Il fallimento della politica estera italiana
Dal Mediterraneo alla Libia, fino al Medio Oriente: Roma non conta più. Ricostruire credibilità internazionale è una priorità nazionale.

ANSA
In un’epoca in cui la realtà è la percezione, dove lo storytelling veicolato dalla stampa mainstream prova a oscurare, distorcere, la realtà dei fatti, va ancora forte la narrazione di una presidente del Consiglio dalla schiena dritta, caparbia difensora dell’orgoglio, oltreché degli interessi, nazionali svillaneggiati dall’instabile tycoon di Washington (quel Donald Trump che “Giorgia la pontiera” voleva insignire del Nobel per la Pace). C’è addirittura chi, senza arrossire di vergogna, scrive di una presidente del Consiglio che al recente summit Nato di Ankara ha difeso l’Europa.
La linea rossa del grottesco è ampiamente superata. Sui grandi dossier internazionali, l’Italia non tocca palla. Soprattutto, non tocca palla in un’area, quella del Mediterraneo, dove sono davvero in ballo gli interessi nazionali, dalla sicurezza, al fabbisogno energetico, alla geopolitica di una media potenza mediterranea qual è o dovrebbe continuare ad essere l’Italia. Qui il fallimento è totale: dal tanto evocato “Piano Mattei” (mai accostamento fu più inappropriato) per l’Africa -materia da “Chi l’ha visto? – alla Libia, Stato fallito ma ricco di risorse naturali, dove a dare le carte sono la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e la Russia, nonostante la vergognosa liberazione del criminale Almasri e i ricevimenti in pompa magna a Palazzo Chigi di criminali di guerra come il generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica in affari con i trafficanti di esseri umani. Per non parlare del Medio Oriente, dove abbiamo dilapidato un bagaglio di credibilità acquisito nel tempo (vedi il Libano). Se l’Italia ha ancora uno straccio di ascendente nell’area lo si deve al vero ministero degli Esteri, che non è quello di cui è titolare Antonio Tajani, ma è quello del cane a sei zampe, l’Eni, guidato dall’abile Claudio Descalzi. Ricostruire una credibilità internazionale dell’Italia. Una priorità assoluta nell’agenda di chi si candida alla guida del Paese. Un impegno inderogabile.
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