande che riguardano l’intera società e il modo in cui immaginiamo il domani.
Per questo apriamo con gli interventi di Arturo Scotto e Michele Meta. Scotto invita a guardare ai giovani come a una possibile «classe»: una minoranza numerica che chiede voce e potere sulle scelte che ne condizionano la vita. Meta si interroga invece sulla capacità della sinistra di ascoltare le piazze, ricostruire un legame con i territori e tradurre le loro istanze in un progetto politico condiviso.
Due riflessioni diverse, unite da una convinzione: la partecipazione che torna a manifestarsi nelle strade pone alla politica una sfida decisiva. Riconoscerla significa restituire spazio al conflitto, alla rappresentanza e alla possibilità di cambiare.
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