Il Festival della Politica: partecipazione, memoria e futuro del dibattito pubblico

Dall’eredità di Gianni Pellicani alla visione della Fondazione, quindici anni di confronto civile a Mestre per riaccendere l’impegno democratico tra crisi della politica e nuove sfide globali, nel solco del pensiero di Giorgio Napolitano e Massimo Cacciari.

Nicola PellicaniIstituzioni dal Basso
RIVRINASCITA_20260414115153481_6249081c2c6711292690bf90c89c597c.jpg

ANSA

L’Italia è considerata la patria dei Festival, solo nel nostro paese negli anni è cresciuta un’attività così intesa di rassegne. Se ne contano più di mille. C’è una varietà infinita che copre una vastissima gamma di generi: cultura, arte, economia, religione, letteratura, fumetti, musica, teatro, cinema, enogastronomia e tanti altri. Con una frequenza frenetica nei mesi estivi, ma che copre tutto l’arco dell’anno. Si discute di tutto, e in molte occasioni si parla, naturalmente, anche di politica. Ma c’è solo una rassegna, per lo meno con una struttura riconoscibile, dedicata alla politica in modo esplicito. Ovvero che contenga la parola “politica” già nel titolo. Ed è il Festival della Politica che da 15 anni si svolge a Mestre nel mese di settembre.

Per la Fondazione Gianni Pellicani, che nel 2011 ha ideato il Festival della Politica, è stato naturale dar vita ad una manifestazione con l’obiettivo di promuovere occasioni di confronto sui grandi temi della politica, in quanto rappresentava un’iniziativa coerente con il lavoro sviluppato nel corso degli anni. L’inaugurazione della Fondazione risale al 27 marzo 2007 alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano legato a mio padre Gianni da un fraterno sentimento di amicizia oltre che da un lungo sodalizio politico. In estrema sintesi, la Fondazione è nata su iniziativa della famiglia Pellicani e di Massimo Cacciari, all’epoca sindaco di Venezia, unito anch’egli a Gianni da un antico rapporto di amicizia e da una solida intesa politica, e alla quale hanno aderito fin dall’inizio le istituzioni cittadine (Comune, Provincia, Fondazione di Venezia, Università di Ca’ Foscari e Iuav).

In questi anni la Fondazione ha svolto un’intesa attività, articolata in tre filoni principali: uno legato alla ricostruzione dei momenti più significativi della vita politica e amministrativa di Venezia e dell’area industriale di Porto Marghera; un altro filone, dedicato alle trasformazioni socio-economiche e urbanistiche della città contemporanea. E un terzo alla convegnistica politica da cui ha preso forma il Festival della Politica. Una fitta rete di iniziative che hanno consentito alla Fondazione di affermarsi e accreditarsi soprattutto in città ma non solo.

Non a caso è la Fondazione Pellicani che da ultimo ha promosso il progetto civico Ri-Pensare Venezia volto ad elaborare una nuova visione di città. Un’iniziativa, unica nel suo genere con questo format nel panorama nazionale, fondata sull’elemento della partecipazione. Un progetto iniziato tre anni fa che strada facendo, attraverso laboratori, seminari, tavoli e incontri pubblici, ha coinvolto oltre 300 cittadini, tra cui più di 40 accademici. In tre anni abbiamo dato vita a due volumi collettivi (Venezia come stai?; 100 idee per Venezia), che sono la sintesi del lavoro fatto fin qui con analisi, idee, proposte molte concrete con l’unico scopo di migliorare la città che viviamo quotidianamente. In tutto questo tempo abbiamo sempre lavorato “cucine a vista”, nella massima trasparenza. Ed ora Ri-Pensare Venezia è stato fatto proprio dal Pd ed è diventato il cuore del programma della coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio.

Tutto ciò per dire che la politica è al centro delle attività della Fondazione, senza infingimenti, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che porta il nome di Gianni Pellicani (1932-2006), che è stato un politico che ha vissuto da protagonista il secondo Novecento, da dirigente dell’ala riformista del Pci prima e del Pds poi, ricoprendo numerosi ruoli di prima piano. Proprio quest’anno ne ricorre il ventennale della scomparsa che è stata l’occasione per concludere il riordino del suo archivio personale e per organizzare una serie di incontri seminariali e di convegni: “Riformismo vivo o morto”, è il titolo fortemente provocatorio dell’ultimo incontro con Massimo Cacciari e Gianni Cuperlo. Un convegno, come sempre, non improntato alla memorialistica, ma volto a proporre una riflessione sul significato e sull’attualità del riformismo, un termine a che si sta progressivamente svuotando di significato, ma che ha accompagnato la vita politica di una parte così rilevante della sinistra italiana, tra cui certamente Gianni Pellicani.

Il Festival della Politica ha preso forma accanto a iniziative di cultura politica come questa. È vero però che il successo di pubblico e di critica registrato nel corso di questi 15 anni non era affatto scontato al momento di avvio della rassegna. Quando assieme a Massimo Cacciari lanciammo l’idea, qualcuno ironizzava: “Ma allora sarà un festival comico?”. Del resto, la disaffezione per la politica è un fenomeno che dura da tempo. La crisi della politica, secondo alcuni attenti osservatori, risale addirittura tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta. Ed è difficile dargli torto.

Oggi più della metà degli elettori ha smesso di esercitare il proprio diritto di voto, senza che questo generi reale preoccupazione tra le forze politiche che, evocano i pericoli di una simile deriva, ma non fanno nulla di concreto per cercare di evitarla. In un quadro in cui è sempre più difficile trovare momenti di confronto e di discussione, dove l’analisi politica lascia spazio a dichiarazioni di giornata, cerchiamo di offrire occasioni di approfondimento e di analisi politica in tutte le nostre attività con l’obiettivo di riattivare l’impegno e la partecipazione al dibattito pubblico.

Il nostro percorso dimostra che la partecipazione non è un concetto astratto, ma un esercizio costante di libertà che richiede cura e continuità. Abbiamo costruito, anno dopo anno, uno spazio dove il confronto civile sostituisce lo scontro gridato, seguendo l'idea che la politica sia l'arte di unire e di costruire ponti. In questo senso, l'esperienza di questi decenni ci ha confermato quanto sostenuto da Giorgio Napolitano: la politica deve tornare a essere passione civile e impegno morale, un modo per prendersi cura del destino comune con serietà e lungimiranza. È con questa consapevolezza, maturata in una storia lunga vent’anni, che continuiamo a promuovere eventi di cultura politica come strumento di emancipazione, convinti che solo una comunità che riflette su se stessa possa guardare con fiducia al proprio futuro.

Mi piace pensare che ci sia un filo rosso che mutatis mutandis, nel nostro tempo, il lavoro della Fondazione sia la prosecuzione dell’impegno politico e civile di Gianni Pellicani e di quella generazione di politici. «Sento che c’è qualcosa di fatale in questo continuare a spendersi, come proiettato in un’orbita da cui ci si riesce a staccare solo per qualche intermezzo». Così scriveva a mio padre nel 1999, Giorgio Napolitano, appena eletto al Parlamento Europeo, in una lettera molto affettuosa. Ecco, in qualche modo l’attività della Fondazione è quel “continuare a spendersi”. In tale contesto il Festival è senz’altro il momento che catalizza la maggiore attenzione e coinvolge una grande moltitudine di persone. Ed è la dimostrazione che anche i temi più complessi se affrontati in modo serio, tenendo sempre aperto il dialogo con le persone, interessano le persone. Soprattutto in questi anni così difficili, segnati da guerre, crisi economiche, che generano paure e insicurezze, in una stagione caratterizzata da un disordine globale che crea grandi disorientamenti, le persone non solo sono interessate ad affrontare questi temi, ma sono alla ricerca di chiavi di lettura per interpretare il presente e immaginare il futuro.

Gli incontri del Festival non offrono risposte, ma occasioni di approfondimento molte seguite con una platea di relatori selezionata tra i principali del panorama culturale italiano nel mondo accademico, nel giornalismo, tra filosofi, economisti, scrittori, religiosi e altri profili di esperti. Talvolta con politici, ma evitando di trasformare i palchi del Festival in un talkshow. Nel corso del tempo abbiamo portato ad animare le piazze di Mestre quasi mille ospiti.

Il format del Festival risulta molto apprezzato dal pubblico, tant’è che ogni anno, nella seconda settimana di settembre, migliaia di persone animano il centro di Mestre per seguire i vari incontri, una cinquantina in ogni edizione con oltre cento ospiti.
Mestre per la sua storia, si è rivelata il luogo adeguato a ospitare un Festival della Politica. Perché in questa città straordinaria, compresa nel Comune di Venezia, che tiene assieme un centro storico unico al mondo e una terraferma che ha vissuto da protagonista il Novecento, Mestre con le lotte operaie di Porto Marghera rappresenta uno dei luoghi simbolo del secolo scorso. Una città senza bellezza, che pur stravolta nella sua forma e nella sua identità, si è trovata di colpo nel vivo di una storia straordinaria, fatta d’industria, di conflitti sociali, di immigrazione. E oggi nel nuovo tempo, è ancora al centro delle grandi trasformazioni sociali. Mestre esprime perciò quella dinamicità necessaria per ospitare senza ipocrisie il Festival della Politica.

Nell’edizione di quest’anno, in programma dal 10 al 13 settembre con anteprima mercoledì 9, affronteremo il tema della Speranza che, per dirla con Vaclav Havel, diversamente dall’ottimismo, “non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha senso, indipendentemente da come andrà a finire”. Verranno a discutere con noi alcuni molti ospiti di rilievo, tra cui due figure di grande rilevo della Chiesa cattolica come il cardinale Matteo Zuppi e Monsignor Vincenzo Paglia. In una stagione contrassegnata da una crisi dell’ordine mondiale senza precedenti, caratterizzata da guerre, instabilità economica, conflitti sociali, profonde disuguaglianze e da rivoluzioni tecnologiche destinate a cambiare il nostro modo di vivere, abbiamo trovato di grande interesse approfondire un argomento così evocativo. Per questo “Le Ragioni della Speranza”, è il titolo scelto per il Festival della Politica 2026. Nelle giornate del Festival affronteremo il tema sotto diversi aspetti: la Speranza in relazione agli sconvolgimenti geopolitici; alla scienza; all’economia; ai cambiamenti climatici; al lavoro; ai giovani; alle religioni. E ovviamente in relazione alla politica.

Anche quest’anno verranno a discutere con noi accademici, giornalisti, economisti, scienziati, filosofi, imprenditori di grande richiamo. Ogni edizione del Festival prevede un tema centrale, poi la rassegna contiene presentazioni di libri, spettacoli, proiezioni cinematografiche ed altri eventi. Nel 2025 affrontammo il tema della demografia con un titolo suggestivo: “Nascere al mondo”, affrontando una questione strategica quale, il declino della popolazione che investe l’Italia, l’Europa e in prospettiva l’Occidente. Nella consapevolezza che la demografia è tutt’altro che una materia astratta e lontana: pesa sulle politiche economiche, influisce sull’evoluzione dei sistemi di rappresentanza democratica, plasma le relazioni tra le generazioni. E oggi, sotto la spinta di processi epocali, appare evidente che non può esservi un dibattito politico maturo senza la piena consapevolezza di queste dinamiche. L’anno prima, nel 2024, accettammo la sfida di accendere i riflettori sul modo in cui le giovani generazioni abitano e immaginano le polis del nostro tempo.

Filo conduttore dell’edizione furono i giovani, il loro futuro, la loro condizione nella società e il loro rapporto con la politica, nonché il modo i cui i grandi nodi dell’attualità nazionale e internazionale si riflettono sulla generazione Z determinando sfide, inquietudini e nuove strategie politiche: “Tutta la vita davanti – Una polis per la generazione Z” E poi nel 2023, un altro tema che resta di grande attualità: “La globalizzazione dopo la globalizzazione”. E in precedenza altre questioni fondamentali: “La terra trema”, per discutere con i massimi esperti il futuro del pianeta; e ancora: “Il potere delle donne”, “Politica e leadership”, “Politica e violenza”.

Nel 2012 partecipò al Festival anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dove pronunciò il citatissimo discorso “Le nuove mappe della politica in Italia e in Europa”. Un discorso in chiave nazionale ed europea in cui Napolitano lanciò la sfida per “una controffensiva europeista” delineando con nettezza la prospettiva di un’Europa federale. Non fu un caso che il Presidente Napolitano scelse la Fondazione Pellicani per esprimere in modo così chiaro e fermo il suo pensiero politico. Affidandoci due “messaggi in bottiglia”, come li definì, di grandissima importanza, riconoscendo nella Fondazione una forma d’impegno civile che non è altro che la prosecuzione di quel «continuare a spendersi».