Il confine sottile superato da Bruno Vespa: zittire un parlamentare è davvero troppo

Lo storico conduttore Rai perde le staffe per una battuta e urla in diretta Tv contro Peppe Provenzano. Insorge il PD: «La Rai prenda le distanze»

Enrico RossiFlusso Quotidiano
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ANSA

È bastata una battuta del deputato Pd Peppe Provenzano, che suggeriva al conduttore di sedersi tra gli ospiti della maggioranza, a far scattare Bruno Vespa. «No, questo non glielo consento, stia zitto!» ha strillato, evidentemente fuori controllo lo storico volto di Rai 1, scagliandosi con violenza contro Provenzano. Un’attacco che ha subito scatenato le reazioni del partito democratico: «Pur non entrando nel merito del dibattito, chiediamo alla Rai, azienda del servizio pubblico, una netta presa di distanza dai toni inaccettabili e sproporzionati usati da Vespa, che minano il ruolo imparziale della trasmissione. Comprendiamo il nervosismo nel governo dopo l'esito del referendum, ma non è accettabile da chi ricopre un ruolo nel servizio pubblico» scrivono in una nota i parlamentari dem della commissione di Vigilanza.

Bruno Vespa è da decenni l’emblema di un giornalismo che ha smesso di fare domande e ha iniziato a costruire narrazioni di potere. La sua non è più informazione. É legittimazione e propaganda travestita da salotto televisivo.Il problema non è una frase, un servizio o una puntata. Il problema è un metodo. È quell’aria da notaio della politica italiana che certifica ciò che conviene certificare e sorvola sistematicamente su ciò che disturberebbe davvero il potere. Da anni Vespa rappresenta un modello preciso: quello del giornalista che non mette mai realmente in difficoltà chi governa, che non rompe mai lo schema, che non rischia mai. Un giornalismo rassicurante per chi sta in alto e inutile per chi sta sotto.Ma quando Bruno Vespa dice “stai zitto” a un parlamentare, non siamo più nel terreno del giornalismo discutibile. Qui si supera un confine .Non è più una conduzione di parte, non è più un’impostazione accomodante verso il potere: è un atto che colpisce direttamente il principio stesso del confronto democratico.