Il dilemma di Giorgetti: finiti i soldi per gli aiuti, ora chi paga il prezzo della guerra di Trump?
Tra accise, deficit e guerra, il ministro dell’Economia avverte: le risorse sono finite e senza scelte politiche forti il prezzo lo pagheranno cittadini e imprese

ANSA
In questi mesi il mestiere più ingrato è quello di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’economia. Ha il compito di dire, sussurrando, le cose come stanno relativamente allo stato dei conti pubblici e, in genere, quello che dice preoccupa la premier e i due vicepremier. Così mentre la prima è impegnata a licenziare gli “impresentabili” e i secondi sono alle prese con fronde interne ai loro partiti (Zaia scontento per Salvini e Marina Berlusconi in versione rottamatrice per Tajani), il titolare dell’economia ha cercato di trovare i soldi per finanziare il taglio momentaneo delle accise, per provare a calmare le ire di Confindustria sul taglio di “transizione 5.0” e quelli necessari per evitare la procedura di infrazione del rapporto deficit/pil al 3% ( a proposito, chi ha lavorato sulle stime che dovevano essere rassicuranti è ancora al suo posto?).
Alla fine della ricerca il “povero” Giorgetti ha comunicato, sempre a voce bassa, che i soldi, a quanto pare, sono finiti: di qui al 1 maggio (data di scadenza del taglio di 24,4 centesimi al litro per il carburante) se non si risolve la guerra di Trump in Medio Oriente la benzina arriverà a 3 euro al litro e la ragioneria di Stato non ha dove trovare altre risorse per finanziare nuovi decreti. Dal dicastero dell’economia, quindi, fanno sapere che se la situazione non cambia sarebbe necessario sospendere il patto di stabilità. Nei giorni scorsi, inoltre, il commissario UE per l’energia, Dan Jørgensen, ha avvertito che lo shock energetico legato alla guerra rischia di essere impattante quanto la pandemia del 2020. Ricordiamo che sei anni fa il governo giallorosso, con Giuseppe Conte premier e Roberto Gualtieri ministro dell’economia, fu tra i protagonisti del cambio di passo dell’UE con l’European Recovering Program che ha portato ai fondi PNRR, ma in quel frangente il “nemico” era un virus. Oggi a presentare il conto è la guerra, Meloni e Giorgetti avranno il coraggio di chiedere la sospensione del patto di stabilità pronunciando a voce alta la parola pace? Perché finora il “non condivido né condanno” non sembra essere stato di grande efficacia.